Problemi gestionali: Casa Regina Famiglia costretta a chiudere
di Saverio Cioce
Fondata grazie a un’eredità e a un’associazione di volontari A partire dal ’99 ha accolto 300 ospiti tra donne e bambini
3 MINUTI DI LETTURA
Una comunità vitale, nata con spirito di apostolato religioso e aperta ai bisogni dei diseredati, ma su cui oggi è stata scritta legalmente la parola fine dopo un lungo braccio di ferro tra i suoi promotori e la Diocesi. La chiusura improvvisa corre il rischio di lasciare senza tetto e aiuto materiale decine di mamme e bambini che hanno trovato rifugio nella sua strutture per sfuggire a violenze di ogni tipo.
È questa la situazione in cui si trova la Casa Regina della Famiglia che in diciassette anni di accoglienza ha ospitato poco meno di 300 persone, in gran parte donne e bambini in tenera età. Alcune mamme, arrivate in condizioni di pericolo o di estrema povertà, hanno messo al mondo i loro bebè nell’antica dimora ai confini della campagna modenese, a poca distanza dal Ponte dell’Uccellino. Tutte, senza eccezioni, sono state assistite e ospitate gratuitamente nella struttura che funziona come una vera e propria “Casa di accoglienza”, in accordo con i servizi sociali dei Comuni modenesi e seguendo le norme previste dalla regione Emilia Romagna.
La struttura, una grande villa sette-ottocentesca, fu lasciata in eredità nel 1994 da un’anziana nobildonna modenese, Teresa Messerotti Benvenuti, all’Ordine dei Gesuiti, assieme a un palazzo antico in via Canalino 20, a fondi agricoli con annessi edifici rurali e altri beni. Una stima prudente dell’epoca quantificò i circa 8 miliardi lire l’insieme dei beni. Lo scopo dichiarato? Come specificò la benefattrice in una lunga lettera allegata al lascito, l'obbiettivo era quello di permettere la realizzazione di opere di apostolato e di carità al servizio della nostra provincia. Per realizzare questi obbiettivi fu creata una fondazione, grazie all’opera di padre Remo Sartori, un’infaticabile gesuita attivo già dagli anni ’70 a Modena con una predicazione del Vangelo basata sulla vicinanza materiale ai più poveri.
Per i Gesuiti fu quindi una scelta consapevole quella di affidare a lui la leadership del progetto, per metà apostolato religioso e per metà sociale. Il tutto arrivò a buon fine grazie a due associazioni già create con lo stesso padre Remo, la Piccola Famiglia delle Figlie e dei Figli di Maria, una minuscola congregazione di persone consacrate a livello di diocesi, e l’Associazione Cenacolo di Gesù e Maria. Questi ultimi, quasi tutti laici, s’impegnarono a sostenere il progetto in varie parti d’Italia, dal Piemonte sino alla Campania e alla Puglia, a S. Giovanni Rotondo. In vent’anni di attività sono stati loro a fornire le braccia e le risorse per mandare avanti la casa d’accoglienza a Modena e dal 2007 la Casa Giovanni Paolo II a Varana di Serramazzoni. A fianco delle attività pastorali (ritiri spirituali, accoglienza per coppie e singoli, campi estivi per scout e altri) sono cresciute rigogliosamente iniziative sociali che hanno seguito le persone ospitate negli anni, curando il loro reinserimento sociale anche per i casi più difficili.
Ma negli ultimi mesi è successo qualcosa che ha terremotato questo lungo lavoro. Padre Remo Sartori, che oggi ha 87 anni, è stato sostituito. Il suo successore, per effetto di subentri e dimissioni obbligate nel consiglio d’amministrazione della Fondazione, ha avallato la scelta di sciogliere l’istituzione e le associazioni che fanno da corona, chiudendo tutte le attività. Il tutto è stato possibile grazie all'azzeramento della componente che faceva capo a padre Remo, visto che alle due associazioni di diritto canonico diocesano è stato revocato il riconoscimento ecclesiastico.
E a quel punto gli oppositori del sacerdote, ormai allontanato da Modena, hanno avuto buon gioco nel votare la soli lo scioglimento della fondazione. Decisione ratificata pochi giorni fa dalla regione Emilia Romagna che dovrà decidere sulla destinazione e l'affido dei beni costruiti e gestiti grazie alla benefattrice e ai volontari che ne hanno portato avanti le sue volontà.
