Paola Busani nuovo presidente
«Ciclabili e mobilità sostenibile restano gli obiettivi della Fiab»
Paola Busani è stata eletta presidente della Fiab di Modena dal nuovo consiglio direttivo dell'associazione. Subentra a Giorgio Castelli, eletto nella carica di segretario. Il nuovo Direttivo è...
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Paola Busani è stata eletta presidente della Fiab di Modena dal nuovo consiglio direttivo dell'associazione. Subentra a Giorgio Castelli, eletto nella carica di segretario. Il nuovo Direttivo è composto da quindici membri, di cui nove donne e seo uomini: Diana Altiero, Giuseppe Amorelli, Marina Beneventi, Lorenzo Carapellese, Eugenio Carretti, Eugenia Coriani, Mara Gaido, Luana Marangoni, Giuseppe Marano, Maria Chiara Marchiò, Cinzia Savigni, Emanuela Sirti, Ermes Spadoni e Nicola Tracia.
Qual è l'identikit del nuovo presidente della Fiab di Modena, l'associazione che promuove la mobilità sostenibile e la tutela ambientale?
«Ho 53 anni - risponde Paola Busani - da 10 felicemente iscritta alla Fiab, a cui ho aderito per motivi “politici” dopo aver contribuito a organizzare le prime Critical Mass a Modena nel lontano 2002. Ho una gran passione per l'ambiente e, come madre, desidero vivere in una città meno inquinata. Poi è subentrata anche la passione per il cicloturismo».
Subentri nella carica che per 6 anni è stata di Giorgio Castelli, un presidente molto autorevole. Quali sono i tuoi sentimenti in questa fase?
«Tutti noi dobbiamo molta riconoscenza a Giorgio Castelli. Non sarà facile sostituirlo, ma ci proveremo. Peraltro, conto di essere aiutatissima dai tanti soci che operano con passione instancabile e competenza riconosciuta su svariati fronti: attività nelle scuole, con i migranti, collaborazione con enti pubblici e privati sul tema della mobilità. E naturalmente, nella pratica sempre più diffusa del cicloturismo per tutti».
Nel 2016 la Fiab ha registrato oltre 200 iscritti, 1.500 partecipanti alle 40 cicloecursioni in calendario, centinaia di partecipanti alle altre iniziative sociali (fra cui la raccolta di 1.100 firme per i portabici alla Biblioteca Delfini). Quali sono i principali obiettivi per il prossimo biennio?
«Noi lavoriamo su due assi strategici: promozione della ciclo pedonalità e degli altri mezzi ecologici negli spostamenti urbani e sviluppo del ciclo escursionismo. Sul primo punto, vorrei dedicare un impegno particolare alla pedonalità, ingiustamente trascurata, vera cenerentola della mobilità. Sul secondo punto, vorrei qualificare ulteriormente l'offerta di cicloescursioni, molto gradite ai nostri soci e ai cittadini».
Nel clima di disimpegno generale verso la politica, la partecipazione alla vita degli organismi di volontariato resta un punto fermo dei modenesi. È così anche per la Fiab?
«Dai 50 soci del 2004 (anno di fondazione della Fiab di Modena) siamo passati ai 200 soci del 2016, una crescita conseguita grazie al grande impegno degli amici della bicicletta e alla loro capacità di coinvolgere i cittadini nelle iniziative a carattere sociale e turistico. Nel prossimo biennio cercheremo di ampliare il rapporto con i cittadini, migliorando la nostra comunicazione attraverso i social media e i media locali, ma anche intervenendo su temi di interesse generale: gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola con mezzi ecologici, la sicurezza stradale, il contrasto alla ricettazione delle bici, il trasporto con treni e bus, e così via. Su questi temi vogliamo essere un punto di riferimento per Modena, ma anche per tutti i comuni della provincia».
Negli ultimi anni la Fiab è intervenuta su temi di grande attualità e interesse per la mobilità. Su temi come le ciclabile di Via Giardini ed Emilia Est, oppure sulla riduzione dei portabici in centro storico, ma anche sull'importante Piano della Mobilità ciclistica di Modena l'associazione a volte ha espresso posizioni critiche verso l'amministrazione.
Come intende muoversi la Fiab nei confronti delle altre associazioni ambientaliste e del Comune?
zLe coordinate delle nostre relazioni sono sempre le stesse: verso il Comune, autonomia e rispetto delle reciproche competenze, ma nella chiarezza delle posizioni; verso le Associazioni, ricerca della collaborazione allargata a più temi di comune interesse».
