Gazzetta di Modena

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«Chioschi: ipotesi abbattimento»

Lo dice Italia Nostra: «Con l’appello, la conseguenza sarebbe la loro demolizione»

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Caso chioschi: l’intenzione della Procura di ricorrere in appello per i due dirigenti del settore urbanistico del Comune spinge il presidente di Italia Nostra Modena ad avanzare un’ipotesi di abbattimento delle baracchine accantierate, nonostante l’assoluzione di tutti gli imputati. Intanto l’ex sindaco Giorgio Pighi torna a commentare la sentenza di assoluzione ricordando l’operato corretto della sua giunta e tornando ad attaccare ancora una volta Italia Nostra.

È sempre alta la tensione sui chioschi nonostante la sentenza di totale assoluzione ampiamente motivata dal giudice Barbara Marvasi. A rompere il giaccio è Giovanni Losavio presidente di Italia Nostra Modena che non demorde e anzi rilancia: «La lettura trionfale della sentenza di assoluzione. Attenzione e prudenza. Il Pubblico Ministero ha annunciato l’appello, particolarmente determinato quanto alla assoluzione dubitativa dall’illecito urbanistico. Se l’impugnazione fosse accolta, conseguenza dovuta sarebbe la demolizione dei chioschi, pur se fossero stati nel frattempo completati sul tronco delle opere fermate con il sequestro dei cantieri. E difficilmente potrà passare in appello, noi crediamo, una assoluzione (perché il fatto non sussiste) fondata sulla mancata prova della norma che deve regolare l’intervento edilizio. Come se al giudice fosse data incertezza al riguardo. Mai nella giurisprudenza italiana si era letta l’affermazione di un simile principio (“Nel processo non è stata raggiunta la prova certa di quale fosse la normativa applicabile ...”)».

«Sentenze come questa vanno studiate - ha commentato l’ex sindaco Pighi - bisogna seguire il filo logico che ha portato il giudice in tutta serenità ad affermare che non sono state violate leggi né vincoli. L’opera era legittima. Dire “legittima” non vuol dire che deve piacere ma significa che è fatta secondo la legge e gli strumenti urbanistici».

«Aggiungo una sola cosa. Quelli che hanno issato la bandiera della legalità la devono ora ammainare velocemente perché ne va della loro credibilità. Noi abbiamo voluto dare nuova dignità al parco e il giudice lo ha riconosciuto».

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