Sgozzato in mezzo ai passanti L’assassino fermato in stazione
di Stefano Totaro
La Mobile ha bloccato il 38enne marocchino a Modena: voleva raggiungere un suo fratello in Calabria Accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi: avrebbe ucciso Mohamed Hamid per droga
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Mohamed Hamid, 41 anni, è un cittadino marocchino (anche se sin dall’inizio si è spacciato come un iracheno) irregolare sul territorio italiano. Non ha fissa dimora, ha già tanti precedenti di polizia per spaccio e per reati contro il patrimonio. Domenica sera, verso le 21, ubriaco, dopo aver litigato per motivi di droga e colpito il suo contendente, pure lui ubriaco, con un grosso sasso alla testa, si stava allontanando, in bicicletta, percorrendo la via Radici in Piano.
Siamo nel quartiere San Lorenzo, nei pressi della stazione dei treni all’incrocio con la strada dove si trova il ristorante Due Madonne, le cui telecamere hanno ripreso il delitto.
Sono circa le 21 dunque e Mohamed Hamid è in bicicletta, fa qualche decina di metri ma all’angolo della strada ad attenderlo, in agguato, c’è quel connazionale con cui qualche minuto prima si era azzuffato. E in un istante si ritrova colpito al collo con un colpo, un colpo solo, fulmineo e fulminante.
Un fendente con un coccio di bottiglia che l’aggressore, Said Boufes, 38 anni, marocchino, che aveva un permesso di soggiorno rilasciato dalla questura di Reggio scaduto nel 2014 e con precedenti per spaccio, gli ha sferrato dopo aver rotto una bottiglia di Heineken. Un taglio profondo che gli ha reciso di netto la carotide.
Mentre quello che poi risulterà essere il suo assassino corre via a gambe levate, il 43enne si tocca il collo, resta in piedi accanto alla bicicletta rovesciata in strada, fa qualche passo, poi inizia a barcollare mentre il sangue esce copiosamente. Ci sono alcuni passanti, ci sono altri stranieri che hanno visto quello che è successo. Lui si avvicina alla zona dove ci sono alcuni cassonetti e poi crolla a terra. È ormai dissanguato. Arriva l’ambulanza, il 43enne viene portato in ospedale, ma ormai non c’è più nulla da fare.
La polizia (il commissariato locale e la squadra mobile di Modena) viene subito informata dal 118, scattano le indagini ed è caccia aperta all’assassino. Sono fondamentali sin da subito le testimonianze offerte agli agenti dalla gente sul posto: alcuni italiani hanno raccontato della rissa che era scoppiata poco prima, vicino al luogo del delitto, nei pressi di un bar dove c’è la sede dell’Inps; altri stranieri hanno spiegato quello che avevano visto iniziando così a mettere gli inquirenti “sulla strada giusta”, dando informazioni preziose per poter rintracciare il fuggitivo.
Fuggitivo che, pare con la complicità di un altro connazionale, si era fatto portare in auto alla stazione di Modena. Era sua intenzione salire su un treno per raggiungere un suo fratello che abita in Calabria, a Cosenza. Prima però si era disfatto della maglietta, intrisa di sangue, che aveva gettato durante la sua corsa a piedi per allontanarsi dalla scena del delitto. Una volta in stazione gli uomini della Mobile e della Volante hanno gioco facile e la fuga di Said Boufes, ancora sanguinante alla mano per via dell’utilizzo del coccio di bottiglia, finisce in questura dove per lui scatta il provvedimento di fermo. Sin da subito, come ha affermato il capo della Mobile modenese Marcello Castello il 38enne si è dimostrato collaborativo, ha mostrato dove aveva nascosto la sua maglietta, ha fatto vedere il posto dove lui, senza fissa dimora, andava a trovare un tetto assieme ad altri connazionali. Ha quindi raccontato la vicenda della rissa, gli affari di droga e alla fine ha ammesso quello che era accaduto. Affari che, come detto, portava avanti anche Mohamed Hamid, il marocchino deceduto: addosso gli agenti gli hanno trovato alcune dosi di cocaina e di marijuana. Tornando a Boufes, l’accusa avanzata da Claudia Ferretti, il pm della procura modenese che l’altra sera era di turno, è quella di omicidio volontario. Un omicidio che vede anche l’aggravante dei futili motivi: una rissa scoppiata tra i due che era nata, come è ormai certo, per la vendita di qualche dose di droga a un cliente che si contendevano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Siamo nel quartiere San Lorenzo, nei pressi della stazione dei treni all’incrocio con la strada dove si trova il ristorante Due Madonne, le cui telecamere hanno ripreso il delitto.
