L’addio al sen. Guerzoni sulle note di “Bella Ciao”
di Saverio Cioce
Delegazioni dell’Anpi da tutta Italia per il saluto al vicepresidente nazionale Una folla di amici e compagni di partito, dal Pci al Pd, stretti attorno alla famiglia
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Si può dire che l’ultimo saluto al Luciano Guerzoni è stata una solenne messa laica? Forse il primo ad aggrottare le sopracciglia, con quell’espressione che gli ha guadagnato la fama di austerità dentro e fuori dal Pci, sarebbe stato lo stesso senatore.
Eppure la folla che si è radunata alla vigilia di Ferragosto nella sala del commiato a Terracielo è rimasta in un silenzio assoluto per tutto il tempo, rispettando il cerimoniale. Il ricordo ufficiale è toccato a Carla Nespolo, vicepresidente dell’Anpi nazionale, che a lungo ha collaborato nella struttura degli ex partigiani che il senatore modenese aveva rilanciato dopo aver lasciato tutti gli incarichi pubblici.
«Se oggi - ha detto tra l’altro - la nostra associazione ha sezioni in ogni provincia d’Italia questo lo dobbiamo proprio a lui che ha reso più forte la struttura grazie alle sue capacità organizzative. Ma c’era qualcosa di più importante che lo ha mosso per tutti questi anni ed è stato lo sforzo di trasmettere alle nuove generazioni quella cultura dell’antifascismo che a loro è sconosciuta proprio perché non hanno conosciuto quella tragedia. Eppure lui ha fatto di tutto per trasmettere quelle esperienze, ben consapevole di quello che stava succedendo attorno a lui. In questi tempi vediamo la ripresa di movimento che si richiamano a quei periodi storici che hanno portato lutti e distruzione».
Ad ascoltarla, nella sala gremita su due piani, gli amici e i compagni di tante battaglie e di stagioni parlamentari che oggi sembrano consegnate alla storia. Eppure i personaggi con i capelli bianchi sono stati i protagonisti dell’ultima stagione della prima repubblica che si è chiusa con le inchieste del 1992 e che hanno dato vita a una transizione non ancora finita verso nuovi equilibri.
La platea degli ex parlamentari era affollata. Presenti tra gli altri il reggiano Pierluigi Castagnetti, colonna nella Democrazia Cristiana dell’ultimo segretario Mino Martinazzoli e buon amico di Romano Prodi con cui ha collaborato nell’Ulivo e poi al governo presieduto dall’ex premier. E ancora al suo fianco Onelio Prandini, che da Modena ha percorso tutti i gradini sino a diventare presidente nazionale della Lega Cooperative oltre che deputato nel Pci nell’88; anche lui, come tutto il gruppo dirigente, accettò la svolta faticosa impressa da Occhetto alla Bolognina e nel 1991 rimase a Mongtecitorio con il nuovo Pds. E poi ancora Giovanni Manzini, insegnante e pedagogo, diventato sottosegretario della Pubblica Istruzione con il governo Amato. E infine Lanfranco Turci, con cui Guerzoni ha condiviso la militanza nella Fgci e nel Pci a partire dal 1958.
Un pezzo di storia politica nazionale insomma che ha visto una generazione impegnata, a Roma come a Modena, negli incarichi pubblici. Eppure tra i tanti presenti due erano le note che spiccavano: da una parte l’assenza dei vertici del Comune anche se non mancava la segretaria Pd Lucia Bursi e di altri esponenti dello stesso partito e dall’altra la presenza massiccia di delegazioni dell’Anpi arrivate da varie parti d’Italia, con il fazzoletto tricolore al collo. L’assessore Andrea Bosi, politicamente prossimo a Guerzoni per la neonata Mdp e la comune militanza per il “No” al referendum era uno dei pochissimi della generazione dei trenta-quarantenni che ha voluto testimoniare personalmente la vicinanza al senatore scomparso.
«Ricorderemo sempre la tua battaglia - ha concluso Carla Nespolo nel suo discorso - per portare alla luce le complicità che hanno portato per tanti anni a nascondere in un armadio i documenti sulle responsabilità delle stragi nazifasciste. Grazie alla tua tenacia si è squarciato un velo che ha coperto per troppo tempo i colpevoli delle uccisioni».
