«Il mio anno da americana ospite di una famiglia Usa»
di Martina Stocco
La studentessa modenese ha vissuto nel Michigan grazie al progetto Intercultura associazione che opera in 60 Paesi per diffondere valori di scambio e accoglienza
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«Conoscere la realtà di un altro Paese permette di eliminare eventuali pregiudizi. Altrettanto importante è, quando possibile, fare queste esperienze da giovani: viaggiare e conoscere ciò che riteniamo “diverso” aiuta ad aprire la mente e semina valori». Brillano gli occhi di Martina Bortolamasi mentre ci parla della sua esperienza. Di cosa si tratta? Dell’anno trascorso all’estero presso una famiglia che l’ha ospitata. «Un anno che dura una vita», sottolinea.
Lo scambio culturale è stato reso possibile dall’associazione Intercultura. Intercultura è una onlus attiva in Italia dal 1955 e dislocata sul territorio nazionale in centinaia di sedi gestite da volontari. A Modena è una realtà più recente, tuttavia sono tanti gli studenti modenesi in città e in provincia che ogni anno s’iscrivono per partecipare ai progetti di Intercultura. A settembre, poi, arriveranno cinque studenti stranieri per l'esperienza annuale e due per lo scambio culturale trimestrale. Inoltre, come gli studenti italiani si recano all’estero presso famiglie che per periodi di tempo li ospitano permettendo di conoscere la loro cultura, altrettanti studenti stranieri arrivano in Italia per compiere lo stesso viaggio, ma in direzione opposta.
L’associazione è presente in oltre 60 Paesi. Classe 1996, Martina Bortolamasi, universitaria modenese, ha conosciuto l’onlus diversi anni fa e da allora non l’ha più lasciata. «Nell’estate 2012 sono partita per l’Irlanda - ha raccontato la giovane - e sono stata via un mese. Al rientro mi sono iscritta per partecipare ad un’altra iniziativa di Intercultura e nel 2013 sono partita per l’America. Sono stata ospite per dieci mesi di una famiglia del Michigan. Ho vissuto con loro e ho frequentato una scuola americana per non perdere l’anno di studi: straordinario. Poi sono diventata volontaria dell’associazione e ora, oltre a ricoprire il ruolo di vicepresidente nella sede di Modena, sono anche la responsabile formazione e sviluppo. Lo scopo, un po' utopistico, dell’onlus è quello di portare la pace nel mondo attraverso la conoscenza dell’altro. Nonostante il nobile obiettivo, la realizzazione effettiva è molto difficile. Ma, conoscere la realtà di un altro luogo permette di ridurre eventuali pregiudizi e incomprensioni. Altrettanto importante è fare queste esperienze da giovani: aprono la mente e seminano valori».
A proposito di questo, l’iniziativa di Intercultura conclusasi da poco, ha portato ad un’ulteriore progetto. Quale?
«Jessie, Nina, Gunther - ha elencato Martina - e Finn, provenienti rispettivamente da Thailandia, Giappone, Brasile e Germania, sono stati ospiti del polo d’infanzia Bper, per far conoscere le loro storie ai bambini che frequentano lì la materna».
Come mai?
«La volontaria dell’associazione Francesca Priora - spiega la vicepresidente - oltre a essere mamma di un bambino che frequenta quel polo scolastico, ha ospitato un ragazzo turco di nome Atilla. Il figlio di quattro anni, rimasto colpito da quest'incontro, non faceva altro che parlarne a scuola. Le insegnanti si sono incuriosite e hanno inserito nel programma giornate di condivisione con gli studenti stranieri».
Com’è andata?
«È stato un bellissimo momento; è stata dedicata una mattina per ogni ragazzo straniero. I bambini, entusiasti, hanno rivolto loro tante domande: Nina ha mostrato l’arte degli origami e Gunther ha trasmesso i segreti del calcio brasiliano. C’è l’idea, in accordo con la direttrice del polo d’infanzia Maurizia Selmi, di ampliare quest’attività a tutte le classi».
Facciamo un passo indietro: hai parlato di “un anno lungo una vita”, perché?
