Scritte pro Islam sulla chiesa di Braida
La Lega vuole il pugno duro. La comunità musulmana si dissocia ed è pronta a pagare la tinteggiatura
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Un gesto quantomeno di cattivo gusto. Probabilmente sono da ricondurre alla noia di qualche balordo le due scritte “W Islam” apparse nella notte tra sabato e domenica sul muro della chiesa di Braida, un quartiere che dopo anni di problemi legati all’integrazione sembrava recentemente vivere in maniera più pacifica la folta presenza di stranieri.
Un gesto che, specie se si torna indietro con la mente ad altre scritte vandaliche, quella volta sul muro della moschea (“Non siete i benvenuti”), fa però emergere una convivenza non poi così tranquilla. Le immagini delle scritte, diffuse sui social, specie alla luce dei recenti attentati che hanno sconvolto l’Europa intera, hanno immediatamente scatenato la rabbia di tanti sassolesi, tra cui anche alcuni esponenti politici.
Il segretario cittadino della Lega Nord, Francesco Menani, e il consigliere regionale sassolese, sempre del Carroccio, Stefano Bargi, hanno parlato in una nota di episodi gravissimi che fanno crescere l’allarme. «Bisogna lasciare da parte i buonismi e agire subito con fermezza - hanno spiegato raccogliendo il parere anche di tanti che sui social si sono scagliati verso le politiche dell'accoglienza, sia a livello nazionale sia locale - Sembra di essere tornati indietro di anni, con la zona Braida in mano ai delinquenti e nessuno che interviene. Per la prima volta scritte inneggianti all’Islam sono apparse sui muri di una parrocchia, violata nella sua identità cattolica».
I due esponenti della Lega chiedono segnali forti al Comune affinché “faccia comprendere a fanatici e violenti che il quartiere non è di loro proprietà”.
Una ferma condanna al gesto vandalico è però arrivata anche dalla comunità islamica cittadina, che, prendendo le distanze dall’episodio, si è offerta di pagare le spese per la ritinteggiatura e ha ribadito la volontà di lavorare per la concordia inter-religiosa.
«Tale gesto - hanno spiegato su Facebook, proprio dove la polemica si era incendiata - non è conforme alle norme educative islamiche in tema di convivenza e rispetto. Coloro che intendono creare attriti tra le nostre comunità capiscano che il nostro spirito di convivenza e rispetto reciproco non può essere leso da queste bravate».(a.g.)
Un gesto che, specie se si torna indietro con la mente ad altre scritte vandaliche, quella volta sul muro della moschea (“Non siete i benvenuti”), fa però emergere una convivenza non poi così tranquilla. Le immagini delle scritte, diffuse sui social, specie alla luce dei recenti attentati che hanno sconvolto l’Europa intera, hanno immediatamente scatenato la rabbia di tanti sassolesi, tra cui anche alcuni esponenti politici.
Il segretario cittadino della Lega Nord, Francesco Menani, e il consigliere regionale sassolese, sempre del Carroccio, Stefano Bargi, hanno parlato in una nota di episodi gravissimi che fanno crescere l’allarme. «Bisogna lasciare da parte i buonismi e agire subito con fermezza - hanno spiegato raccogliendo il parere anche di tanti che sui social si sono scagliati verso le politiche dell'accoglienza, sia a livello nazionale sia locale - Sembra di essere tornati indietro di anni, con la zona Braida in mano ai delinquenti e nessuno che interviene. Per la prima volta scritte inneggianti all’Islam sono apparse sui muri di una parrocchia, violata nella sua identità cattolica».
I due esponenti della Lega chiedono segnali forti al Comune affinché “faccia comprendere a fanatici e violenti che il quartiere non è di loro proprietà”.
Una ferma condanna al gesto vandalico è però arrivata anche dalla comunità islamica cittadina, che, prendendo le distanze dall’episodio, si è offerta di pagare le spese per la ritinteggiatura e ha ribadito la volontà di lavorare per la concordia inter-religiosa.
«Tale gesto - hanno spiegato su Facebook, proprio dove la polemica si era incendiata - non è conforme alle norme educative islamiche in tema di convivenza e rispetto. Coloro che intendono creare attriti tra le nostre comunità capiscano che il nostro spirito di convivenza e rispetto reciproco non può essere leso da queste bravate».(a.g.)
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