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La “minaccia cinese” nel romanzo giallo di Pierluigi Selmi

di Michele Fuoco
La “minaccia cinese” nel romanzo giallo di Pierluigi Selmi

L’autore, appassionato d’arte e perenne viaggiatore, racconta la conquista di Marte e un intrigo internazionale

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"La Cina è vicina" titolava Marco Bellocchio il suo film del 1967. Ora la Cina, nel libro "The Stone Runner, il Corriere" (IBUC Edizioni, pp. 420, 20 euro) di Pierluigi Selmi, è sbarcata addirittura su Marte e la navetta, bloccata da un incidente, riesce a rientrare portando sulla Terra pietre misteriose capaci, se colpite da raggi solari, di produrre energia elettrica, garantendo energia per metropoli di 20 milioni di abitanti. Una vera rivoluzione, perché si tratta di energia inesauribile che mette fuori gioco Russia e America, disposte persino ad allearsi. E' caccia ad un corriere che trasferisce in Occidente una pietra rubata. Teatro di molte azioni diventa la piazza (Grande), all'ombra della torre bianca, quasi a ricordare che lo scrittore è modenese, anche se abita da 40 anni nella campagna bolognese. Selmi ha maturato una lunga esperienza industriale e commerciale che lo ha condotto a vivere, visitare e conoscere molti paesi del mondo. Collezionista d'arte contemporanea russa, appassionato di arte aborigena, è gastronomo e lui stesso cuoco, un perenne viaggiatore. Il romanzo si pone come esercizio letterario, con la fantastica scoperta di una nuova pietra filosofale.

Ma la vicenda immaginata potrebbe diventare reale?

«La velocità di diffusione delle conoscenze scientifiche, tecniche e tecnologiche in Cina, è impressionante. Ho messo al centro del romanzo un fatto eclatante, fuori dell’ordinario, scientificamente e tecnicamente improbabile, ma non impossibile. Se pensiamo alla velocità di sviluppo della Cina degli ultimi 20 anni, la mia operazione è stata solo di ulteriore accelerazione, non realistica ma credo che se c’è un paese oggi al mondo in grado di meravigliare il pianeta, quello è la Cina».

C'è la possibilità che, in futuro, i cinesi riescano a controllare il mondo?

«Quello del controllo diffuso è un argomento diverso, molto più realistico e fattibile perché legato alla politica cioè alle scelte degli uomini. Quando la Cina ha deciso di entrare nell’universo del capitalismo mondiale, lo ha fatto alterando in modo profondo gli equilibri dei rapporti pre-esistenti con riflessi, per esempio, sui prezzi internazionali delle materie prime e dei semilavorati di base. Contemporaneamente, la Cina si è posta il problema di dare da mangiare alla sua gente anche dopo 20 o 50 anni, comprando terreni in Africa, in Asia, in America Latina, in cambio di peanuts, di noccioline (un aeroporto, un porto, una fabbrichetta, con relativo insediamento di personale). Pensiamo alla Grecia: l’Europa, sarebbe meglio dire la Germania, ha affamato la Grecia, peraltro gestita male da un gruppo di potere imbelle. Pochi giorni fa la Merkel ha protestato a livello europeo denunciando l’invasione della Cina in Grecia, dove hanno comprato porti, aeroporti, i nodi della distribuzione fisica delle merci, i transiti dell’energia... Forse la Merkel (o il suo mentore il Ministro delle Finanze) sperava che i greci si sottomettessero in silenzio e non avevano previsto che per fame si può fare qualunque cosa? Sì, credo che la Cina abbia la possibilità di controllare molta parte del mondo, così come l'occidente ebbe la possibilità di controllare Africa, Asia e Sud America, con le politiche coloniali».

La conquista dei Cinesi potrebbe giovare all'Europa e mettere in secondo piano Russia e America?

«L’ipotesi che sviluppo nel romanzo porta a conclusioni esattamente contrarie, perché la Russia esiste ed è un paese forte e coeso. Altrettanto è l'America. L’Europa invece non esiste. Esistono le realtà nazionali, che hanno fatto grande l’Europa, ma come soggetto politico che possa confrontarsi con Cina, Russia e America semplicemente non esiste».

In che misura entrano nel libro il suo amore per l'arte e la buona cucina?

«Arte e buona cucina fanno parte del bagaglio culturale di quell’Europa che, nel mio romanzo, i cinesi prefigurano come posto buono per vacanze culturali e cibo buono come in nessuna altra parte del mondo. Le cose serie, invece, si faranno altrove».

È già al lavoro per il prossimo romanzo?

«Ne ho terminato uno: "Storia di Ana", una vita attraverso le rivoluzioni portoghesi... E sto scrivendo adesso, invece, un romanzo molto modenese il cui titolo provvisorio è “L'Affaire Dresde”. Parla della vendita di Dresda, con un intrigo internazionale».

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