Il Corteo Matildico fa rivivere l’atto di nascita delle Corti
Migliaia di turisti hanno assistito alla rievocazione storica Ben 250 i figuranti, tra nobili, cavalieri, armigeri e artisti
FRASSINORO. Chiusura in grande per la Settimana Matildica, una festa durata in realtà dieci giorni, che domenica sera è culminata nella tradizionale e attesa sfilata delle 12 Corti, un vero e proprio corteo. Con partenza, tra arie e danze cortigiane, dalla borgata di Casa Giannasi, situata nella parte alta del paese, e arrivo di fronte alla Rocca, 250 figuranti hanno sfilato lungo le vie del centro storico, per poi ricongiungersi al clou dello spettacolo, di fronte a un pubblico estasiato, che si è concluso con una grande esibizione di virtuosismi pirotecnici. Armigeri, arcieri, popolani e nobili, cavalieri e ciuchi, musicisti e artisti: tutti insieme per ricordare con dovizia di particolari la spettacolare epoca matildica, quella a cavallo del 1100, che ha dato vita a Frassinoro (dal latino “frassino d’oro”, per via della sua ricchezza boschiva), insediamento religioso in origine voluto da Beatrice di Lorena.
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Quest’anno la rievocazione ha assunto un ulteriore significato: con la sfilata è stato riprodotto l’atto, attuato inizialmente della madre della Contessa, che ha dato origine al territorio di Frassinoro, nel momento in cui la vedova del marchese Bonifacio assegnò 12 corti alla neonata Abbazia, situata sulla Via Bibulca, una delle maggiori vie di collegamento tra le attuali Emilia e Toscana, per dare forza e risorse al monastero. I vicoli del centro, un saliscendi costellato di case in sasso e fiori, sono stati rivestiti da drappeggi in juta, stendardi matildici, blasoni e tanti piccoli riferimenti a quel periodo storico che i frassinoresi celebrano da 18 anni con un forte valore identitario, poiché fulcro delle origini della propria stirpe.
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Una lunga serpentina di banchetti in legno hanno riprodotto l’incanto di un mercato storico, con giochi in legno, gioielli artigianali e prodotti tipici del territorio, perché il fiore all’occhiello dell’Appennino si conferma essere, come spesso accade, la gastronomia. Tra i praticanti di arti medievali, esercitate ancora oggi per il grande fascino che evocano, sono stati protagonisti i falconieri e gli sbandieratori, che hanno riempito l’aria di un’atmosfera difficile da dimenticare. Una novità del 2017 è stato il coinvolgimento dal Borgo di Casa Giannasi, da subito attivo, già a partire dagli allestimenti:
«Siamo felici della partecipazione dimostrata fin da subito dal Borgo e da tutti i volontari che si sono impegnati per organizzare attività per il pubblico – ha commentato Renza Bussei, dell’organizzazione – questa festa richiede un impegno organizzativo molto forte, con circa 7 mesi di preparazione, e sono necessarie sempre nuove forze; l’esito è positivo, abbiamo visto un aumento del coinvolgimento dei visitatori, anche grazie ai tanti laboratori che sono stati dislocati lungo le vie, un elemento che ha funzionato molto bene, insieme all’offerta di spettacoli e incontri culturali di qualità, e che vorremmo potenziare nelle prossime edizioni, per creare sempre più interazione con i partecipanti alla manifestazione».
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