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Elena, 915 chilometri a piedi fino a Finsterra

Elena, 915 chilometri a piedi fino a Finsterra

La fotoreporter è appena tornata dal pellegrinaggio concluso nonostante i dolori a schiena e anca

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“Il Cammino di Santiago” è per tanti, ma non per tutti”.

Inizia così il racconto di Elena Bellini, la fotoreporter sassolese appena tornata dal celebre percorso spagnolo, una sfida tra pellegrinaggio, avventura e riscoperta di se stessi. Una sfida, quella completa, di oltre 915 chilometri, i primi 800 fino a Santiago ed i rimanenti fino a Finsterra, dove una volta si pensava ci fosse “la fine del mondo conosciuto”.

«È stata una full immersion totale - racconta Elena - nella quale, dopo aver sentito tanto parlare di questo percorso, ho voluto mettermi alla prova da sola. Da tempo soffro di mal di schiena e di dolori all’anca e non ho trovato tante soluzioni; qualche mese fa mi sono detta: “o la va o la spacca”, e ho deciso di fare questa esperienza. Il mal di schiena c’è ancora, quello all’anca lo stesso, qualche altro acciacco pure ma, se avessi avuto due mesi di tempo invece che uno solo, avrei impiegato 60 giorni, tanto è stato bello, coinvolgente, pieno di cose nuove, come una immersione nel 1500».

Certo che curare il mal di schiena con uno zaino da 15 chili per più di 30 giorni non è la terapia giusta.

«Questo è vero - ammette Bellini - ma oltre al necessario aveva circa 5 chili di attrezzatura per fare il mio reportage del viaggio. Devo ammettere che da Leon in poi ho spedito lo zaino, tranne l’attrezzatura e ho viaggiato più leggera. Ma erano sopravvenuti altri acciacchi e stavo per rinunciare, se non avessi avuto il conforto di alcuni ragazzi che mi hanno spinta a continuare e di una farmacista che mi ha curato i problemi alle gambe».

Tutti i giorni hai postato su Facebook i tuoi spostamenti, con centinaia di like.

«È stato anche un modo per stilare un diario quotidiano del viaggio e in qualche circostanza mi è anche servito, come nel caso dei dolori alle gambe, quando mi ha risposto un medico di Sassuolo dandomi i giusti consigli».

Un mese esatto, dal 4 luglio al 4 agosto, poi, gli ultimi 115 chilometri, in bicicletta.

«Avevo davvero dato tutto - confessa - ma ero determinata ad arrivare anche a Finsterra ed allora ho deciso di continuare in bicicletta, un mezzo con cui ho sentito un pò meno dolore e in tre giorni sono riuscita ad arrivare in fondo».

Che cosa lascia dentro una esperienza del genere?

«Ho avuto tanto da questo viaggio da sola, pur tra altri pellegrini. Dal punto di vista spirituale e religioso ho visto che pochi lo fanno in questo modo, tanti fanno gli ultimi 100 chilometri, poco più, poco meno; qualcuno fa porre i timbri e poi prosegue in taxi. Io ho trovato ciò che non c'è qui da noi, una serenità diversa e lo prova il fatto che quando sono rientrata, nel traffico della circonvallazione, mi sono sentita destabilizzata, fuori da un tempo nel quale ero stata immersa; ma alla fine devo dire che ho apprezzato dormire nel mio lettone, non come era successo nelle camerate degli ostelli durante il percorso».

Adesso ferie e riposo?

«No, tra qualche giorno parto per il Messico, dove andrò a far da guida ad un gruppo e ne approfitterò per aggiungere foto al mio bagaglio di esperienze vissute: ma sarà tutta un’altra esperienza rispetto a Santiago». (al. sci.)



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