«Prima di partire l’associazione fornisce agli studenti incontri di formazione interculturale - ha spiegato la ragazza - così da prepararli, cercando di superare possibili stereotipi. Inoltre, i volontari sono un punto di riferimento per il ragazzo straniero che viene ospitato: per qualsiasi problema il giovane si può rivolgere a loro. Infine, una volta rientrati a casa, i rapporti con la famiglia ospitante, coi coetanei conosciuti durante questi viaggi, non si chiudono nonostante la lontananza, anzi si creano dei legami fortissimi».
Lo scambio culturale è stato reso possibile dall’associazione Intercultura. Intercultura è una onlus attiva in Italia dal 1955 e dislocata sul territorio nazionale in centinaia di sedi gestite da volontari. A Modena è una realtà più recente, tuttavia sono tanti gli studenti modenesi in città e in provincia che ogni anno s’iscrivono per partecipare ai progetti di Intercultura. A settembre, poi, arriveranno cinque studenti stranieri per l'esperienza annuale e due per lo scambio culturale trimestrale. Inoltre, come gli studenti italiani si recano all’estero presso famiglie che per periodi di tempo li ospitano permettendo di conoscere la loro cultura, altrettanti studenti stranieri arrivano in Italia per compiere lo stesso viaggio, ma in direzione opposta.
L’associazione è presente in oltre 60 Paesi. Classe 1996, Martina Bortolamasi, universitaria modenese, ha conosciuto l’onlus diversi anni fa e da allora non l’ha più lasciata. «Nell’estate 2012 sono partita per l’Irlanda - ha raccontato la giovane - e sono stata via un mese. Al rientro mi sono iscritta per partecipare ad un’altra iniziativa di Intercultura e nel 2013 sono partita per l’America. Sono stata ospite per dieci mesi di una famiglia del Michigan. Ho vissuto con loro e ho frequentato una scuola americana per non perdere l’anno di studi: straordinario. Poi sono diventata volontaria dell’associazione e ora, oltre a ricoprire il ruolo di vicepresidente nella sede di Modena, sono anche la responsabile formazione e sviluppo. Lo scopo, un po' utopistico, dell’onlus è quello di portare la pace nel mondo attraverso la conoscenza dell’altro. Nonostante il nobile obiettivo, la realizzazione effettiva è molto difficile. Ma, conoscere la realtà di un altro luogo permette di ridurre eventuali pregiudizi e incomprensioni. Altrettanto importante è fare queste esperienze da giovani: aprono la mente e seminano valori».
A proposito di questo, l’iniziativa di Intercultura conclusasi da poco, ha portato ad un’ulteriore progetto. Quale?
«Jessie, Nina, Gunther - ha elencato Martina - e Finn, provenienti rispettivamente da Thailandia, Giappone, Brasile e Germania, sono stati ospiti del polo d’infanzia Bper, per far conoscere le loro storie ai bambini che frequentano lì la materna».
Come mai?
«La volontaria dell’associazione Francesca Priora - spiega la vicepresidente - oltre a essere mamma di un bambino che frequenta quel polo scolastico, ha ospitato un ragazzo turco di nome Atilla. Il figlio di quattro anni, rimasto colpito da quest'incontro, non faceva altro che parlarne a scuola. Le insegnanti si sono incuriosite e hanno inserito nel programma giornate di condivisione con gli studenti stranieri».
Com’è andata?
«È stato un bellissimo momento; è stata dedicata una mattina per ogni ragazzo straniero. I bambini, entusiasti, hanno rivolto loro tante domande: Nina ha mostrato l’arte degli origami e Gunther ha trasmesso i segreti del calcio brasiliano. C’è l’idea, in accordo con la direttrice del polo d’infanzia Maurizia Selmi, di ampliare quest’attività a tutte le classi».
Facciamo un passo indietro: hai parlato di “un anno lungo una vita”, perché?
«Prima di partire l’associazione fornisce agli studenti incontri di formazione interculturale - ha spiegato la ragazza - così da prepararli, cercando di superare possibili stereotipi. Inoltre, i volontari sono un punto di riferimento per il ragazzo straniero che viene ospitato: per qualsiasi problema il giovane si può rivolgere a loro. Infine, una volta rientrati a casa, i rapporti con la famiglia ospitante, coi coetanei conosciuti durante questi viaggi, non si chiudono nonostante la lontananza, anzi si creano dei legami fortissimi».
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