«Hera si allarga, il sindaco tace?»
Sinistra Italiana: «Richieste di deroghe nello smaltimento pericolo per la salute»
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Come mai i sindaci continuano a tacere di fronte alle annuali richieste da parte di Hera di avere deroghe nello smalto dei rifiuti? È la domanda rivolta da Sinistra Italiana di fronte alla nuova richiesta di deroghe da parte della multiutility.
«Non chiede piccole cose ma addirittura di aumentare la capacità di smaltimento dei propri impianti per smaltire percolati da discarica o da impianti di compostaggio. – esordisce Sinistra Italiana – Non contenta di questo ampliamento (ma la discarica non doveva essere “…ridotta e superata”? ), Hera chiede anche l’autorizzazione a peggiorare ulteriormente il carico delle sostanze inquinanti (tensioattivi), oggi sottoposte a precisi limiti, che possono essere immesse nel Naviglio. Ciò che stupisce è che già oggi la quantità di tensioattivi immessi è superiore ai limiti imposti per legge e già autorizzato in deroga alla normativa. Insomma Hera ora chiede un’ulteriore deroga all’attuale deroga! E nel 2018 ancora?»
E si arriva ai sindaci. «E i sindaci: non vedono, non sentono, non parlano! – prosegue SI – Eppure si rischia un forte peggioramento della qualità ambientale del territorio. Basti pensare all’uso intensivo che viene fatto in agricoltura delle acque del Naviglio e del Panaro, per valutare l’effetto per la stessa qualità della vita di noi tutti. Concedere queste deroghe aumenterebbe la redditività degli impianti con vantaggio economico di Hera e con grave svantaggio per la nostra salute. Ma sindaci davvero non hanno nulla da obiettare? Eppure i Comuni sono azionisti di maggioranza di Hera ma, se loro si disinteressano, chi governa, chi controlla le scelte delle multiutility? È poi inaccettabile che Hera voglia fare di Modena uno dei due o tre poli regionali per lo smaltimento dei rifiuti, perché sul nostro territorio si concentrerebbe il carico inquinante di mezza regione! » Secondo SI, invece, deve valere «il principio della territorialità del ciclo dei rifiuti e l’ambito provinciale sembra essere quello ottimale. Riapriamo la discussione su chi e come debba gestire beni primari come acqua e ambiente, perché le regole del mercato non salvaguardino gli interessi di tutti e la tutela dei beni comuni difficilmente collima con la sola logica del profitto. Sindaci se ci siete battete un colpo».
«Non chiede piccole cose ma addirittura di aumentare la capacità di smaltimento dei propri impianti per smaltire percolati da discarica o da impianti di compostaggio. – esordisce Sinistra Italiana – Non contenta di questo ampliamento (ma la discarica non doveva essere “…ridotta e superata”? ), Hera chiede anche l’autorizzazione a peggiorare ulteriormente il carico delle sostanze inquinanti (tensioattivi), oggi sottoposte a precisi limiti, che possono essere immesse nel Naviglio. Ciò che stupisce è che già oggi la quantità di tensioattivi immessi è superiore ai limiti imposti per legge e già autorizzato in deroga alla normativa. Insomma Hera ora chiede un’ulteriore deroga all’attuale deroga! E nel 2018 ancora?»
E si arriva ai sindaci. «E i sindaci: non vedono, non sentono, non parlano! – prosegue SI – Eppure si rischia un forte peggioramento della qualità ambientale del territorio. Basti pensare all’uso intensivo che viene fatto in agricoltura delle acque del Naviglio e del Panaro, per valutare l’effetto per la stessa qualità della vita di noi tutti. Concedere queste deroghe aumenterebbe la redditività degli impianti con vantaggio economico di Hera e con grave svantaggio per la nostra salute. Ma sindaci davvero non hanno nulla da obiettare? Eppure i Comuni sono azionisti di maggioranza di Hera ma, se loro si disinteressano, chi governa, chi controlla le scelte delle multiutility? È poi inaccettabile che Hera voglia fare di Modena uno dei due o tre poli regionali per lo smaltimento dei rifiuti, perché sul nostro territorio si concentrerebbe il carico inquinante di mezza regione! » Secondo SI, invece, deve valere «il principio della territorialità del ciclo dei rifiuti e l’ambito provinciale sembra essere quello ottimale. Riapriamo la discussione su chi e come debba gestire beni primari come acqua e ambiente, perché le regole del mercato non salvaguardino gli interessi di tutti e la tutela dei beni comuni difficilmente collima con la sola logica del profitto. Sindaci se ci siete battete un colpo».
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