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Chioschi: gli avvocati contro Italia Nostra

Chioschi: gli avvocati contro Italia Nostra

I difensori di tutti gli imputati assolti: «È ora che l’associazione impari ad accettare le sentenze»

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«Con amarezza si constata che l’interpretazione di Italia Nostra del contenuto della sentenza pronunciata dal Tribunale di Modena è da un lato riduttiva del complesso motivazionale del provvedimento e dall’altro distorsiva del significato delle argomentazioni che il Giudice ha utilizzato per pervenire alla pronuncia di assoluzione».

Così comincia la lettera aperta scritta dai difensori di tutti gli imputati - poi assolti - al processo sui chioschi al Parco: il documento è infatti fiormato dagli avvocati Roberto Chiossi, difensore dell'ingegner Villanti e dell'architetto Stancari, Roberto Mariani e Luca Scaglione, difensori di Daniele Sitta e Stefano Prampolini e. Luca Pastorelli difensore di Graziella Polidori.

Scrivono: «Come sempre accade quando il commento di un provvedimento è affidato all’estrapolazione di un passaggio, peraltro non determinante, di un più ampio, profondo e complesso ragionamento che il Giudice ha esposto in ben 47 pagine di motivazione. Infatti, e ad onor del vero, ciò che il Tribunale afferma con certezza è una e una sola circostanza e cioè che l’interpretazione della normativa edilizia/urbanistica sostenuta dalla pubblica accusa per affermare l’illegittimità dell’intervento edilizio del parco non è corretta, e come tale non risulta idonea per fondare una condanna degli imputati».

«Ciò anche alla luce dei contributi forniti dai consulenti tecnici indicati dalle difese che hanno compiutamente ed analiticamente analizzato la normativa di pianificazione. Questo e solo questo è il principio ricavabile dalla lettura del provvedimento, unitamente alla piena legittimità dell’azione dell’amministrazione comunale, in tutte le sue articolazioni e della Soprintendenza, che, come è stato acutamente rilevato in sentenza, si sono mosse con l’unico fine pubblicistico di tutelare il Parco delle Mura, rispetto al quale lo stesso Comune aveva richiesto il riconoscimento del vincolo come bene storico-culturale, adeguandosi poi a tutte le osservazioni della Soprintendenza stessa. Si tratta di una sentenza estremamente “sincera” e corretta, sia in punto di diritto che in punto di fatto». «È giunta l’ora - concludono tutti gli avvocati della difesa - che Italia Nostra accetti che non si può essere parte e giudice nello stesso tempo e che, in uno stato di diritto, occorre saper accettare le decisioni di un magistrato terzo ed imparziale adottate all’esito di un processo in cui a tutte le parti è stato garantito il diritto di esporre le proprie ragioni».

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