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Nella Modena vuota il ferragosto degli ultimi

Nella Modena vuota il ferragosto degli ultimi

Dal Novi Sad alla zona stazione: pusher, prostitute, profughi, ladri di superalcolici tra emarginazione e sogni di riscatto

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MODENA. Ferragosto 2017 a Modena. Ci sono 30 gradi, la grande canicola è passata. La città è semi-deserta, molti locali e negozi hanno abbassato le serrande. Se non per una vacanza ai tropici almeno per qualche giorno sul lido ferrarese, qualche serata da leone a Riccione. Ma c'è chi in vacanza non ci va mai: il mondo della piccola delinquenza e della micro-criminalità, i ladruncoli, gli spacciatori, i tossicodipendenti e le prostitute. Per loro non esistono ferie, la marginalità è un lavoro a tempo pieno.

SOPRAVVIVERE. La posta in gioco è la sopravvivenza. Camminando in viale Monte Kosica incontro una giovane di etnia rom che mi saluta, sembra aspettare l'autobus. Ricambio il saluto e proseguo verso il centro, tagliando per la spianata del Mata. In fondo, a fianco all'Ostello San Filippo Neri incontro alcuni ragazzi giovanissimi. Sono magrebini “minori non accompagnati” ospiti dell'ostello e di altre strutture. Se ne stanno seduti a bere birra e fumare spinelli. Ai loro piedi ci sono bottiglie vuote e mozziconi. «Ogni tanto passa la municipale e dobbiamo stare attenti», spiegano, dopo avermi proposto di comprare hashish, marijuana e cocaina. Rifiuto con cortesia e chiedo loro come si trovano a Modena, se sentono la mancanza della loro famiglia. Uno di loro mi risponde: «Mi manca mia madre ma mi sono promesso di tornare in Marocco da vincente, solo dopo aver fatto i soldi, voglio comprarle una villa magari in riva al mare».

LA DROGA PER SFONDARE. Il mezzo per arrivare al successo è la vendita di droga, il lavoro più facile ma rischioso al mondo: «Voglio i miliardi, come Tony Montana», dice. Questi giovani non hanno un’alta aspettativa di vita sulla strada. C'è un costante ricambio di personale alle vendite di droghe, i nuovi arrivati sostituiscono i più anziani che spesso vengono arrestati o evaporano in un'altra città. Continuo il percorso verso il parco Novi Sad. Mi fermo a bere dell'acqua minerale in un bar dove i pochi avventori italiani mormorano di “sostituzione etnica”. Riesco a cogliere alcuni passaggi della loro conversazione. Parlano degli immigrati che “d'estate sembrano molti di più”. Al parco Novi Sad, l'erba è bruciata dal sole. Sotto ai pochi angoli d'ombra siedono per terra alcuni africani sub-sahariani. Con un segno della testa mi chiedono se cerco droghe. Alzo l'indice destro in gesto di rifiuto. Mi avvicino alle gradinate superando la colombofila che appena due mesi fa, durante il Ramadan, era stata usata abusivamente da un gruppo di musulmani bengalesi. Avevano riconvertito il locale interno dello stabile in sala da preghiera temporanea con l'accondiscendenza dei gestori, una coppia di cittadini turchi ai quali la comunità bengalese elargiva piccole somme. Sotto alle gradinate incontro Abdulaye, un giovane originario della Guinea Conakry.

IL SOGNO DI ABDUL. Mi racconta la sua storia. È arrivato appena 4 mesi fa a Modena, in aereo con un volo da Dakar, in Senegal. «Non ho seguito le rotte terrestri, avevo un po' di soldi da parte e stavo lavorando in Senegal da alcuni anni», spiega il giovane. In Senegal Abdulaye, diplomato in economia, ha accolto suo padre, gravemente malato. «A Dakar ci sono i migliori medici d'Africa ma le cure erano costose, ho speso quasi tutto per mio padre e con quello che mi restava ho comprato un biglietto aereo per Roma con l'intenzione di trovare un lavoro e mandare soldi a casa». Dalla capitale Abdulaye ha preso un treno per Modena dove già abitavano alcuni suoi amici emigrati dalla Guinea. Oggi Abdulaye, con un diploma da economista e un passato in azienda, passa le sue giornate al parco Novi Sad con gli altri africani. Alcuni di loro sono inquadrati nelle cooperative. «Sono un richiedente asilo, sto aspettando i documenti. A settembre vorrei iscrivermi alla scuola per stranieri, voglio trovare un lavoro, integrarmi. Nel frattempo non c'è tanto da fare per noi, restiamo in gruppo, fumiamo e beviamo un po' di birra, le giornate si somigliano tutte», osserva il giovane. Quest'ultimo mi rivela anche il clima che c'è fra i migranti, le rivalità, le antipatie. «Ci conosciamo tutti, noi “black” siamo di indole tranquilla, ma abbiamo spesso problemi con altri immigrati, in particolare con gli arabi. Questi si credono più furbi, hanno un complesso di superiorità e talvolta si dimostrano apertamente razzisti». Lungo il parco c'è un night-shop gestito da un bengalese che giura di aver visto il corpo di Gheddafi quando abitava a Misurata: «Hanno portato il cadavere in tutte le grandi città libiche, per me è stata la fine, con la guerra ho dovuto chiudere il mio negozio e trasferirmi in Italia».

VENDERSI PER 30 EURO. Tornando verso la stazione dei treni incontro di nuovo la ragazza rom che aspetta l'autobus. È una prostituta, mi offre le sue prestazioni: «30 euro tutto incluso», specifica. Le regalo una sigaretta e mi dice: «In agosto non si lavora molto, poi la competizione con le nigeriane è spietata, loro si vendono anche per 15 euro». L'ultimo autobus della giornata mi passa davanti, borbottando. È già sera. Davanti alla stazione c'è un gruppo di senzatetto in cerchio che si contendono una bottiglia di vino rosso. Hanno i denti neri, segnati dall'incuria e dal tabacco grezzo che fumano. Le gote rosse e l'acne dell'alcolismo. Seduto su una panchina parlo con un pakistano un po' ubriaco. Beve dal tappo di una bottiglia di bourbon e mi offre un sorso.

VIVERE DI SUPERALCOLICI. Si chiama Alì e fa il ladro di superalcolici. «Cambio sempre città, mi sposto sulla linea Piacenza-Bologna. Scelgo i piccoli market per rubare perché in quelli grandi c'è molta più sorveglianza». Mi mostra il suo metodo di lavoro, artigianale. Ha praticato un taglio verticale sul dorso dello zaino, portandolo in spalla non è visibile ma questo squarcio lo facilita nel suo lavoro: «Faccio scivolare le bottiglie che afferro dietro di me, come se dovessi grattarmi la schiena». Alì continua a bere, oggi ha rubato 6 bottiglie di liquore che «venderò ai bar cinesi di Reggio, Parma, Piacenza».

Gaetano Gasparini

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