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Il dottor Gavioli: «È un malore imprevisto»

Il dottor Gavioli: «È un malore imprevisto»

Il medico sportivo: «Si chiama Morte Cardiaca Improvvisa, spesso è una malattia congenita non nota»

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Si chiama Morte Cardiaca Improvvisa da Sport il fenomeno che in modo del tutto inatteso uccide atleti giovani - pochissimi, per fortuna - e che ha ucciso anche Mattia Dall’Aglio a soli 24 anni. Perché?

«È tutt’oggi che penso a questa vicenda dolorosa - spiega il dottor Claudio Gavioli, fisiatra e medico sportivo molto conosciuto - sono casi che purtroppo avvengono ma che colpiscono chi vive nell’ambiente sportivo. Mattia era un agonista di buon livello preparato e allenato, da quanto ho letto. È impossibile dare una risposta immediata. La Medicina sportiva non conosce l’origine di questo fenomeno».

Di cosa si tratta?

«Di una defaillance del cuore. Avviene all’improvviso. Per capire cosa è successo bisogna indagare, capire se Mattia aveva una patologia congenita. Ad esempio, un aneurisma. Spesso in questi casi le cause sono già presenti ma restano latenti, sfuggono agli esami diagnostici che si fanno in ambito sportivo».

Sembra incredibile.

«È così. È già accaduto con giovani calciatori. Di fronte alle Morti Cardiache Improvvise siamo impotenti. Voglio dire: la Medicina Sportiva lavora bene (e non voglio certo fare una difesa d’ufficio dei colleghi); i controlli cardiaci e la diagnostica, per quanto eseguiti n modo accurato, non possono fare tutto. Spesso non emergono segnali di problemi. A volte, sì: in questi casi succede che si salvano vite identificando la malattia o il difetto congenito in tempo».

È molto diffusa la Morte Cardiaca Improvvisa?

«Pochi casi all’anno. Sotto l’1% delle morti improvvise».

È possibile che sia causata da eccessivo allenamento?

«Non credo, perché gli allenatori conoscono sempre i limiti dell’agonista e mi pare di aver capito che Mattia era seguito con cura. Inoltre il corpo ha suoi meccanismi fisiologici che segnalano quando lo sforzo è eccessivo».

Carlo Gregori

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