La rabbia della gente: «Vanno mandati via»
Chi abita in zona è ormai esasperato: «Italiani e stranieri tirano a campare, la situazione è critica»
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La città, ieri, dopo l'omicidio di Mohamed Hamid, era sotto shock, ma nei primi minuti dopo il fatto i tanti che affollavano i ristoranti di via Radici in Piano hanno pensato ad un incidente. A chi è uscito dai locali, infatti, la scena che si è presentata è stata quella di una bicicletta abbandonata al centro della strada, e di un uomo ferito a terra. Tra i presenti si pensava ad un pirata della strada poi la voce dell’aggressione ha iniziato a circolare, e con essa la paura per la grandissima violenza del gesto, la preoccupazione per le sorti del ferito, caricato in ambulanza privo di sensi, e la rabbia per l’insicurezza della città.
Molti passanti si sono così scagliati contro i tanti, soprattutto stranieri, che vagano notte e giorno senza un’occupazione, contro i tanti che in città vivono di espedienti. Denunce che sono arrivate anche da sassolesi di origine straniera.
«Serve pulizia - ha affermato a pochi minuti dall’aggressione un residente della zona di origini magrebine - si devono mandare via tutti quelli, italiani o stranieri che siano, che stanno qui senza fare nulla, che passano le loro giornate tra parchi e bar, vivendo evidentemente di spaccio e furti. Io sono a Sassuolo da più di trent’anni e questa situazione è inaccettabile. Qui ci sono spessissimo liti e risse e nessuno si sente più sicuro».
Rabbia anche nelle parole di chi, nella zona del delitto, lavora. Molti, infatti, dopo aver subito diversi furti hanno dovuto mettere mano al portafogli e installare telecamere e sistemi di sicurezza per difendere le proprie attività e la propria incolumità. Telecamere che, almeno in questo caso, hanno avuto comunque il merito di aiutare gli agenti del Commissariato nel concludere celermente le indagini. Tra gli interrogativi che i presenti si sono posti, mentre i poliziotti effettuavano i rilievi, uno era relativo la sorte della bici, misteriosamente scomparsa dalla strada mentre i soccorritori cercavano di salvare la vittima. Probabile che l’abbia portata via qualche amico del pusher ucciso dato che in zona si sono immediatamente formati diversi capannelli di persone, alcuni dei quali hanno reso testimonianze parziali agli investigatori che si erano messi sulle tracce dell’omicida.
Andrea Gilioli
Molti passanti si sono così scagliati contro i tanti, soprattutto stranieri, che vagano notte e giorno senza un’occupazione, contro i tanti che in città vivono di espedienti. Denunce che sono arrivate anche da sassolesi di origine straniera.
«Serve pulizia - ha affermato a pochi minuti dall’aggressione un residente della zona di origini magrebine - si devono mandare via tutti quelli, italiani o stranieri che siano, che stanno qui senza fare nulla, che passano le loro giornate tra parchi e bar, vivendo evidentemente di spaccio e furti. Io sono a Sassuolo da più di trent’anni e questa situazione è inaccettabile. Qui ci sono spessissimo liti e risse e nessuno si sente più sicuro».
Rabbia anche nelle parole di chi, nella zona del delitto, lavora. Molti, infatti, dopo aver subito diversi furti hanno dovuto mettere mano al portafogli e installare telecamere e sistemi di sicurezza per difendere le proprie attività e la propria incolumità. Telecamere che, almeno in questo caso, hanno avuto comunque il merito di aiutare gli agenti del Commissariato nel concludere celermente le indagini. Tra gli interrogativi che i presenti si sono posti, mentre i poliziotti effettuavano i rilievi, uno era relativo la sorte della bici, misteriosamente scomparsa dalla strada mentre i soccorritori cercavano di salvare la vittima. Probabile che l’abbia portata via qualche amico del pusher ucciso dato che in zona si sono immediatamente formati diversi capannelli di persone, alcuni dei quali hanno reso testimonianze parziali agli investigatori che si erano messi sulle tracce dell’omicida.
Andrea Gilioli
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