«Noi nell’incubo della Rambla»
di Stefano Totaro
Due famiglie coi bambini bloccate in centro dopo l'attentato: «Siamo rimasti lì sino all’una di notte»
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Telefonate, messaggi, racconti, rassicurazioni, fotografie per tranquillizzare, per testimoniare che il peggio fortunatamente è passato. Da Barcellona o anche dalla Spagna in generale c’è un fiume in piena di parole e immagini che è arrivato dall’altro pomeriggio in città e in provincia: sono i tanti modenesi (chi in vacanza, chi al lavoro, chi ormai all'estero da tempo o chi semplicemente si trovava nei paraggi), che chiamano casa, che avvisano, che raccontano il loro incubo, la loro storia.
E mentre il tam tam mediatico continua incessante parlando di caccia ai terroristi, di morti e di feriti, c’è chi pensa che probabilmente deve la propria vita a quell’appetito che in Spagna, una volta che ci si sintonizza con gli orari e le abitudini locali, si fa sentire verso le 15 o forse anche più tardi. Se non fosse scattata la ricerca di un posto tranquillo dove smangiucchiare qualcosa, due famiglie modenesi con tre figli di dieci, dodici e tredici anni sarebbero rimaste proprio sul luogo della tragedia.
«Siamo in vacanza sulla Costa Brava e giovedì noi, siamo in tutto in sette, avevamo deciso di fare una gita a Barcellona per vedere i monumenti, i luoghi storici e culturali. Un classico giro turistico in centro - spiega il modenese Alberto Torricelli - e per questo avevamo lasciato l’auto nel parcheggio in Plaça de Catalunya, dove poi è iniziato tutto. Abbiamo visitato in lungo e in largo ed eravamo sulla Rambla. Erano più o meno le 15, a noi tutti è venuta un po’ di fame e ci siamo confrontati. C’era l’ipotesi di andare al mercato della Boqueria, poi abbiamo optato per dirigerci su alcune strade pedonali che portavano un po’ fuori dalla Rambla, pur rimanendo sempre in centro. E questa è stata la nostra fortuna». «Poi più tardi è arrivato un messaggio sul telefono del mio amico, era il lancio dell’Ansa che diceva dell’attentato». Da quel momento, dalle 17 circa, inizia una lunga odissea delle due famiglie modenesi che si è conclusa dopo l’una di notte, quando finalmente hanno potuto far ritorno alla loro auto.
«Abbiamo subito pensato di cercare di raggiungere la macchina - spiega Alberto - e quindi abbiamo fatto un giro un po’ largo per cercare di arrivare in piazza. Ma man mano che ci incamminavamo era tutto un abbassarsi di serrande, di gente che si muoveva, in varie direzioni, prendendo varie strade. Alcuni si chiudevano nei negozi, altri iniziavano ed entrare negli hotel. Nel frattempo avevo il cellulare che si era scaricato, eravamo con i bambini... Tra un giro e l’altro siamo arrivati abbastanza vicino alla piazza ma era tutto bloccato e transennato. Abbiamo sin da subito provato a noleggiare un’auto, per andarcene e poi ritornare in seguito, ma non c’era più nulla. E inoltre ormai si era fatta sera ed era tutto chiuso. Negli hotel poi i posti sono stati esauriti in breve. E allora siamo rimasti “in giro”, in strada, sino all'una di notte quando la polizia ci ha fatto passare da un breve spazio e abbiamo raggiunto la macchina. Per il resto eravamo tutti come storditi, ogni tanto c’era qualcuno che piangeva, ma non c’era panico in strada. Era come incredulità, smarrimento».
E mentre il tam tam mediatico continua incessante parlando di caccia ai terroristi, di morti e di feriti, c’è chi pensa che probabilmente deve la propria vita a quell’appetito che in Spagna, una volta che ci si sintonizza con gli orari e le abitudini locali, si fa sentire verso le 15 o forse anche più tardi. Se non fosse scattata la ricerca di un posto tranquillo dove smangiucchiare qualcosa, due famiglie modenesi con tre figli di dieci, dodici e tredici anni sarebbero rimaste proprio sul luogo della tragedia.
«Siamo in vacanza sulla Costa Brava e giovedì noi, siamo in tutto in sette, avevamo deciso di fare una gita a Barcellona per vedere i monumenti, i luoghi storici e culturali. Un classico giro turistico in centro - spiega il modenese Alberto Torricelli - e per questo avevamo lasciato l’auto nel parcheggio in Plaça de Catalunya, dove poi è iniziato tutto. Abbiamo visitato in lungo e in largo ed eravamo sulla Rambla. Erano più o meno le 15, a noi tutti è venuta un po’ di fame e ci siamo confrontati. C’era l’ipotesi di andare al mercato della Boqueria, poi abbiamo optato per dirigerci su alcune strade pedonali che portavano un po’ fuori dalla Rambla, pur rimanendo sempre in centro. E questa è stata la nostra fortuna». «Poi più tardi è arrivato un messaggio sul telefono del mio amico, era il lancio dell’Ansa che diceva dell’attentato». Da quel momento, dalle 17 circa, inizia una lunga odissea delle due famiglie modenesi che si è conclusa dopo l’una di notte, quando finalmente hanno potuto far ritorno alla loro auto.
«Abbiamo subito pensato di cercare di raggiungere la macchina - spiega Alberto - e quindi abbiamo fatto un giro un po’ largo per cercare di arrivare in piazza. Ma man mano che ci incamminavamo era tutto un abbassarsi di serrande, di gente che si muoveva, in varie direzioni, prendendo varie strade. Alcuni si chiudevano nei negozi, altri iniziavano ed entrare negli hotel. Nel frattempo avevo il cellulare che si era scaricato, eravamo con i bambini... Tra un giro e l’altro siamo arrivati abbastanza vicino alla piazza ma era tutto bloccato e transennato. Abbiamo sin da subito provato a noleggiare un’auto, per andarcene e poi ritornare in seguito, ma non c’era più nulla. E inoltre ormai si era fatta sera ed era tutto chiuso. Negli hotel poi i posti sono stati esauriti in breve. E allora siamo rimasti “in giro”, in strada, sino all'una di notte quando la polizia ci ha fatto passare da un breve spazio e abbiamo raggiunto la macchina. Per il resto eravamo tutti come storditi, ogni tanto c’era qualcuno che piangeva, ma non c’era panico in strada. Era come incredulità, smarrimento».
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