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Modena, a Vaciglio 1300 firme contro il cemento

di Luca Gardinale
Modena, a Vaciglio 1300 firme contro il cemento

Il comitato dei residenti: «Non diciamo no ai poveri, ma al consumo del poco verde rimasto per una speculazione»

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MODENA. Indicano l’area verde che tra qualche anno sarà occupata dalle 28 palazzine. E fanno notare che la paura della povertà, tirata in ballo qualche giorno fa dall’assessore Vandelli, non c’entra niente. Il concetto centrale, piuttosto, è quello del “consumo zero di territorio”: è su quello che invitano la giunta a riflettere.

A dieci giorni dall’infuocata assemblea di via Viterbo, a fare il punto sulla situazione di Vaciglio è uno dei comitati di residenti nati per contrastare il progetto che porterà all’edificazione di 550 alloggi tra via Morane e la tangenziale. Perché in effetti i comitati in campo sono più di uno, così come le petizioni, che sono due: una, cartacea, ha già superato le 500 firme, mentre l’altra, lanciata sulla piattaforma online “change.org”, ieri ha toccato le 750 adesioni.

In tutto quasi 1300 “no” che partono da un concetto ribadito più volte durante l’assemblea pubblica: «Il sindaco Muzzarelli aveva promesso il consumo zero di territorio - spiegano Maurizio Reggiani e Isella Pellacani, che fanno parte del comitato di residenti che ha promosso la raccolta firme cartacea - mentre a Vaciglio una zona verde si trasformerà in un maxi-comparto da 550 alloggi, con mille nuove automobili che peggioreranno ulteriormente la già complicata situazione del traffico. Quindi il timore della povertà non c’entra nulla - ribadiscono i residenti, replicando così all’intervento dell’assessore Vandelli su Facebook - perché negli anni passati la zona di via Morane ha ‘accolto’ senza problemi l’arrivo di nuovi Peep. Il vero problema sta nella colata di cemento che cambierà faccia ad una zona verde».

Le perplessità del comitato riguarda anche alcuni aspetti del progetto, a partire dal metanodotto che corre proprio al centro del futuro comparto: «Sopra l’infrastruttura ci sarà una zona verde con degli alberi, oltre alla pista ciclabile - riprendono i residenti - ma non è scontato che arrivino le deroghe che servono». E poi c’è la questione del traffico: «Il cronoprogramma prevede prima la costruzione di 250 alloggi della parte pubblica a ridosso della tangenziale - spiegano ancora i promotori della raccolta firme - per passare poi alla parte privata, sulla parte che si affaccia su via Liguria.

È però evidente che con la realizzazione del primo stralcio tutto il traffico verso la Vignolese e verso il centro della città passerà per strada Vaciglio centro, il cui livello di traffico diventerà insostenibile».

I cittadini, insomma, sono più che mai determinati ad andare avanti con la battaglia, mentre la raccolta firme proseguirà per tutto agosto, per essere poi consegnata alle istituzioni. Allo stesso tempo, va avanti anche la petizione online “No alla costruzione di nuove palazzine in via Morane-Vaciglio”: «La realizzazione di 500 nuove abitazioni - si legge nel testo - non risponde, a nostro parere, ad alcuna necessità della città, ricchissima di immobili sfitti o fatiscenti da recuperare (i dati di gennaio 2017 parlano di 17mila case sfitte a Modena, pari al 18% circa del totale delle abitazioni), mentre provoca una grave perdita di aree verdi.

A tal proposito giova ricordare esiste un disegno di legge del governo in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”, il quale pone l’attenzione sull’esigenza di un cambiamento del ciclo edilizio che sposti l’attenzione sulla rigenerazione dei tessuti urbani, sulla riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio esistente.

«In questa situazione, alla crescente domanda di abitazioni che prevedano un affitto popolare ed accessibile, la risposta non dovrebbe essere quella di costruire nuove abitazioni su terreni verdi, ma l’attuazione di strategie edilizie che consentano la fruibilità di spazi ad oggi non utilizzati da parte di cittadini bisognosi, attraverso, ad esempio, politiche di sostegno del reddito. Chiediamo pertanto di fermare questo progetto e di intraprendere piuttosto percorsi alternativi », concludono.
 

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