Strage di Bologna, Targi: «Farò rivivere l’operaio che sognava di diventare attore»
Il pubblicitario sarà tra gli 85 narratori di strada che racconteranno le storie delle vittime della stazione
MODENA. «Perché ho deciso di partecipare? Perché non ne posso più di sentire degli studenti quasi adulti intervistati dire che la bomba alla stazione di Bologna è stata messa dalle Brigate Rosse. Voglio dare, per quello che posso, un contributo contro l'ignoranza della nostra storia». Marcello “Targi” Parmeggiani, pubblicitario molto conosciuto a Modena, domani mattina sarà a Bologna per commemorare le vittime della strage del 2 agosto 1980 in un modo originale. Sarà uno degli 85 attori che, dislocati in percorsi intorno alla stazione centrale, incarneranno le vittime dell'attentato. È un'idea completamente nuova per far conoscere questa tragedia terroristica piena di lati oscuri dopo che l'associazione delle vittime aveva detto di non volere più politici per discorsi. Il progetto è stato creato dal regista bolognese Matteo Belli e dalla storica Cinzia Venturoli. S'intitola “Cantiere 2 Agosto”. Targi non è l'unico modenese a prendere parte come attore: ci saranno Luisa Sovieni e Barbara Zanfi.
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Come è nata questa idea?
«Ho letto su Facebook di questa iniziativa e mi sono iscritto per il “casting”. Nella sala della Regione ci siamo trovati in 200 per le 85 parti da assegnare. Infatti, 85 sono le vittime della strage. E ognuno di noi incarnerà una vittima».
Come funziona?
«È uno spettacolo particolare di cosiddetta “public history”. Non si racconta ancora una volta una storia della strage. Siamo noi attori a raccontare le singole storie in punti prefissati lungo i 12 percorsi stabiliti. Ad esempio io mi troverò per dodici ore sempre nello stesso punto accanto al Teatro Duse, dalle 11 alle 23, per raccontare ogni ora al diciassettesimo minuto la storia della stessa vittima».
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Chi è il suo personaggio?
«Vittorio Vaccaro, un ragazzo di soli 24 anni originario di Palermo che abitava a Scandiano di Reggio. Un operaio ceramista: lavorava a Casalgrande alla Sassol Art. Era sposato con una reggiana che si chiama Adele e avevano una figlia di 4 anni, oggi 41enne. Ho parlato con loro e altre persone per capire la sua personalità e spesso è stato straziante. Vittorio era una persona brillante: me lo hanno raccontato tutti i suoi familiari e conoscenti. Era uno dalla battuta pronta. “Vittorio, devi fare l'attore!”, gli dicevano. Recitare era il suo sogno. Per questo sarà davanti al Duse, il teatro di Bologna».
E vicino chi ci sarà?
«A pochi passi ci sarà la madre di Vittorio, Eleonora Geraci. Lei e Vittorio sono uniti dallo stesso tragico destino. La mattina del 2 agosto 1980 sono andati da Scandiano a Bologna per andare a prendere in stazione una cugina di Vittorio che arrivava da Palermo. Prima di uscire la sua bambina aveva chiesto al papà con insistenza di venire anche lei, ma alla fine è rimasta a casa. Vittorio e Eleonora sono morti per l'esplosione. Lei si trovava seduta in sala di attesa, lui era uscito probabilmente per fumare una sigaretta».
Sono storie toccanti.
«È proprio questo il nostro scopo: fare conoscere queste persone che per caso si trovavano lì in quel momento. È un'idea dell'Associazione delle vittime che ha già ridestato l'attenzione e anche attesa su questa manifestazione nuova nel suo genere. Saranno tantissimi i parenti delle 85 vittime presenti per il ricordo».
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