Gazzetta di Modena

Modena

A Serra l’accoglienza è... donna Otto nigeriane affidate al Ceis

di Daniele Montanari
A Serra l’accoglienza è... donna Otto nigeriane affidate al Ceis

Ospitate da ieri in canonica a Montagnana da don Desmond Okoro: «Da noi potranno integrarsi» Le stanze preparate da altri immigrati: «Non staranno qui a far nulla: per loro impegni e progetti»

3 MINUTI DI LETTURA





SERRAMAZZONI. Nuova prova di accoglienza in Appennino: ieri sono arrivate nella canonica di Montagnana otto profughe nigeriane, che rappresentano una novità su questo fronte.

Innanzitutto perché sono tutte donne, e finora in montagna si era avuta un’unica esperienza interamente al femminile a Gombola (Polinago), ma era stata una cosa di poche settimane.

Poi perché rappresentano il debutto in Appennino nella gestione di richiedenti asilo per il gruppo Ceis di padre Stenico, che peraltro finora si era occupato di profughi solo maschi (80 circa).

E non da ultimo si tratta dei primi arrivi presso una comunità, quella di Montagnana, che finora non aveva mai avuto profughi. Una sfida sotto molteplici aspetti, dunque.

Le ragazze, da meno di due mesi in Italia, di religione cristiana, sono arrivate dall’hub Mattei di Bologna per essere alloggiate in locali al secondo piano della canonica, restaurata, che è già utilizzata (continuerà ad esserlo perché gli spazi sono tanti) per attività sociali e il catechismo, ospitando poi anche l’ufficio postale a piano terra. Gli ambienti sono stati preparati a tempo di record dal personale del Ceis (in particolare da due ragazzi anch’essi richiedenti asilo) e dai volontari della parrocchia (a partire dal sagrestano Rolando), su disposizione del parroco don Desmond Okoro, che sa cos’è l’immigrazione perché anche lui è arrivato dalla Nigeria nel 1979. Dal 1999 parroco di Ligorzano, Rocca S.Maria e appunto Montagnana, don Desmond ha raccolto l’appello all’accoglienza del vescovo Castellucci: «Se queste ragazze si comportano bene – sottolinea – troveranno una bellissima comunità, perché qui c’è gente che ha la filosofia dell’accoglienza dentro. Chiaro però che dovranno essere educate e capire che per integrarsi da entrambe le parti bisogna abbandonare le rigidità culturali. Mi sembra che ci sia un bel progetto dietro, sono fiducioso».

E in mano al Ceis appunto, convinto sostenitore dell’accoglienza fatta di piccoli nuclei, presenza discreta sul territorio: «Il nostro progetto vuole mettere in rete esperienze parrocchiali, associazionismo locale e amministrazione comunale per creare un percorso di integrazione efficace e utile» spiega Luca Cavalieri, direttore generale.

«L’avvio di questo modello a Nonantola ha dato ottimi riscontri, lo stiamo portando a Sassuolo, Formigine, Castelfranco, San Cesario e adesso in Appennino. Queste ragazze non staranno lì a non far nulla: parallelamente al percorso per l’ottenimento dello status di rifugiate, si renderanno utili alla comunità, e noi le seguiremo dal lato sanitario e culturale, con le lezioni d'italiano».

Ad occuparsene è Boze Klapez, pedagogista con 30 anni di esperienza nel Ceis, che a Montagnana ha destinato due educatori, Girolamo e Simon. «Apprezzo molto le modalità con cui è stato gestito questo arrivo», sottolinea il sindaco Roberto Rubbiani. Dai 7 profughi che aveva Serra quindi sale a 15. Non è escluso che ne arrivino altri nelle prossime settimane, per raggiungere quota 27.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google