Goliardi del Peravallo finiscono dal sindaco dopo il blitz a Verica
di Daniele Montanari
Pavullo. Scultura collocata nella piazza ancora senza nome La confraternita benefica toglie la targa ma lascia l’opera
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PAVULLO . L’estate pavullese è scossa dalla disfida del pero, anzi del “peravallo”. Succede in quel di Verica, ridente frazione con tanti aspetti degni di nota ma anche un’indubbia lacuna: la piazza principale, attraversata da via Pertini, senza un nome. Su questo si sono concentrate le riflessioni estive serali di un gruppo di paesani 50enni che ha pensato bene di rimediare trovando un nome emblematico: “Piazza del Peravallo” con dedica collettiva “Ai Verichesi di ieri, di oggi e di domani”.
Il peravallo altro non è che una qualità di pera non proprio di grido: essendo piuttosto dura, veniva utilizzata in passato per la cottura delle castagne. Nel tempo “peravallo” è diventato epiteto comune per indicare uno magari un po’ testone. Ma al gruppo degli ideatori, più che il senso profondo, interessava il richiamo a un termine della tradizione: qui tutti si son sentiti dare del “peravallo” dagli amici. Ragion per cui il gruppo ha pensato anche di costituirsi quale “Confraternita del Peravallo di Verica” con diversi progetti in cantiere: creare un piccolo museo locale, promuovere il dialetto, valorizzare l’enogastronomia anche con iniziative di beneficenza (esordio già il 10 agosto al castello di Gaiole in Chianti in una serata per la Fondazione Tommasino Bacciotti che assiste i bimbi malati). In quattro e quattr’otto è stato coniato il logo, con un bel peravallo in mezzo, e nell’entusiasmo generale non solo è stata affissa al muro del bar Piccioli la targa “Piazza del Peravallo”, ma si è provveduto anche a supportare il concetto in forma iconica.
Valter Tagliazucchi (il “Giamberlano” della pasticceria pavullese) e Diego Giacobazzi sono andati a Spilamberto alla Lunati Manufacturing Ideas (la ditta del batterista dei Rats Lorenzo Lunati) chiedendo di realizzare la scultura in polistirolo di una maxi pera (alta più di un metro) solennemente posizionata sopra la targa il 12 agosto. Il tutto è parso simpaticissimo a molti paesani, ma altri sono andati dal sindaco Luciano Biolchini a dirgli che loro non si sentono affatto dei “peravalli” e che non era giusto intitolare così la piazza. Lui ha convocato la Confraternita e ha spiegato che la targa andava tolta perché c’è una procedura da seguire per l’intitolazione di luoghi pubblici. Ma potevano lasciare benissimo la “perona” quale goliardata agostana.
E così lunedì è stata rimossa la targa, ma la scultura permane trionfante. «Il sindaco ci ha giustamente ripresi - ammette Tagliazucchi - e ci space se qualcuno si è sentito offeso. Volevamo solo fare qualcosa di simpatico per ravvivare l’estate».
La cosa è senz’altro riuscita: la “perona” è meta di visite e su Facebook è diventata virale la condivisione del logo con la scritta “Je suis un peraval”. Già si pensa alle magliette...
Il peravallo altro non è che una qualità di pera non proprio di grido: essendo piuttosto dura, veniva utilizzata in passato per la cottura delle castagne. Nel tempo “peravallo” è diventato epiteto comune per indicare uno magari un po’ testone. Ma al gruppo degli ideatori, più che il senso profondo, interessava il richiamo a un termine della tradizione: qui tutti si son sentiti dare del “peravallo” dagli amici. Ragion per cui il gruppo ha pensato anche di costituirsi quale “Confraternita del Peravallo di Verica” con diversi progetti in cantiere: creare un piccolo museo locale, promuovere il dialetto, valorizzare l’enogastronomia anche con iniziative di beneficenza (esordio già il 10 agosto al castello di Gaiole in Chianti in una serata per la Fondazione Tommasino Bacciotti che assiste i bimbi malati). In quattro e quattr’otto è stato coniato il logo, con un bel peravallo in mezzo, e nell’entusiasmo generale non solo è stata affissa al muro del bar Piccioli la targa “Piazza del Peravallo”, ma si è provveduto anche a supportare il concetto in forma iconica.
Valter Tagliazucchi (il “Giamberlano” della pasticceria pavullese) e Diego Giacobazzi sono andati a Spilamberto alla Lunati Manufacturing Ideas (la ditta del batterista dei Rats Lorenzo Lunati) chiedendo di realizzare la scultura in polistirolo di una maxi pera (alta più di un metro) solennemente posizionata sopra la targa il 12 agosto. Il tutto è parso simpaticissimo a molti paesani, ma altri sono andati dal sindaco Luciano Biolchini a dirgli che loro non si sentono affatto dei “peravalli” e che non era giusto intitolare così la piazza. Lui ha convocato la Confraternita e ha spiegato che la targa andava tolta perché c’è una procedura da seguire per l’intitolazione di luoghi pubblici. Ma potevano lasciare benissimo la “perona” quale goliardata agostana.
E così lunedì è stata rimossa la targa, ma la scultura permane trionfante. «Il sindaco ci ha giustamente ripresi - ammette Tagliazucchi - e ci space se qualcuno si è sentito offeso. Volevamo solo fare qualcosa di simpatico per ravvivare l’estate».
La cosa è senz’altro riuscita: la “perona” è meta di visite e su Facebook è diventata virale la condivisione del logo con la scritta “Je suis un peraval”. Già si pensa alle magliette...
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