Processione a piedi scalzi Cento fedeli svegli all’alba
di Giovanna Frigieri
Si rinnova la tradizione, nata nel 1855 per invocare la protezione della Madonna Don Marco, reduce dal Brasile: «A San Michele si sente la voglia di pentimento»
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Tanta fede, tanta devozione, tantissima gente: oltre cento persone. La processione a piedi scalzi e con un cero acceso tra le mani, che si è tenuta all’alba del 15 agosto nella frazione di San Michele per continuare la tradizione della “penitenziale” iniziata nel 1855, è tutto questo. Quell’anno era stata organizzata dalla popolazione per chiedere alla Madonna la grazia di far cessare una terribile pestilenza. È così diventata un momento corale del paese e non fu sospesa neppure durante la Guerra.
«In Brasile - ha detto don Marco Ferrari, parroco dell’unità pastorale della Madonna del Carmelo che comprende le parrocchie di San Michele, Pigneto, Consolata e Rometta e che nel suo periodo di fede è stato anche in Brasile - molti fedeli sono in piena attività, mentre qui in Italia molti sono già in ferie e si recano nei luoghi di vacanza. Per quanto riguarda le processioni italiane e in particolare a San Michele questo tipo di funzione ha un carattere penitenziale e si nota una partecipazione molto forte. Ciò è anche dovuto al fatto che questa processione si svolge dal 1855. In Brasile, invece, i fedeli danno molto valore alle singole cerimonie, di qualsiasi genere siano: ogni cultura ha un suo modo di mostrare la propria fede e la devozione verso Dio».
Prima della processione, a cui ha partecipato anche l’assessore alla Cultura Giulia Pigoni, si è tenuta la recita del rosario nella chiesa parrocchiale e dopo, giunti all’oratorio che si trova all’ingresso della frazione, è stata celebrata la messa presieduta da monsignor Paolo Rabitti. Alla conclusione della celebrazione è partita la processione, che ha fatto il cammino inverso: la statua della Madonna è stata accompagnata nel parco dietro la chiesa parrocchiale, dove è stata impartita la benedizione. Soltanto a quel punto i fedeli hanno potuto fare colazione liberamente.
«Sono tantissimi anni - ha detto Sergio Toro - che partecipo a questo avvenimento religioso perché abito a San Michele. Oggi sono da solo, ma di solito vengono con me anche dei miei parenti lombardi».
«Partecipo alla processione - ha continuato Lorena Savigni - da ormai dieci perché in questo modo posso dimostrare la mia devozione alla Madonna la. Di solito vengo da sola e ciò che mi colpisce tutte le volte è la fede e la devozione della gente».
«Sono sette anni - ha aggiunto Elisabetta Filippini - che partecipo alla processione scalza perché credo nella Madonna. Abito a Villalunga e qualche volta viene anche mio marito, stavolta però ha preferito rimanere a casa».
Tra i partecipanti vi sono anche quelli che seguono la processione sin da quando erano bambini, avendo cominciato insieme ai genitori.
«Abito a San Michele - ha detto Luisa Beghi - e seguo questa tradizione sin da quando ero piccola perché avevo i miei genitori che venivano in processione. Devo dire che quando era una bambina i partecipanti alla funzione religiosa erano molti di più rispetto ad ora, anche se c’è tanta gente anche oggi».
«Per quanto mi riguarda - ha aggiunto Anna Braglia - frequento la funzione religiosa di San Michele sin da quando ero bambina perché abito in paese. Anche i miei genitori partecipavano a questa processione e da loro ho ereditato la devozione verso la Madonna. Ora ho 78 anni e stavolta ho portato anche mio nipote in una sorta di continuità spirituale».
«È il primo anno - ha invece detto il 14enne Cristian Ghitali, il nipote di Anna - e non conosco ancora la storia che ha portato a questa devozione. Con il tempo imparerò a capire il perché si è svolge una funzione religiosa così particolare, ma ho partecipato volentieri con la nonna”.
Tra i devoti vi sono anche quelli che pur trovandosi in un luogo di villeggiatura, tornano a San Michele per partecipare alla processione.
«Abito a Magreta - ha svelato Giuliana Pifferi - e anche se sono in ferie, in occasione della processione interrompo le mie vacanze per poi riprenderle dopo la funzione religiosa. Di solito mi accompagnano delle mie amiche, che fanno la stessa cosa».