Sono circa le 21 dunque e Mohamed Hamid è in bicicletta, fa qualche decina di metri ma all’angolo della strada ad attenderlo, in agguato, c’è quel connazionale con cui qualche minuto prima si era azzuffato. E in un istante si ritrova colpito al collo con un colpo, un colpo solo, fulmineo e fulminante.
Un fendente con un coccio di bottiglia che l’aggressore, Said Boufes, 38 anni, marocchino, che aveva un permesso di soggiorno rilasciato dalla questura di Reggio scaduto nel 2014 e con precedenti per spaccio, gli ha sferrato dopo aver rotto una bottiglia di Heineken. Un taglio profondo che gli ha reciso di netto la carotide.
Mentre quello che poi risulterà essere il suo assassino corre via a gambe levate, il 43enne si tocca il collo, resta in piedi accanto alla bicicletta rovesciata in strada, fa qualche passo, poi inizia a barcollare mentre il sangue esce copiosamente. Ci sono alcuni passanti, ci sono altri stranieri che hanno visto quello che è successo. Lui si avvicina alla zona dove ci sono alcuni cassonetti e poi crolla a terra. È ormai dissanguato. Arriva l’ambulanza, il 43enne viene portato in ospedale, ma ormai non c’è più nulla da fare.
La polizia (il commissariato locale e la squadra mobile di Modena) viene subito informata dal 118, scattano le indagini ed è caccia aperta all’assassino. Sono fondamentali sin da subito le testimonianze offerte agli agenti dalla gente sul posto: alcuni italiani hanno raccontato della rissa che era scoppiata poco prima, vicino al luogo del delitto, nei pressi di un bar dove c’è la sede dell’Inps; altri stranieri hanno spiegato quello che avevano visto iniziando così a mettere gli inquirenti “sulla strada giusta”, dando informazioni preziose per poter rintracciare il fuggitivo.
Fuggitivo che, pare con la complicità di un altro connazionale, si era fatto portare in auto alla stazione di Modena. Era sua intenzione salire su un treno per raggiungere un suo fratello che abita in Calabria, a Cosenza. Prima però si era disfatto della maglietta, intrisa di sangue, che aveva gettato durante la sua corsa a piedi per allontanarsi dalla scena del delitto. Una volta in stazione gli uomini della Mobile e della Volante hanno gioco facile e la fuga di Said Boufes, ancora sanguinante alla mano per via dell’utilizzo del coccio di bottiglia, finisce in questura dove per lui scatta il provvedimento di fermo. Sin da subito, come ha affermato il capo della Mobile modenese Marcello Castello il 38enne si è dimostrato collaborativo, ha mostrato dove aveva nascosto la sua maglietta, ha fatto vedere il posto dove lui, senza fissa dimora, andava a trovare un tetto assieme ad altri connazionali. Ha quindi raccontato la vicenda della rissa, gli affari di droga e alla fine ha ammesso quello che era accaduto. Affari che, come detto, portava avanti anche Mohamed Hamid, il marocchino deceduto: addosso gli agenti gli hanno trovato alcune dosi di cocaina e di marijuana. Tornando a Boufes, l’accusa avanzata da Claudia Ferretti, il pm della procura modenese che l’altra sera era di turno, è quella di omicidio volontario. Un omicidio che vede anche l’aggravante dei futili motivi: una rissa scoppiata tra i due che era nata, come è ormai certo, per la vendita di qualche dose di droga a un cliente che si contendevano.
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