Domato il fuoco, ora si indaga per dolo
di Daniele Montanari
Pompieri al lavoro fino a ieri pomeriggio, la situazione ora è tranquilla. I carabinieri della Forestale aprono un’inchiesta
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LAMA MOCOGNO. Quando tutto sembrava tranquillo, il fuoco ha avuto il coraggio di tornare ieri: dopo aver atteso infido e dormiente per 16 ore, verso mezzogiorno ha sferrato il colpo di coda. Lo ha fatto nell’area del primo focolaio, quello dove è partito tutto: nella zona della Gavazzina, sul versante di Montecreto ai lati del torrente Scoltenna. È sembrato il ritorno di un incubo nel quartier generale di Valdalbero (Lama) che era stato presidiato tutta la notte, mentre al contempo quattro squadre di vigili del fuoco (i permanenti di Pavullo e Vignola e i volontari di Pieve e Frassinoro) iniziavano la bonifica, passando metro a metro il terreno colpito dalla forza devastante dell’incendio: da una prima mappatura fotografica, la stima danni va rivista al rialzo, portando da 30 a 37 gli ettari distrutti tra bosco, terreno coltivato e incolto. Immediato il summit per scongiurare una nuova emergenza. Il punto era molto delicato: in un tratto stretto dello Scoltenna dove le fiamme, portate dal vento, avrebbero potuto anche saltare dall’altra parte attaccando tutto il versante sotto Montecreto. Sarebbe stato il dramma, perché quella è zona impervia, difficile da raggiungere da terra: il fuoco, se avesse fatto come mercoledì, poteva salire su su fino a lambire il paese, visto che è tutto circondato dal bosco. Il sindaco Fabio Canovi (lì subito nonostante le tre ore di sonno) ha provato anche a chiedere l’intervento dell’elicottero, ma era già impegnato. Ancora più impossibile avere il Canadair. Allora le tre squadre di vigili del fuoco (una di Pavullo e due di Modena) hanno deciso di scendere per aprire un primo varco nel bosco e poi di raggiungere il focolaio con un cavo di 80 metri. È andata bene: nonostante il vento che continuava a tirare, il principio d’incendio è stato domato e il resto della giornata è scivolato via sostanzialmente tranquillo. Certo che addentrarsi un attimo nella zona avvolta dalle fiamme mercoledì è stato un tuffo al cuore: un paesaggio quasi lunare, con ettari ed ettari di chiazze nere costellate dal bianco delle schiume utilizzate. Chissà quanto ci vorrà perché Valdalbero torni ad avere un profilo paesaggistico degno del suo nome. Tutta uno scheletro anche la pineta verso Casa Campano, il terzo fronte d’incendio. E che impressione vedere sia qui che nel secondo fronte, quello alto di Pian di Guberno, case con muri perimetrali anneriti, a testimonianza di un fuoco arrivato a dieci metri dall’ingresso, con lingue alte anche 30 di metri. Com’è partito tutto? È presto ancora per dirlo: le indagini sono affidate ai carabinieri forestali di Sestola, che intanto devono perimetrare con esattezza l’area per fare la conta dei danni. Poi si vedrà se ci sono tracce d’innesco o se tutto è davvero partito per una famigerata sigaretta gettata a lato strada. Da parte sua, il sindaco Canovi ha tenuto a ringraziare ancora tutti: «A partire dai volontari dell’Avpa che si sono fatti la notte insonne per vigilare – ha sottolineato – poi pompieri, protezione civile e tutti. Speriamo davvero che l’incubo sia finito».
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