Qual è l'auspicio della Fiab per il prossimo biennio?
«Che la bella esperienza del Modena Park, durante il quale i cittadini hanno riscoperto la bicicletta e la pedonalità come mezzo normale per vivere la città e godere delle sue opportunità, diventi normale quotidianità. Per il bene, e il piacere, di tutti».
Qual è l'identikit del nuovo presidente della Fiab di Modena, l'associazione che promuove la mobilità sostenibile e la tutela ambientale?
«Ho 53 anni - risponde Paola Busani - da 10 felicemente iscritta alla Fiab, a cui ho aderito per motivi “politici” dopo aver contribuito a organizzare le prime Critical Mass a Modena nel lontano 2002. Ho una gran passione per l'ambiente e, come madre, desidero vivere in una città meno inquinata. Poi è subentrata anche la passione per il cicloturismo».
Subentri nella carica che per 6 anni è stata di Giorgio Castelli, un presidente molto autorevole. Quali sono i tuoi sentimenti in questa fase?
«Tutti noi dobbiamo molta riconoscenza a Giorgio Castelli. Non sarà facile sostituirlo, ma ci proveremo. Peraltro, conto di essere aiutatissima dai tanti soci che operano con passione instancabile e competenza riconosciuta su svariati fronti: attività nelle scuole, con i migranti, collaborazione con enti pubblici e privati sul tema della mobilità. E naturalmente, nella pratica sempre più diffusa del cicloturismo per tutti».
Nel 2016 la Fiab ha registrato oltre 200 iscritti, 1.500 partecipanti alle 40 cicloecursioni in calendario, centinaia di partecipanti alle altre iniziative sociali (fra cui la raccolta di 1.100 firme per i portabici alla Biblioteca Delfini). Quali sono i principali obiettivi per il prossimo biennio?
«Noi lavoriamo su due assi strategici: promozione della ciclo pedonalità e degli altri mezzi ecologici negli spostamenti urbani e sviluppo del ciclo escursionismo. Sul primo punto, vorrei dedicare un impegno particolare alla pedonalità, ingiustamente trascurata, vera cenerentola della mobilità. Sul secondo punto, vorrei qualificare ulteriormente l'offerta di cicloescursioni, molto gradite ai nostri soci e ai cittadini».
Nel clima di disimpegno generale verso la politica, la partecipazione alla vita degli organismi di volontariato resta un punto fermo dei modenesi. È così anche per la Fiab?
«Dai 50 soci del 2004 (anno di fondazione della Fiab di Modena) siamo passati ai 200 soci del 2016, una crescita conseguita grazie al grande impegno degli amici della bicicletta e alla loro capacità di coinvolgere i cittadini nelle iniziative a carattere sociale e turistico. Nel prossimo biennio cercheremo di ampliare il rapporto con i cittadini, migliorando la nostra comunicazione attraverso i social media e i media locali, ma anche intervenendo su temi di interesse generale: gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola con mezzi ecologici, la sicurezza stradale, il contrasto alla ricettazione delle bici, il trasporto con treni e bus, e così via. Su questi temi vogliamo essere un punto di riferimento per Modena, ma anche per tutti i comuni della provincia».
Negli ultimi anni la Fiab è intervenuta su temi di grande attualità e interesse per la mobilità. Su temi come le ciclabile di Via Giardini ed Emilia Est, oppure sulla riduzione dei portabici in centro storico, ma anche sull'importante Piano della Mobilità ciclistica di Modena l'associazione a volte ha espresso posizioni critiche verso l'amministrazione.
Come intende muoversi la Fiab nei confronti delle altre associazioni ambientaliste e del Comune?
zLe coordinate delle nostre relazioni sono sempre le stesse: verso il Comune, autonomia e rispetto delle reciproche competenze, ma nella chiarezza delle posizioni; verso le Associazioni, ricerca della collaborazione allargata a più temi di comune interesse».
Qual è l'auspicio della Fiab per il prossimo biennio?
«Che la bella esperienza del Modena Park, durante il quale i cittadini hanno riscoperto la bicicletta e la pedonalità come mezzo normale per vivere la città e godere delle sue opportunità, diventi normale quotidianità. Per il bene, e il piacere, di tutti».
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