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Serramazzoni, profughi, Montagnana si divide sulla presenza

di Daniele Montanari
Serramazzoni, profughi, Montagnana si divide sulla presenza

Le otto nigeriane ospitate in canonica. Gestione del Ceis di Padre Stenico Nella borgata c’è chi dà il benvenuto e chi resta diffidente sul loro futuro

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SERRAMAZZONI. L’arrivo di otto profughe nigeriane nella canonica svela una Montagnana divisa tra timori e volontà di accoglienza, che pure è spontanea nella popolazione. Si tratta peraltro della prima prova di accoglienza tutta al femminile in Appennino (se si eccettua la breve esperienza di Gombola), dove debutta nella gestione il gruppo Ceis di padre Giuliano Stenico, finora impegnato solo in pianura.

La sistemazione è stata reperita raccogliendo l’invito del vescovo Castellucci: don Desmond Okoro, parroco qui come a Ligorzano (dove abita) e Rocca Santa Maria, ha messo a disposizione ambienti al secondo piano dell’edificio recentemente ristrutturato, che ospita anche le Poste.

E il Ceis ha predisposto un progetto di integrazione coordinato da Boze Klapez, pedagogista con 30 anni di esperienza, che a Montagnana ha destinato due educatori. Le ragazze, di religione cristiana, seguiranno corsi d’italiano e saranno impegnate in progetti utili per la comunità.

«Le abbiamo viste passare in gruppo salutando in giro – riferisce Cecilia Nervilli, titolare del ristorante Muzzarelli che è l’unico luogo di ritrovo in paese – sembra che siano simpatiche e che abbiano voglia di legare con la gente. Ma bisognerà poi vedere più avanti».

«Senza conoscere le persone non si può giudicare – sottolinea Vincenzo Lecce - io credo però che ci sia il dovere morale di accogliere chi fugge da situazioni difficili».

«Io ci abito di fronte – nota Maria Grazia Satta – ma devo dire che non mi dà nessunissimo fastidio la loro presenza. Io vivo e lascio vivere, basta però che si comportino bene».

Che è quello che esigono tutti, in una frazione vittima in passato di ripetuti episodi di furto: «Da me sono venuti 2-3 volte i ladri – ricorda Anna Maria Caianiello – non ho nulla in contrario alla presenza delle profughe, ma basta che non ci siano brutti episodi, perché qui davvero non ne abbiamo bisogno».

«Purtroppo la mia esperienza in fatto di immigrati non è stata affatto positiva finora, e non posso che essere guardingo» precisa Festino Pellati.

«Due marocchini anni fa hanno creato problemi enormi a chi dava loro lavoro al caseificio e dal mugnaio, qua vicino a Montardone. La vita mi ha insegnato a essere diffidente verso queste persone».

«Mio nonno emigrò in Germania nel 1899 – rimarca Clara – ma aveva casa e lavoro. Qua continuiamo a prendere dentro gente (e sono poi profughe davvero queste?) che non c’è lavoro nemmeno per i nostri figli. Non credo sia un sistema che porterà a belle cose».

«Due domeniche fa al termine della messa ci hanno detto che potevano arrivare queste persone – spiega un altro residente – ma non ci hanno chiesto il nostro parere. Non so, Montagnana non mi sembra certo il posto ideale per fare integrazione. È un paese dormitorio: cosa faranno a novembre alle prime piogge, e d'inverno? ».

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