Gazzetta di Modena

Modena

CAVE RUBBIANI 

Comune: «La falda non è inquinata»

Comune: «La falda non è inquinata»

Inquinamento della falda acquifera di Cave Rubbiani? No. Questo il responso dei controlli effettuati da Arpae nella prima falda acquifera sull'area di via Cave Rubbiani e via Montecatini. Le analisi...

2 MINUTI DI LETTURA





Inquinamento della falda acquifera di Cave Rubbiani? No. Questo il responso dei controlli effettuati da Arpae nella prima falda acquifera sull'area di via Cave Rubbiani e via Montecatini. Le analisi chimiche sono state effettuate sui campioni di acqua prelevati nello scorso mese di maggio dai tecnici del Comune di Modena e della stessa Arpae, sia dai piezometri in area di cava che da quattro pozzi privati della zona interessata.

I risultati delle analisi, che si sono appena concluse, sono contenuti in una lettera che il Comune, ha inviato ai proprietari dei pozzi e a tutti i firmatari della petizione che chiedeva ulteriori esami delle acque dei pozzi privati. Questi pozzi non sono destinati al prelievo di acque per il consumo umano in quanto l'area è servita dall'acquedotto pubblico che fornisce le necessarie garanzie di potabilità. «Dalle analisi - riferisce il Comune - emerge comunque che per quanto riguarda gli aspetti sanitari tutti i campioni prelevati dai pozzi rimangono al di sotto dei limiti previsti anche per tale consumo e sono quindi considerate potabili. Sono state rilevate elevate concentrazioni di manganese e di ferro ma, come spiega il dipartimento di Igiene ambientale dell'Ausl, questi elementi naturali sono presenti a livelli non pericolosi anche se possono compromettere le caratteristiche dell'acqua con colorazioni anomale. Non sono state rilevate invece contaminazioni da metalli pesanti e solventi ».

Quanto alle analisi di carattere territoriale, il Comune ha riesaminato le numerose indagini geologiche disponibili sull'area. L'indagine ha evidenziato che nei primi 10 metri di profondità esiste una separazione laterale nella falda tra le aree interne ed esterne alla Cassa di espansione, dovuta a un setto artificiale collocato sotto le arginature per evitare sottopressioni idrauliche al manufatto. Dalle numerose stratigrafie consultate risulta inoltre confermata anche la separazione verticale tra i diversi livelli acquiferi presenti. In questa zona, infine, il fiume Panaro non alimenta ma drena la falda superficiale e ne richiama il flusso verso l'alveo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google