Gazzetta di Modena

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Gemme preziose, le poesie dei ragazzi

Concluso il concorso. Commovente l’elaborato di Sideth (Lanfranco) sull’Etiopia dedicata al fratello

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Si è concluso il concorso di poesia “Gemme Preziose” intitolato a Mario Benozzo a cui avevano partecipato complessivamente 426 studenti, con altrettanti elaborati, provenienti da sette classi delle scuole primarie e undici delle secondarie di primo grado.

Il concorso è dedicato a Mario Benozzo che, prima insegnante poi amministratore, ha dedicato la sua attività alla tutela dei diritti dell’infanzia, sostenendo la necessità di creare spazi di ascolto dei ragazzi e di valorizzare in ogni modo le loro potenzialità espressive e comunicative.

Alla sessione Scuole Primarie ha vinto la poesia “Da grande farò” di Lusverti G. (della scuola Buon Pastore); seconde a pari merito le poesie: “La poesia” di Alfieri I. e “Il vento” di Destro S. (Pascoli), “Il cielo” di Carletti F. e “Rabbia” di Neri A. (De Amicis), “E’ come” Giannotti D. (Rodari) e “Mare” Imbeni F. (S. Geminiano).

Alla Sessione Scuole Secondarie di I grado ha vinto la poesia: “I suoni del mondo” di Tartaglia C. (della scuola Mattarella) seconde a pari merito le poesie: “Viaggio in Etiopia” di Di Paolo S.M. e “La poesia non muore mai” di Venturelli F. (Lanfranco); “Per te vorrei essere ..” di Menabue F., “Il terremoto” di Zironi F. e “Voce” di Vitale E. (Ferraris), “Io” di Bonacini R. e “Famiglia” di Govi A. (Calvino), “Non sono un poeta” di Menzani F. (Carducci), “La notte” di Condello A. (San Carlo) e “Chitarra” di Duzzi M. (Mattarella).

Tra le poesie finaliste, tutte molto belle, riportiamo il testo di “Viaggio in Etiopia” di Sideth Michele Di Paolo della 1A delle scuole Lanfranco, anche se dedicata al fratello, riteniamo possa arricchire la sensibilità di ognunno.

Ecco il testo: Nel pensiero, fratello, vengo da te con un viaggio da raccontare.

Per vederti e sentirti parlare e sarà il più bel giorno della mia vita.

L’aereo viaggiava con un suono infinito e fastidioso.

Fiummmmmm, shauuuuuuu

Mia madre mi culla e nel suo cuore culla anche te.

In centro persone e mercanti e macchine e caldo.

Un frastuono molto forte accompagnato dal suo odore.

Questa è Addis Abeba.

La città dove deserto, rumori, persone e i giorni futuri convivono.

Perché soffermarci, quindi, su questa poesia?

Perché il ragazzo undicenne che l’ha scritta ci fa intravedere la possibilità di guardare “l’altro” senza paura, ma anzi con il desiderio di conoscerlo, di ascoltarlo, di viverlo a tal punto da condividere con lui l’amore della madre, di diventare, appunto, fratello.

Questo “piccolo” autore, sembra avere già in sé tutte quelle caratteristiche per diventare un adulto in grado di superare “il deserto” dell’egoismo, pronto a considerare il mondo come fonte di gioia e di bellezza.

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