sottobanco
La rivoluzione del “liceo breve” Ne abbiamo davvero bisogno?
di Vincenzo Brancatisano
Liceo breve. È davvero una buona idea quella di ridurre di un anno i tempi della scuola superiore che oggi appassiona la ministra dell’istruzione Fedeli e l’ex ministro Berlinguer che l’aveva...
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Liceo breve. È davvero una buona idea quella di ridurre di un anno i tempi della scuola superiore che oggi appassiona la ministra dell’istruzione Fedeli e l’ex ministro Berlinguer che l’aveva promossa 17 anni orsono? Non lo è per gli insegnanti. Chiedere a questi ultimi di apprezzare il liceo di quattro anni sarebbe come chiedere a chi è seduto su un ramo di segare il medesimo visto che si parla di tagli. Tuttavia, la realtà va raccontata per intero.
I docenti delle scuole secondarie di secondo grado sono impegnati costantemente in attività di recupero pomeridiano, in quello estivo, in quello definito in itinere.
Tutto questo perché la gran parte degli studenti non è in grado di seguire il ritmo delle lezioni che solo vent'anni orsono sarebbe stato definito addirittura lento. Occorre includere i ragazzi affetti da un'imponente mole di disturbi e disagi il più delle volte certificati dalle autorità sanitarie. Nelle scuole modenesi, prime in questa classifica, i Dsa, i disturbi specifici dell’apprendimento, hanno conosciuto un’impennata stratosferica.
Nel frattempo ha fatto irruzione nelle aule la problematica dei Bes, i Bisogni educativi speciali, con gli annessi oneri formali e reali a carico non solo dei docenti ma anche dell’andamento dei programmi da svolgere.
Occorre includere i Nai, gli alunni neo arrivati in Italia, con gli evidenti problemi di comprensione linguistica. Tutte sigle che nascondono continui e opportuni rallentamenti della didattica che sul piano formale vanno anche documentati, altrimenti il Tar boccia i prof. Si aggiungano l'alternanza scuola lavoro che tengono gli studenti lontani dalle aule per settimane e i nuovi corsi obbligatori corsi per la sicurezza sul lavoro. Dunque ci si attenderebbe l'introduzione di interventi di orientamento opposto rispetto a quello prospettato in una contrazione del tempo degli studi a parità di programmi da svolgere. Bisogna riconoscere che alcuni argomenti vengono ripetuti diverse volte, dalle primarie alle superiori, con duplicazioni inutili.
Di contro negli ultimi tempi sono aumentati gli ambiti delle nuove conoscenze e dunque le esigenze di vedere aumentata l’offerta formativa. Si pensi all’informatica, che andrebbe affidata a insegnanti sempre all’altezza del compito, ma anche alla storia, con i programmi che sono fermi al 1945 e che invece andrebbero allungati di più un altro mezzo secolo, allo studio della letteratura italiana che, se insiste su Manzoni, esclude Alvaro, Bassani e Pasolini, per tacer d'altri. In molti licei spesso manca lo studio delle materie giuridiche ed economiche, tanto che molti diplomati non conosceranno mai concetti giuridici ed economici fondamentali per la comprensione della realtà sociale se non si iscriveranno a Giurisprudenza o Economia.
Un medico, già diplomato al liceo classico, non ha il diritto di sapere cosa siano un decreto legislativo, un contratto, un’imposta indiretta o l’usucapione? Insomma, ci starebbe un potenziamento dell’istruzione e dei suoi tempi, non una ritirata. Si controbatte che ieri bastavano quattro anni di Magistrale per formare un maestro bravo. Ma oggi non è più ieri.
I docenti delle scuole secondarie di secondo grado sono impegnati costantemente in attività di recupero pomeridiano, in quello estivo, in quello definito in itinere.
Tutto questo perché la gran parte degli studenti non è in grado di seguire il ritmo delle lezioni che solo vent'anni orsono sarebbe stato definito addirittura lento. Occorre includere i ragazzi affetti da un'imponente mole di disturbi e disagi il più delle volte certificati dalle autorità sanitarie. Nelle scuole modenesi, prime in questa classifica, i Dsa, i disturbi specifici dell’apprendimento, hanno conosciuto un’impennata stratosferica.
Nel frattempo ha fatto irruzione nelle aule la problematica dei Bes, i Bisogni educativi speciali, con gli annessi oneri formali e reali a carico non solo dei docenti ma anche dell’andamento dei programmi da svolgere.
Occorre includere i Nai, gli alunni neo arrivati in Italia, con gli evidenti problemi di comprensione linguistica. Tutte sigle che nascondono continui e opportuni rallentamenti della didattica che sul piano formale vanno anche documentati, altrimenti il Tar boccia i prof. Si aggiungano l'alternanza scuola lavoro che tengono gli studenti lontani dalle aule per settimane e i nuovi corsi obbligatori corsi per la sicurezza sul lavoro. Dunque ci si attenderebbe l'introduzione di interventi di orientamento opposto rispetto a quello prospettato in una contrazione del tempo degli studi a parità di programmi da svolgere. Bisogna riconoscere che alcuni argomenti vengono ripetuti diverse volte, dalle primarie alle superiori, con duplicazioni inutili.
Di contro negli ultimi tempi sono aumentati gli ambiti delle nuove conoscenze e dunque le esigenze di vedere aumentata l’offerta formativa. Si pensi all’informatica, che andrebbe affidata a insegnanti sempre all’altezza del compito, ma anche alla storia, con i programmi che sono fermi al 1945 e che invece andrebbero allungati di più un altro mezzo secolo, allo studio della letteratura italiana che, se insiste su Manzoni, esclude Alvaro, Bassani e Pasolini, per tacer d'altri. In molti licei spesso manca lo studio delle materie giuridiche ed economiche, tanto che molti diplomati non conosceranno mai concetti giuridici ed economici fondamentali per la comprensione della realtà sociale se non si iscriveranno a Giurisprudenza o Economia.
Un medico, già diplomato al liceo classico, non ha il diritto di sapere cosa siano un decreto legislativo, un contratto, un’imposta indiretta o l’usucapione? Insomma, ci starebbe un potenziamento dell’istruzione e dei suoi tempi, non una ritirata. Si controbatte che ieri bastavano quattro anni di Magistrale per formare un maestro bravo. Ma oggi non è più ieri.
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