Alla fine non ce l’ha fatta a trattenere la commozione e si è asciugata una lacrima mentre scendeva dal palco. Un attimo dopo, mentre il feretro veniva issato a spalla per l’uscita, è partito il coro con Bella Ciao. A bassa voce, ma senza saltare una strofa. Come sarebbe piaciuto al senatore Guerzoni.
Eppure la folla che si è radunata alla vigilia di Ferragosto nella sala del commiato a Terracielo è rimasta in un silenzio assoluto per tutto il tempo, rispettando il cerimoniale. Il ricordo ufficiale è toccato a Carla Nespolo, vicepresidente dell’Anpi nazionale, che a lungo ha collaborato nella struttura degli ex partigiani che il senatore modenese aveva rilanciato dopo aver lasciato tutti gli incarichi pubblici.
«Se oggi - ha detto tra l’altro - la nostra associazione ha sezioni in ogni provincia d’Italia questo lo dobbiamo proprio a lui che ha reso più forte la struttura grazie alle sue capacità organizzative. Ma c’era qualcosa di più importante che lo ha mosso per tutti questi anni ed è stato lo sforzo di trasmettere alle nuove generazioni quella cultura dell’antifascismo che a loro è sconosciuta proprio perché non hanno conosciuto quella tragedia. Eppure lui ha fatto di tutto per trasmettere quelle esperienze, ben consapevole di quello che stava succedendo attorno a lui. In questi tempi vediamo la ripresa di movimento che si richiamano a quei periodi storici che hanno portato lutti e distruzione».
Ad ascoltarla, nella sala gremita su due piani, gli amici e i compagni di tante battaglie e di stagioni parlamentari che oggi sembrano consegnate alla storia. Eppure i personaggi con i capelli bianchi sono stati i protagonisti dell’ultima stagione della prima repubblica che si è chiusa con le inchieste del 1992 e che hanno dato vita a una transizione non ancora finita verso nuovi equilibri.
La platea degli ex parlamentari era affollata. Presenti tra gli altri il reggiano Pierluigi Castagnetti, colonna nella Democrazia Cristiana dell’ultimo segretario Mino Martinazzoli e buon amico di Romano Prodi con cui ha collaborato nell’Ulivo e poi al governo presieduto dall’ex premier. E ancora al suo fianco Onelio Prandini, che da Modena ha percorso tutti i gradini sino a diventare presidente nazionale della Lega Cooperative oltre che deputato nel Pci nell’88; anche lui, come tutto il gruppo dirigente, accettò la svolta faticosa impressa da Occhetto alla Bolognina e nel 1991 rimase a Mongtecitorio con il nuovo Pds. E poi ancora Giovanni Manzini, insegnante e pedagogo, diventato sottosegretario della Pubblica Istruzione con il governo Amato. E infine Lanfranco Turci, con cui Guerzoni ha condiviso la militanza nella Fgci e nel Pci a partire dal 1958.
Un pezzo di storia politica nazionale insomma che ha visto una generazione impegnata, a Roma come a Modena, negli incarichi pubblici. Eppure tra i tanti presenti due erano le note che spiccavano: da una parte l’assenza dei vertici del Comune anche se non mancava la segretaria Pd Lucia Bursi e di altri esponenti dello stesso partito e dall’altra la presenza massiccia di delegazioni dell’Anpi arrivate da varie parti d’Italia, con il fazzoletto tricolore al collo. L’assessore Andrea Bosi, politicamente prossimo a Guerzoni per la neonata Mdp e la comune militanza per il “No” al referendum era uno dei pochissimi della generazione dei trenta-quarantenni che ha voluto testimoniare personalmente la vicinanza al senatore scomparso.
«Ricorderemo sempre la tua battaglia - ha concluso Carla Nespolo nel suo discorso - per portare alla luce le complicità che hanno portato per tanti anni a nascondere in un armadio i documenti sulle responsabilità delle stragi nazifasciste. Grazie alla tua tenacia si è squarciato un velo che ha coperto per troppo tempo i colpevoli delle uccisioni».
Alla fine non ce l’ha fatta a trattenere la commozione e si è asciugata una lacrima mentre scendeva dal palco. Un attimo dopo, mentre il feretro veniva issato a spalla per l’uscita, è partito il coro con Bella Ciao. A bassa voce, ma senza saltare una strofa. Come sarebbe piaciuto al senatore Guerzoni.
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