«Partecipiamo alla processione - hanno detto Maria Dogati e Anna Dogati - da quando eravamo bambine grazie alla devozione di nostra madre verso la Madonna. Lei, infatti, da Montegibbio ci portava a piedi fino a San Michele».
«Abito a San Michele dal 1977 - ha concluso Angela Valentini - cioè da quando mi sono sposata. Ciò che mi colpisce di questo evento è l’alto numero di presenze ed il raccoglimento che c’è in tutti noi».
«In Brasile - ha detto don Marco Ferrari, parroco dell’unità pastorale della Madonna del Carmelo che comprende le parrocchie di San Michele, Pigneto, Consolata e Rometta e che nel suo periodo di fede è stato anche in Brasile - molti fedeli sono in piena attività, mentre qui in Italia molti sono già in ferie e si recano nei luoghi di vacanza. Per quanto riguarda le processioni italiane e in particolare a San Michele questo tipo di funzione ha un carattere penitenziale e si nota una partecipazione molto forte. Ciò è anche dovuto al fatto che questa processione si svolge dal 1855. In Brasile, invece, i fedeli danno molto valore alle singole cerimonie, di qualsiasi genere siano: ogni cultura ha un suo modo di mostrare la propria fede e la devozione verso Dio».
Prima della processione, a cui ha partecipato anche l’assessore alla Cultura Giulia Pigoni, si è tenuta la recita del rosario nella chiesa parrocchiale e dopo, giunti all’oratorio che si trova all’ingresso della frazione, è stata celebrata la messa presieduta da monsignor Paolo Rabitti. Alla conclusione della celebrazione è partita la processione, che ha fatto il cammino inverso: la statua della Madonna è stata accompagnata nel parco dietro la chiesa parrocchiale, dove è stata impartita la benedizione. Soltanto a quel punto i fedeli hanno potuto fare colazione liberamente.
«Sono tantissimi anni - ha detto Sergio Toro - che partecipo a questo avvenimento religioso perché abito a San Michele. Oggi sono da solo, ma di solito vengono con me anche dei miei parenti lombardi».
«Partecipo alla processione - ha continuato Lorena Savigni - da ormai dieci perché in questo modo posso dimostrare la mia devozione alla Madonna la. Di solito vengo da sola e ciò che mi colpisce tutte le volte è la fede e la devozione della gente».
«Sono sette anni - ha aggiunto Elisabetta Filippini - che partecipo alla processione scalza perché credo nella Madonna. Abito a Villalunga e qualche volta viene anche mio marito, stavolta però ha preferito rimanere a casa».
Tra i partecipanti vi sono anche quelli che seguono la processione sin da quando erano bambini, avendo cominciato insieme ai genitori.
«Abito a San Michele - ha detto Luisa Beghi - e seguo questa tradizione sin da quando ero piccola perché avevo i miei genitori che venivano in processione. Devo dire che quando era una bambina i partecipanti alla funzione religiosa erano molti di più rispetto ad ora, anche se c’è tanta gente anche oggi».
«Per quanto mi riguarda - ha aggiunto Anna Braglia - frequento la funzione religiosa di San Michele sin da quando ero bambina perché abito in paese. Anche i miei genitori partecipavano a questa processione e da loro ho ereditato la devozione verso la Madonna. Ora ho 78 anni e stavolta ho portato anche mio nipote in una sorta di continuità spirituale».
«È il primo anno - ha invece detto il 14enne Cristian Ghitali, il nipote di Anna - e non conosco ancora la storia che ha portato a questa devozione. Con il tempo imparerò a capire il perché si è svolge una funzione religiosa così particolare, ma ho partecipato volentieri con la nonna”.
Tra i devoti vi sono anche quelli che pur trovandosi in un luogo di villeggiatura, tornano a San Michele per partecipare alla processione.
«Abito a Magreta - ha svelato Giuliana Pifferi - e anche se sono in ferie, in occasione della processione interrompo le mie vacanze per poi riprenderle dopo la funzione religiosa. Di solito mi accompagnano delle mie amiche, che fanno la stessa cosa».
«Partecipiamo alla processione - hanno detto Maria Dogati e Anna Dogati - da quando eravamo bambine grazie alla devozione di nostra madre verso la Madonna. Lei, infatti, da Montegibbio ci portava a piedi fino a San Michele».
«Abito a San Michele dal 1977 - ha concluso Angela Valentini - cioè da quando mi sono sposata. Ciò che mi colpisce di questo evento è l’alto numero di presenze ed il raccoglimento che c’è in tutti noi».
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