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Cpl: la Procura attacca il giudice

Sul fotovoltaico ricorso in Cassazione: «Con la sentenza il gip ha violato la legge»

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Caso Cpl Fotovoltaico: la Procura attacca il giudice che ha prosciolto tutti gli imputati per “insussitenza del fatto”. Lette le motivazioni, il pm che ha seguito il caso ereditato da Bari, Marco Niccolini, ha presentato ricorso in Cassazione. A suo avviso il gip Andrea Rimito ha violato la legge con una sentenza che ha determinato il “non luogo a procedere” per 22 posizioni e un’assoluzione (quella dell’ex direttore di Cpl Claudio Bonettini).

«Abbiamo già proceduto a ricorre in Cassazione contro la sentenza del dottor Romito perché secondo lui era un caso che il giudice non doveva neanche giudicare - ha detto il procuratore capo Lucia Musti annunciando la decisione di impugnare una sentenza che, ha sottolineato, non è definitiva - a fronte di un suo “non luogo a procedere” che non ha posto gli imputati neppure al vaglio del giudice di primo grado abbiamo presentato ricorso per violazione di legge. Ora spettiamo il vaglio della Suprema Corte. Se dirà che è stata violata la legge, si tornerà indietro e un altro gip valuterà da capo il lavoro della Procura e potrà eventualmente rinviare a giudizio. Non è stata una sentenza di assoluzione nel merito; Romito doveva solo decidere se rimandare gli imputati a giudizio. E ha deciso di no. Secondo noi il gip con questa sentenza ha violato la legge. Abbiamo aspettato le motivazioni, arrivate dopo molti mesi, perché potevamo essere convinti della giustezza della sua decisione a non è andata così». La clamorosa sentenza del giudice Romito, che ha portato in gennaio alla caduta di tutte le accuse, si basa, come riportato nei giorni scorsi, sul convincimento che i piccoli impianti di fotovoltaico installati da Cpl e altre aziende nel parco a Turi e Noci non fossero stati ideati per frodare l’azienda statale di energia (Gse) ma fossero solo un business lecito nato dall’opportunità fornita dalla stessa Regione Puglia attraverso incentivi vantaggiosi per l’installazione e che nel corso degli anni fossero cambiate non solo le condizioni ma le leggi stesse che regolavano le erogazioni di denaro pubblico: non ci sarebbero quindi state né l’associazione a delinquere né la truffa.

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