Alla ricerca dell’acqua perduta
Dispersioni in rete al 31,6%. Modena, Hera recupera dal depuratore 500 mila metri cubi per impianti
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Ogni anno sui 4.700 km di acquedotti gestiti da Hera a Modena e provincia i controlli sulle tubature coinvolgono il 15% della rete. E per trovare le perdite occulte di di quello che viene immesso viene usato un algoritmo che mette in fila le priorità, dal numero di rotture già verificate e la pressione di esercizio delle reti. Accorgimenti indispensabili visto che nel suo complesso la rete Hera perde il 31,6% di acqua immessa, come scrive la stessa azienda nel bilancio di sostenibilità 2016.
Eppure la parola d’ordine è “risparmiare”, comunque e dovunque, evitando sprechi e riutilizzando tutto ciò che è possibile. Uno scenario che finora era rimasto abbastanza ipotetico adesso è di stretta attualità in vista di quella che secondo alcuni meteorologi potrà diventare una nuova normalità, come già avviene in Medio Oriente e in Africa.
Per Hera la parola magica è “distrettualizzazione”, soprattutto per Modena e i maggiori centri abitati. Le reti vengono suddivise in settori (o ‘distretti’) su cui s’installano misuratori di portata, misurando persino i consumi d’acqua minimi notturni. E in questo modo si evidenziano le perdite occulte.
Tutti i dati vengono poi riversati sul sistema di telecontrollo di Forlì, all’interno del polo tecnologico, permettendo un controllo in tempo reale sull’andamento delle portate. Quanto alle perdite reali Hera dichiara di essere l’azienda con minore incidenza di perdite sulla rete gestita: circa 8 metri cubi per chilometro.
Altra questione è quella che riguarda il riuso di acque in uscita dai depuratori delle acque urbane reflue.
Nel 2016 sono stati oltre 410 i milioni di metri cubi di acqua depurata dagli impianti gestiti da Hera, di cui più di 57 milioni nella nostra provincia. In città parte dell’acqua depurata in uscita dal depuratore di via Cavazza, viene riutilizzata internamente per raffreddamento degli impianti oppure per utilizzi interni secondari, come l’alimentazione del laghetto ornamentale all’ingresso dell’area, e per quello delle vasche antincendio.
In estate il Comune autorizza l’utilizzo in aree esterne una parte dell’acqua depurata, circa 500 mila metri cubi, l’1% del totale.
L’acqua depurata, cioè quella che rispetta i parametri di legge, viene poi riversata nel Naviglio.
L’acqua in uscita dai depuratori potrebbe essere riutilizzata anche direttamente per l’irrigazione ma da questo punto di vista Hera ci va con i piedi di piombo.
«In Italia - dice la società - esiste una normativa molto complessa e restrittiva al riguardo. L’acqua esce depurata dagli impianti gestiti da noi rispettando i parametri, seguendo quanto previsto dal decreto 152/2006».
«Solitamente l’agricoltura che in Italia rappresenta il settore produttivo con la più alta percentuale dell’utilizzo di risorsa idrica, ovvero quasi la metà del totale utilizzato, non usa acqua potabile della normale rete idrica. Di solito si usa la rete per usi irrigui, quella di canali e gestiti dai Consorzi di Bonifica.
Dove il riutilizzo delle acque in uscita dai depuratori è possibile, i benefici indotti interessano comunque sia il risparmio economico che, soprattutto, la salvaguardia della risorsa acqua». (s.c.)
Eppure la parola d’ordine è “risparmiare”, comunque e dovunque, evitando sprechi e riutilizzando tutto ciò che è possibile. Uno scenario che finora era rimasto abbastanza ipotetico adesso è di stretta attualità in vista di quella che secondo alcuni meteorologi potrà diventare una nuova normalità, come già avviene in Medio Oriente e in Africa.
Per Hera la parola magica è “distrettualizzazione”, soprattutto per Modena e i maggiori centri abitati. Le reti vengono suddivise in settori (o ‘distretti’) su cui s’installano misuratori di portata, misurando persino i consumi d’acqua minimi notturni. E in questo modo si evidenziano le perdite occulte.
Tutti i dati vengono poi riversati sul sistema di telecontrollo di Forlì, all’interno del polo tecnologico, permettendo un controllo in tempo reale sull’andamento delle portate. Quanto alle perdite reali Hera dichiara di essere l’azienda con minore incidenza di perdite sulla rete gestita: circa 8 metri cubi per chilometro.
Altra questione è quella che riguarda il riuso di acque in uscita dai depuratori delle acque urbane reflue.
Nel 2016 sono stati oltre 410 i milioni di metri cubi di acqua depurata dagli impianti gestiti da Hera, di cui più di 57 milioni nella nostra provincia. In città parte dell’acqua depurata in uscita dal depuratore di via Cavazza, viene riutilizzata internamente per raffreddamento degli impianti oppure per utilizzi interni secondari, come l’alimentazione del laghetto ornamentale all’ingresso dell’area, e per quello delle vasche antincendio.
In estate il Comune autorizza l’utilizzo in aree esterne una parte dell’acqua depurata, circa 500 mila metri cubi, l’1% del totale.
L’acqua depurata, cioè quella che rispetta i parametri di legge, viene poi riversata nel Naviglio.
L’acqua in uscita dai depuratori potrebbe essere riutilizzata anche direttamente per l’irrigazione ma da questo punto di vista Hera ci va con i piedi di piombo.
«In Italia - dice la società - esiste una normativa molto complessa e restrittiva al riguardo. L’acqua esce depurata dagli impianti gestiti da noi rispettando i parametri, seguendo quanto previsto dal decreto 152/2006».
«Solitamente l’agricoltura che in Italia rappresenta il settore produttivo con la più alta percentuale dell’utilizzo di risorsa idrica, ovvero quasi la metà del totale utilizzato, non usa acqua potabile della normale rete idrica. Di solito si usa la rete per usi irrigui, quella di canali e gestiti dai Consorzi di Bonifica.
Dove il riutilizzo delle acque in uscita dai depuratori è possibile, i benefici indotti interessano comunque sia il risparmio economico che, soprattutto, la salvaguardia della risorsa acqua». (s.c.)
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