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«Con il mio “robot” i pizzaioli potranno dire addio alla fatica»

«Con il mio “robot” i pizzaioli potranno dire addio alla fatica»

È nato lo stendipizza: dalla pallina alla pizza in pochi secondi grazie alla passione per la meccanica di Nunzio Compagni

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Una passione divorante per la meccanica e una curiosità innata per i meccanismi elettrici dopo una vita a fare il super-meccanico nelle ceramiche. È questo il retroterra di un’invenzione tutta modenese messa a punto da Nunzio Compagni che ha brevettato il primo stendipizza automatizzato.

Il pizzaiolo-robot, se così vogliamo chiamarlo, è in grado di trasformare una pallina presa dal frigorifero in una pizza pronta per essere condita e andare in forno in soli sei secondi. «Tutto dimostrato nero su bianco e soprattutto verificabile - dice allegro Compagni, che ha ribattezzato Ulisse il suo ritrovato - Credo che la mia macchina possa essere un ottimo aiuto nelle pizzerie e nei ristoranti ma soprattutto nelle sagre e nelle feste di paese. Infatti basta comprare le palline di diverso peso, da 180 a 200 grammi, già surgelate, e poi tenerle negli appositi congelatori dove la lievitazione viene guidata sino al momento in cui devono essere cotte. Bene, non serve più il piano di marmo, la farina e l’esperienza di un bravo pizzaiolo; chiunque può mettere la pallina già pronta nel cassetto e ritirare dopo poco tempo la “schiacciatina”. Naturalmente è ottima anche per stendere la pasta delle tigelle, lo gnocco e anche la pasta dei tortellini e delle tagliatelle. Insomma, un vero cuoco in più che lavora con la corrente di casa».

Un macchinario impegnativo però per il peso - a seconda della potenza da 50 a 90 kg. - e per il prezzo visto che i tre modelli variano da 3 mila a 3 mila e 500 euro. «Ma è una spesa che si ripaga - si accalora il signor Nunzio - Tanto per cominciare si compra a rate e poi si può comunque affittare per una settima. E se ci sono dei comitati fiera o gruppi di amici che ne hanno bisogno più volte alla fine la possono prendere per sempre e quello che hanno speso entra già nel prezzo finale».

Magari il marketing è ancora il punto debole dell’operazione. Se da un punto di vista tecnico tutte le regole sono state rispettate, ora occorre trovare qualcuno che sappia valorizzare il ritrovato. Due pizzaioli suoi amici intanto stanno testando a pieno ritmo la macchina anche se gli specialisti sono ancora scettici. Naturalmente servirebbe anche un’impastatrice in modo da chiudere la filiera, garantendo ai ristorante in poco spazio un grande volume di prodotti che possono essere messi in frigorifero prima dell’uso. «Sto per costruire anche quella - replica pronto Compagni - È solo questione di tempo. Da quando sono in pensione non riesco a stare fermo, visto che ho cominciato a lavorare da ragazzino con un taglialamiera e sono stato garzone di un fabbro. Il metallo e gli impianti elettrotecnici li conosco come le mie tasche e state sicuri che realizzerò una linea completa per le pizzerie e anche per i ristoranti».

Manca solo il forno, ma quello è un altro campo, anche se qualche parentela con le ceramiche ce l’ha. Che differenza c’è tra una manciata di terra e acqua che viene stesa per fare una piastrella e l’equivalente con la farina che diventa pizza? Compagni non ha dubbi: «La pizza - dice - si stende con più semplicità».

Saverio Cioce

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