Novi, l'agghiaccante racconto di Gianni Freda: «Mi ha preso a pugni poi mi ha sparato»
Dimesso dalla Rianimazione, il 45enne racconta la terribile aggressione di Cristian Iacono, accusato di tentato omicidio
NOVI. «Ricordo che mi hanno prima preso a pugni e poi mi hanno sparato: ho in mente ogni dettaglio dell’episodio inquietante da cui sono uscito vivo per miracolo».
Gianni Freda, 45 anni, è ricoverato dalla tarda mattinata di ieri nel reparto di Ortopedia del Ramazzini di Carpi. Soltanto poche ore prima era in Rianimazione, dov’è finito, suo malgrado, come vittima di una lite fra vicini, degenerata in pugni, botte e spari davanti all’abitazione di via Provinciale per Mantova 56 a Novi, dove vive in affitto, in seguito a un banale litigio per il luogo del cortile in cui ha parcheggiato la sua Toyota Corolla. L’anziano affittuario del vigneto che confina con la casa dove abita Freda, suddivisa in una seconda porzione dove abita una coppia, testimone oculare dell’aggressione. L’anziano ha chiamato in sua difesa il genero, Cristian Iacono, 38 anni, pluripregiudicato originario di Rosarno, Calabria, al nord dal 2001, il quale è stato in galera per molti anni per numerose tipologie di reato. Iacono, che abita a un centinaio di metri dall’abitazione dov’è sfociata la lite, è arrivato in via Provinciale per Mantova, ha sferrato un pugno in pieno volto a Freda e gli ha sparato un colpo alle gambe con una pistola clandestina semiautomatica, arrugginita, con la matricola illeggibile: si tratta di una 765, nascosta nel pollaio vicino alla vigna, caricata con sette colpi.
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Freda, che di professione fa il carrellista alla Ssrl di Reggiolo, in precedenza abitava a Rio Saliceto. Poi si è trasferito, dallo scorso aprile in via Provinciale per Mantova.
«È arrivato l’affittuario del fondo - continua Freda, dal letto d’ospedale - e ha inveito contro la coppia che abita, sopra di me, nella stessa casa. Addirittura, ha minacciato di passare con il trattore sopra l’automobile se non l’avessimo immediatamente spostata. Da tempo, l’affittuario del vigneto è pesantemente in lite con la coppia. Improvvisamente, domenica, all’ora di pranzo, ha fatto irruzione davanti a casa nostra: ha iniziato a minacciarmi, a dire che dovevo spostare la mia Toyota Corolla perché altrimenti l’avrebbe distrutta passandoci sopra con il trattore. Poi, è arrivato Iacono: mi ha dato un pugno in piena faccia e, mentre ero ancora dolorante, mi ha puntato addosso la pistola e mi ha sparato un colpo alle gambe. Era presente anche la figlia dell’anziano al momento dello sparo. La coppia di ragazzi che abita sopra di me ha assistito a tutta la scena e mi è stata molto d’aiuto nel chiamare forze dell’ordine e soccorsi». La brillante operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Carpi ha consentito di assicurare alla giustizia Cristian Iacono dopo meno di tre ore dal fatto, come sottolineato da Alessandro Iacovelli, Giovanni Balboni e Domenico Cristaldi, rispettivamente, comandante della Compagnia di Carpi, provinciale e del nucleo operativo. Oltre 70 carabinieri sono stati impiegati nell’inseguimento di Iacono, fuggito a bordo di una Golf nera con cui ha percorso decine di chilometri trala Bassa modenese e reggiana, tra Fabbrico e Rolo, per poi terminare la fuga a casa del padre, a Novi.
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«Il colpo è solo uno - conferma Iacovelli - e ha trapassato dalla parte inferiore della gamba sinistra il polpaccio della gamba destra. Abbiamo sentito sia la parte offesa sia alcuni testimoni, due dei quali oculari, la coppia che abita nella palazzina. Una volta accertato che il soggetto, fosse scappato sulla sua Golf nera percorrendo decine di chilometri tra Fabbrico e Rolo, come testimoniano le sue frequentazioni e le telecamere ai varchi dei paesi, lo abbiamo inseguito e catturato dal padre, a Novi. Non ha opposto resistenza». Il fatto che un soggetto armato stesse viaggiando a bordo di un’auto ha fatto sì che venisse utilizzato un ingente dispiegamento di forze. L’utilizzo della pistola è stato deliberato, finalizzato a colpire la vittima. Per questo, Iacono è stato sottoposto a fermo per indiziato per tentato omicidio. Il gesto di domenica non è ricollegabile all’’ndrangheta, ma non si può escludere una “contiguità” con questi ambienti.
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