Testimone di Formigine: «Il killer della Rambla ucciso vicino a me»
Cristiano Pecchi era nel paese in cui si nascondeva il terrorista: «Prima gli spari, poi centinaia di poliziotti»
FORMIGINE. Cristiano Pecchi si trovava a 300 metri dal punto in cui Younes Abouyaaqoub, uno dei killer di Barcellona, è stato ucciso dai Mossos d’Esquadra (la polizia della Catalogna, ndr). Lui è un giornalista modenese, formiginese d’adozione, e si trovava in Spagna per partecipare come dj al festival reggae più importante in Europa, il Rototom Sunsplash, che si tiene a Benicasim, a nord di Valencia.
«Durante il ritorno in Italia a bordo del furgone del Vibra (il club modenese partner dell’organizzazione del festival, ndr) ho avuto un problema meccanico all’altezza di Sant Sadurnì, 50 chilometri a sud di Barcellona. E così mi sono dovuto rivolgere ad un’officina nella zona industriale». Si tratta sì di una classica area riservata alle attività commerciali e artigianali, ma che si incastra tra colline e vigneti. Proprio qui, lunedì mattina, si nascondeva Younes, l’autista della Rambla. Una donna lo ha riconosciuto mentre si aggirava vicino alle case, dando l’allarme.
«Lunedì mattina - racconta Cristiano - attorno alle 11.30, mi sono recato a piedi dal centro del paese all’officina. Una pattuglia della polizia si è fermata dal titolare per chiedere informazioni su alcuni avvistamenti di persone sospette avvenuti in zona, situazione che non lasciava presupporre nulla di quello che sarebbe accaduto poco dopo. Così verso ora di pranzo, dato che il mezzo non era pronto, sono andato in paese e alle 15.30 ero di nuovo in officina».
Ed è in quei minuti che scatta il blitz: «Subito abbiamo sentito degli spari provenire dalla campagna, ma non ho capito di cosa si trattasse. Poi in pochi minuti sono arrivati un elicottero, le ambulanze, i mezzi dell’esercito e della polizia: credo che in totale vi fossero tra i trecento e i quattrocento uomini. Hanno accerchiato l’intera zona industriale e una volta ucciso il killer sembrava che la situazione si fosse calmata, tanto che i giornalisti arrivati sul posto erano già al lavoro e raccontavano di un’operazione terminata. Però in pochi minuti la tensione si è nuovamente alzata, perché la polizia riteneva che vi fosse un secondo uomo sospetto in zona. Ancora una volta sirene e strade chiuse. Ci hanno sbarrato dentro l’officina in via precauzionale. La notizia, in realtà, è stata smentita e quindi dopo diverse ore, erano circa le 20, sono potuto tornare a piedi in paese. Ma il clima qui era surreale, perché tutti i negozi e i locali erano chiusi. Ho trovato solo un ristorante dove poter mangiare qualcosa. Oggi (ieri, ndr), invece, la situazione è già più tranquilla: c’è moltissima polizia, decine di troupe, ma ad esempio ho visto Soraya Sáenz de Santamaría (il vicepremier spagnolo è subito giunta a Sant Sadurnì, ndr) bere un caffè nella piazza centrale».
Ora Cristiano tornerà a casa: «È stata una settimana davvero intensa, sopratutto pensando che io ero arrivato per partecipare ad un festival che è sinonimo di pace, musica, cultura e integrazione ed invece mi sono trovato in mezzo al terrorismo internazionale. Sono davvero disorientato. Adesso, però, alcuni amici mi verranno a prendere, voglio solo tornare a casa dalla mia famiglia». (gib)
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