Gazzetta di Modena

Modena

Associazioni d’arma sotto sfratto

di Saverio Cioce
Associazioni d’arma sotto sfratto

Dopo anni il Demanio reclama affitti arretrati per migliaia di euro senza aver mai definito contratti

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Le associazioni d’arma sono sotto sfratto dalla caserma Pisacane. La ragione? Il Demanio reclama gli arretrati dell’affitto per la decina di gruppi di ex aviatori, marinai e altri militari in pensione che sono stati ospitati sinora nell’edificio di via Emilia ovest destinato a passare nella disponibilità del Comune.

C’è un problema. Il Demanio sino a oggi non ha firmato nessun contratto con le stesse associazioni e quindi, giuridicamente parlando, si trova senza un pezzo di carta in mano.

Di qui la scelta di procedere con una manovra di forza per liberare tutto il complesso che a breve dovrebbe finire in mano al Comune nel quadro degli accordi che hanno rivoluzionato le aree militari in città e nelle immediate vicinanze.

Con il protocollo siglato pochi mesi fa a Modena tra il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, il responsabile del demanio a livello regionale e il sindaco Muzzarelli, una serie di fabbricati prima destinati alle attività degli uomini in divisa sono stati svuotati; le rispettive amministrazioni hanno spostato mezzi e personale altrove in nome dell’accorpamento delle risorse e del risparmio monetario.

Così, dopo anni di tira e molla e di abbandono, sono stati girati al Municipio alcuni edifici in pieno centro a Modena e con un altissimo valore immobiliare; una sistemata e poi saranno pronti per essere venduti a prezzo di mercato.

In questa manovra rientra l’ex VIII Campale di via Emilia, a due passi dal centro. Sino a poco tempo fa trovavano sede in una parte del complesso edilizio anche gli alloggi di una parte del personale dell’Accademia che restava a Modena per pochi anni. Via loro, in altre sistemazioni, restavano appunto le associazioni d’arma che fino a tre lustri fa erano sistemate in via San Pietro, in un’ala dell’ex distretto militare.

Negli anni, dopo lo svuotamento di tutto il complesso che era arrivato ad ospitare un migliaio di posti letto nel periodo di massimo fulgore, anche le associazioni di ex militari sono state trasferite. E, come accaduto da tempo immemorabile, hanno continuato a godere dell’ospitalità gratuita per poche stanze e una sala riunioni.

Nel frattempo, sempre con il pretesto della razionalizzazione, sono stati eliminate le amministrazioni specializzate del Demanio Militare, di quello ferroviario e così via. E con la nuova struttura civile sono partite le prime lettere in cui si annunciava una riorganizzazione e si chiedevano gli affitti.

Il risultato? Nessuno. Le associazioni più grandi, con migliaia di iscritti, come gli alpini e i carabinieri si erano da tempo organizzati in proprio. Altri come i fanti o i paracadutisti, avevano trovato ospitalità rispettivamente a Frassinoro e all’aeroporto di Pavullo, già prima della minaccia di sfratto. E lo stesso aveva fatto per tempo l’Unuci, che raccoglie gli ufficiali in congedo. Ora invece il Demanio mette quelli rimasti con le spalle al muro ma senza un pezzo di carta se non la minaccia di esigere decine di migliaia di euro di arretrati.



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