Slot e azzardo, scatta la mappatura
Niente sale da gioco entro 500 metri dai luoghi sensibili come le scuole
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È in vista il giro di vite contro la proliferazione indiscriminata delle macchinette mangiasoldi ma i gestori dell’azzardo non ci stanno e preferiscono impugnare i provvedimenti amministrativi degli enti locali.
A Modena l’ordinanza che limita gli orari di apertura di sale slot e videogiochi sono state impugnate da due gestori modenesi di grosse sale davanti al Tar.
Il primo ha avuto torto su tutta linea, il secondo si è ritirato prima dell’udienza e quindi il Comune procede per ora a vele spiegate anche sulla base di una sorta di “Testo unico sulla legalità”, com’è stato ribattezzato, varato dalla regione Emilia Romagna pochi mesi fa che da giugno è diventato vincolante con il regolamento attuativo.
Cosa dice in sintesi la legge che tra usura e altre questioni bollenti riserva un intero paragrafo all’azzardo legalizzato?
In buona sostanza vengono indicati dei luoghi sensibili e per un cerchio di 500 metri devono sparire le macchinette dove spendono soldi per tentare il brivido del gioco. Entro il 30 dicembre di quest’anno i Comuni dovranno completare la mappa delle zone proibite e i gestori che si trovano all’interno delle “zone rosse” in cui c’è il divieto, dovranno chiudere bottega. Se si tratta di esercizi pubblici, come i bar dove si trova la grande maggioranza delle macchinette, allora non potranno installarne altre. E in ogni caso saranno vietati d’autorità i rinnovi tra i concessionari di slot e i gestori dei locali.
«L’unica eccezione - spiega l’assessore Andrea Bosi che ha fatto di questa battaglia un punto d’onore anche per l’intera giunta - è per chi trasloca l’attività volontariamente; di fatto avrà tempo sino al 30 dicembre 2018 per continuare con l’attività e poi dovrà comunque spostarsi. Detto questo temo però che il pericolo più grosso su tutto il settore venga dalla volontà del governo di regolare nuovamente dla materia. Una bozza elaborata dal ministero degli Interni sarà discussa a settembre: regole blande in cui, e questo non è accettabile, si fissa il principio di una garanzia di locali da gioco in ogni area, ma non se ne definiscono le grandezze. Non si capisce questa concessione a chi sia utile». (s.c.)
A Modena l’ordinanza che limita gli orari di apertura di sale slot e videogiochi sono state impugnate da due gestori modenesi di grosse sale davanti al Tar.
Il primo ha avuto torto su tutta linea, il secondo si è ritirato prima dell’udienza e quindi il Comune procede per ora a vele spiegate anche sulla base di una sorta di “Testo unico sulla legalità”, com’è stato ribattezzato, varato dalla regione Emilia Romagna pochi mesi fa che da giugno è diventato vincolante con il regolamento attuativo.
Cosa dice in sintesi la legge che tra usura e altre questioni bollenti riserva un intero paragrafo all’azzardo legalizzato?
In buona sostanza vengono indicati dei luoghi sensibili e per un cerchio di 500 metri devono sparire le macchinette dove spendono soldi per tentare il brivido del gioco. Entro il 30 dicembre di quest’anno i Comuni dovranno completare la mappa delle zone proibite e i gestori che si trovano all’interno delle “zone rosse” in cui c’è il divieto, dovranno chiudere bottega. Se si tratta di esercizi pubblici, come i bar dove si trova la grande maggioranza delle macchinette, allora non potranno installarne altre. E in ogni caso saranno vietati d’autorità i rinnovi tra i concessionari di slot e i gestori dei locali.
«L’unica eccezione - spiega l’assessore Andrea Bosi che ha fatto di questa battaglia un punto d’onore anche per l’intera giunta - è per chi trasloca l’attività volontariamente; di fatto avrà tempo sino al 30 dicembre 2018 per continuare con l’attività e poi dovrà comunque spostarsi. Detto questo temo però che il pericolo più grosso su tutto il settore venga dalla volontà del governo di regolare nuovamente dla materia. Una bozza elaborata dal ministero degli Interni sarà discussa a settembre: regole blande in cui, e questo non è accettabile, si fissa il principio di una garanzia di locali da gioco in ogni area, ma non se ne definiscono le grandezze. Non si capisce questa concessione a chi sia utile». (s.c.)
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