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Carpi, vandali stangati dal giudice «Non si sono mai pentiti»

di Serena Arbizzi
Carpi, vandali stangati dal giudice «Non si sono mai pentiti»

Depositate le motivazioni della pesante sentenza contro i tre ladri ragazzini Non hanno ancora consapevolezza della notte di scorribanda sugli autobus Seta

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CARPI. I tre vandali che hanno rubato cinque pullman e si sono schiantati contro il Meucci, dopo avere scorrazzato senza patente e per ore a bordo dei mezzi rubati, non hanno manifestato segnali di pentimento attraverso la loro condotta, successivamente al fatto. Per questo, il giudice del Tribunale dei minori ha respinto la richiesta effettuata da parte della difesa dei giovani, affinché svolgessero lavori socialmente utili e ha invece stabilito che scontassero una pena di due anni di carcere a testa.

È questo il senso delle motivazioni della sentenza, rese note pochi giorni fa, emessa dal Tribunale dei minori di Bologna, riguardo al caso dei tre ragazzini che lo scorso aprile erano entrati al deposito della stazione delle corriere di via Peruzzi dove avevano rubato cinque pullman Seta per poi scorrazzare in tutta la città e provocando quasi mezzo milione di euro di danni.

Scorrendo le pagine che riportano le motivazioni, si scopre che il giudice ha analizzato distintamente ciascuna delle singole situazioni. È stato dunque stabilita una ragione diversa per ciascuno dei vandali, che ha poi portato alla sentenza di condanna. Per il primo, infatti, esistono precedenti di Polizia relativi al reato di violenza sessuale di gruppo (procedimento, quest’ultimo, che nulla ha a che vedere con il furto dei cinque pullman e che è stato avviato nel 2016). Nel secondo caso, come noto, sono stati annotati anche gli episodi di fuga dalla comunità in cui il ragazzino è ospite. Nel terzo caso, invece, il giovane non ha mostrato “un percorso di resipiscenza”. Un termine tipicamente giuridico che però sta ad indicare come la persona in questione non abbia preso consapevolezza del proprio errore. Né, tantomeno, si è ravveduta per averlo compiuto. Tecnicamente parlando, il giudice ha considerato che le attenuanti generiche e l’attenuante della minore età dei tre, equivalgano alle aggravanti contestate. Il calcolo della pena è stato effettuato tenendo conto che i furti sono stati cinque: ovvero, il numero degli autobus “fatti uscire” dal deposito e pesantemente danneggiati. Il furto, poi, è stato compiuto, appunto, con gravi danneggiamenti ai mezzi sottratti. E non è stata di trascurabile importanza, nello stabilire i due anni di pena, nemmeno l’interruzione del pubblico servizio. L’istituto Meucci, infatti, è rimasto chiuso tre giorni dopo che l’ingresso della scuola era stato reso inagibile dall’atto vandalico. La combinazione dei vari fattori ha fatto stabilire al Tribunale dei Minori, quindi, che i tre non siano meritevoli della messa alla prova (per la quale il sindaco Alberto Bellelli aveva già dato la disponibilità, indicando una struttura per anziani cittadina come possibile area di accoglienza), né della condizionale. Due giovanissimi si trovano così in comunità in attesa dell’Appello che verrà presentato dopo agosto. Il terzo deve invece scontare il carcere per un mese dopo l’ennesima evasione e il successivo ritrovamento a casa della madre con una fuga che lo aveva visto protagonista per una intera notte di ricerche a cura dei carabinieri.
 

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