Che fine farà la grande villa? Oggi ha un grande valore grazie ai restauri dei benefattori e dei volontari. E dove andranno le persone accolte e curate nella Casa? I servizi sociali dove potranno mandare i casi più disperati?
È questa la situazione in cui si trova la Casa Regina della Famiglia che in diciassette anni di accoglienza ha ospitato poco meno di 300 persone, in gran parte donne e bambini in tenera età. Alcune mamme, arrivate in condizioni di pericolo o di estrema povertà, hanno messo al mondo i loro bebè nell’antica dimora ai confini della campagna modenese, a poca distanza dal Ponte dell’Uccellino. Tutte, senza eccezioni, sono state assistite e ospitate gratuitamente nella struttura che funziona come una vera e propria “Casa di accoglienza”, in accordo con i servizi sociali dei Comuni modenesi e seguendo le norme previste dalla regione Emilia Romagna.
La struttura, una grande villa sette-ottocentesca, fu lasciata in eredità nel 1994 da un’anziana nobildonna modenese, Teresa Messerotti Benvenuti, all’Ordine dei Gesuiti, assieme a un palazzo antico in via Canalino 20, a fondi agricoli con annessi edifici rurali e altri beni. Una stima prudente dell’epoca quantificò i circa 8 miliardi lire l’insieme dei beni. Lo scopo dichiarato? Come specificò la benefattrice in una lunga lettera allegata al lascito, l'obbiettivo era quello di permettere la realizzazione di opere di apostolato e di carità al servizio della nostra provincia. Per realizzare questi obbiettivi fu creata una fondazione, grazie all’opera di padre Remo Sartori, un’infaticabile gesuita attivo già dagli anni ’70 a Modena con una predicazione del Vangelo basata sulla vicinanza materiale ai più poveri.
Per i Gesuiti fu quindi una scelta consapevole quella di affidare a lui la leadership del progetto, per metà apostolato religioso e per metà sociale. Il tutto arrivò a buon fine grazie a due associazioni già create con lo stesso padre Remo, la Piccola Famiglia delle Figlie e dei Figli di Maria, una minuscola congregazione di persone consacrate a livello di diocesi, e l’Associazione Cenacolo di Gesù e Maria. Questi ultimi, quasi tutti laici, s’impegnarono a sostenere il progetto in varie parti d’Italia, dal Piemonte sino alla Campania e alla Puglia, a S. Giovanni Rotondo. In vent’anni di attività sono stati loro a fornire le braccia e le risorse per mandare avanti la casa d’accoglienza a Modena e dal 2007 la Casa Giovanni Paolo II a Varana di Serramazzoni. A fianco delle attività pastorali (ritiri spirituali, accoglienza per coppie e singoli, campi estivi per scout e altri) sono cresciute rigogliosamente iniziative sociali che hanno seguito le persone ospitate negli anni, curando il loro reinserimento sociale anche per i casi più difficili.
Ma negli ultimi mesi è successo qualcosa che ha terremotato questo lungo lavoro. Padre Remo Sartori, che oggi ha 87 anni, è stato sostituito. Il suo successore, per effetto di subentri e dimissioni obbligate nel consiglio d’amministrazione della Fondazione, ha avallato la scelta di sciogliere l’istituzione e le associazioni che fanno da corona, chiudendo tutte le attività. Il tutto è stato possibile grazie all'azzeramento della componente che faceva capo a padre Remo, visto che alle due associazioni di diritto canonico diocesano è stato revocato il riconoscimento ecclesiastico.
E a quel punto gli oppositori del sacerdote, ormai allontanato da Modena, hanno avuto buon gioco nel votare la soli lo scioglimento della fondazione. Decisione ratificata pochi giorni fa dalla regione Emilia Romagna che dovrà decidere sulla destinazione e l'affido dei beni costruiti e gestiti grazie alla benefattrice e ai volontari che ne hanno portato avanti le sue volontà.
Che fine farà la grande villa? Oggi ha un grande valore grazie ai restauri dei benefattori e dei volontari. E dove andranno le persone accolte e curate nella Casa? I servizi sociali dove potranno mandare i casi più disperati?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
