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Sala palestra e documenti sotto sequestro

Sala palestra e documenti sotto sequestro

La Procura vuole accertare come veniva gestita la stanza per gli esercizi. Oggi gli incarichi per l’autopsia e gli esami collaterali

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Oggi sarà il giorno cruciale per chiarire perché Mattia dall’Aglio è morto domenica pomeriggio mentre si stava riscaldando con alcuni esercizi di stretching e aerobica nella sala adibita a palestra. Questa mattina, infatti, il pm Katia Marino conferirà l’incarico per eseguire l’autopsia sul corpo dell’atleta di Montecchio (Reggio). Non solo un esame generale: come annunciato dal procuratore Lucia Musti si terranno esami a tutto campo «fatti con tutti i crismi», per non escludere nulla. Per questo si preleveranno fluidi, sangue, tessuti e anche tutto ciò che sarà necessario per un esame tossicologico. Dopo che tutte le parti - familiari e i due responsabili ora indagati - avranno nominato i loro consulenti si potrà procedere all’autopsia. L’inizio potrebbe essere anche fissato per il primo pomeriggio.

Dall’esame potrebbe emergere in tempi brevi un problema cardiaco o circolatorio che può aver provocato la morte. Tuttavia l’indagine medico-legale, come predisposta dalla Procura, non vuole escludere nulla e quindi saranno vagliate possibili concause, compresa l’assunzione di farmaci, per ora una pura ipotesi del momento che si è detto che Mattia non ne assumeva.

Proseguono intanto le indagini condotte dalla Squadra mobile della polizia di stato. Ieri su disposizione del pm Marino gli agenti sono tornati alla sede della società Amici del Nuoto presso la piscina dei Vigili del fuoco. Hanno acquisito tutta la documentazione che riguarda non solo la sala adibita a palestra, ma anche le autorizzazioni ad entrare e chi ne è effettivamente responsabile. L’intento è evidente: ricostruire senza incertezze come e chi gestiva questa sala con palestra che non è una palestra e quindi non comporta tutti gli obblighi di legge per essere frequentata. La stessa sala con gli attrezzi è stata posta ieri sotto sequestro. Terzo elemento chiave dell’inchiesta è poi la videoregistrazione in cui si vede Mattia terminare un esercizio di stretching, prendere il cellulare, guardarlo e poi allontanarsi fuori dal campo nel punto in cui sarà trovato morto alle 17.30 di domenica pomeriggio.

Come detto dal procuratore capo, è proprio quello spazio attrezzato per esercizi- di allenamento ma anche si semplice riscaldamento o mantenimento fisico - al centro dell’inchiesta. Una stanza con finestroni che al momento del decesso sarebbero stati aperti ma che era privo di un condizionatore. Una stanza piena di attrezzature ma che, come pare, non aveva strumentazione di primo intervento immediato per i soccorsi. Il defibrillatore era però c’è ed disponibile nella sede, come avevano detto anche di due indagati: il presidente Mirco Merighi e l’allenatore Luciano Landi, difesi dall’avvocato Giulio Garuti. Ma non era lì, in sala, al momento del malore. E non sarebbe stato neppure utile dato che mancava qualcuno che potesse attivarlo. Insomma, era tutto in regola oppure ci sono deficienze organizzative che possono aver contribuito alla morte del nuotatore? Questa è la domanda che ora pare al centro delle indagini.

Carlo Gregori

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