Gazzetta di Modena

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PARLIAMOCI I ragazzi di cui fidarsi

DI ENRICO GRAZIOLI
PARLIAMOCI I ragazzi di cui fidarsi

L'editoriale del nostro direttore Enrico Grazioli. Conosciamo e apprezziamo a Modena molti giovani islamici che hanno fatto del rifiuto del terrorismo e della ricerca del dialogo senza pregiudizi la loro ragione di impegno civile attraverso testimonianza e confronto...

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Conosciamo e apprezziamo a Modena molti giovani islamici che hanno fatto del rifiuto del terrorismo e della ricerca del dialogo senza pregiudizi la loro ragione di impegno civile attraverso testimonianza e confronto. Li, le conosciamo almeno dai giorni dopo Charlie Hebdo e Bataclan: camminare, parlare e pregare insieme nelle strade delle nostre città dove studiano, lavorano, crescono; da cui magari partono per scoprire il mondo e poi fare ritorno qui, oppure no. Ma in pace: Takwa, Fatima, Hafssa, Aiet mano nella mano con Giulia, Camilla, Silvia, Fabrizio oppure a organizzare in piazza l’abbraccio pubblico a un ragazzo musulmano bendato, con scritto sul petto: io mi fido di te, tu ti fidi di me? Seconda generazione, studi spesso avanzati, rete di relazioni che non guarda la fede segnata sui passaporti, molto occidente nel loro quotidiano, altrettanto rispetto in usi e costumi verso ciò da cui la loro anima proviene e si è comunque formata. Vengono in mente loro, oggi che Barcellona città aperta racconta come l’Isis sia, più ancora che una rete organizzata e sanguinaria, un brand che calamita il nichilismo disidentificato di ragazzi pronti a tutto e a schierarsi con tutto. Pur di far esplodere la propria ribellione già radicalizzata di millennials in conflitto con le proprie origini e famiglie come con il proprio destino di cittadini globali: già senza futuro non avendo radici chiare e riconosciute, possibilmente facendo decine di morti innocenti, seminando ovunque la paura di vivere che sola hanno in corpo e nella mente. Disperati, non soldati in nome di un dio che non conoscono. Hanno la stessa età di quelle e di quei giovani che qui e altrove hanno sfidato con coraggio i luoghi comuni e anche i timori dentro le loro case per dire che un futuro c’è, ma solo lontano dall’odio. Non importa tanto quanti siano gli uni che ci confortano e gli altri che ci spaventano, quanti degli altri siano anche intorno a noi: importa che gli uni sappiano bene dell’esistenza degli altri e della loro pericolosità. E che a loro, oltre che a noi, oggi abbiano la forza e la lucidità di parlare. Noi non sappiamo farlo, ma ci fidiamo di voi.

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