«Said non voleva uccidere il suo rivale»
di Stefano Totaro
L’avvocato Umberto Rossi: «Non c’è stata premeditazione: era stato offeso, colpito in testa e il 41enne lo inseguiva in bici»
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«Said Boufes non voleva uccidere il suo rivale. Ha avuto sicuramente una reazione spropositata, è indubbio, ma non si può parlare di omicidio premeditato. Bisogna tenere ben presenti le circostanze in cui tutta questa vicenda si è svolta, la sua reazione è solo la parte finale di ciò che era accaduto quella sera in strada». Così Umberto Rossi, l’avvocato modenese nominato d’ufficio a difendere il 38enne marocchino Said Boufes, clandestino che per tre anni ha vissuto anche a Castellarano e che da domenica notte si trova in carcere a Sant’Anna in stato di fermo, provvedimento emanato dal pubblico ministero Claudia Ferretti: l’uomo è accusato di omicidio volontario con l’aggravante dei futili motivi. Come si ricorderà domenica sera, verso le 21, in via Radici in Piano, quartiere San Lorenzo, vicino alla stazione dei treni e nei pressi del ristorante Due Madonne le cui telecamere hanno filmato l’intera vicenda, era scoppiata una rissa finita poi in tragedia.
In base al racconto dello stesso 38enne e a quello anche di numerosi presenti, italiani e anche di stranieri che conoscevano i due contendenti, era scoppiato un furioso litigio in un bar che si trova dove c’è la sede dell’Inps. La lite era nata per un cliente “rubato”: una vendita di qualche dose di droga soffiata all’altro e da qui scambi reciproci di accuse.
Dalle parole alle botte: Mohamed Hamid, 41 anni, clandestino, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, aveva afferrato un grosso sasso e aveva colpito con forza Said Boufes ferendolo alla testa. Poi i due si erano allontanati: Hamid era salito in bicicletta offendendo più volte Boufes. Tutti e due erano alimentati dal troppo alcol e dall’ira. Il 38enne a questo punto, picchiato, sanguinante e offeso, afferra una bottiglia di birra, la spacca e impugna il collo di vetro. La lite così riprende qualche decina di metri più avanti, ad un incrocio. Il filmato mostra chiaramente Hamid che arriva in bicicletta e Boufes che di scatto lo colpisce con il collo della bottiglia. Il vetro del coccio provoca un taglio profondo: il colpo trancia di netto la carotide del 41enne che abbandona la bici, resta in piedi, fa qualche passo, barcolla e poi crolla in un lago di sangue morendo poco dopo.
«Il filmato mostra chiaramente come il mio assistito fosse inseguito dal 41enne che è arrivato a forte velocità in bicicletta, per continuare la rissa. Lui era stato picchiato, offeso ed era inseguito. Ha reagito ed è andata come è andata, non c’è stato nessun agguato. Per questo, ripeto, affermo che bisogna inquadrare l’omicidio nel contesto, in questa situazione».
«Quando è stato interrogato dal Pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono andato in carcere a trovare Said - spiega l’avvocato Rossi - e l’ho visto distrutto, tumefatto in volto, gli hanno dovuto mettere dei punti in testa a causa del colpo ricevuto con la pietra e ovviamente è sconvolto per l’accaduto. Parla poco e male l’italiano, chiederò l’utilizzo di un interprete».
Quanto alla convalida del fermo del Pm, si dovrà aspettare la decisione del Gip che dovrebbe arrivare probabilmente nella giornata di oggi.
In base al racconto dello stesso 38enne e a quello anche di numerosi presenti, italiani e anche di stranieri che conoscevano i due contendenti, era scoppiato un furioso litigio in un bar che si trova dove c’è la sede dell’Inps. La lite era nata per un cliente “rubato”: una vendita di qualche dose di droga soffiata all’altro e da qui scambi reciproci di accuse.
Dalle parole alle botte: Mohamed Hamid, 41 anni, clandestino, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, aveva afferrato un grosso sasso e aveva colpito con forza Said Boufes ferendolo alla testa. Poi i due si erano allontanati: Hamid era salito in bicicletta offendendo più volte Boufes. Tutti e due erano alimentati dal troppo alcol e dall’ira. Il 38enne a questo punto, picchiato, sanguinante e offeso, afferra una bottiglia di birra, la spacca e impugna il collo di vetro. La lite così riprende qualche decina di metri più avanti, ad un incrocio. Il filmato mostra chiaramente Hamid che arriva in bicicletta e Boufes che di scatto lo colpisce con il collo della bottiglia. Il vetro del coccio provoca un taglio profondo: il colpo trancia di netto la carotide del 41enne che abbandona la bici, resta in piedi, fa qualche passo, barcolla e poi crolla in un lago di sangue morendo poco dopo.
«Il filmato mostra chiaramente come il mio assistito fosse inseguito dal 41enne che è arrivato a forte velocità in bicicletta, per continuare la rissa. Lui era stato picchiato, offeso ed era inseguito. Ha reagito ed è andata come è andata, non c’è stato nessun agguato. Per questo, ripeto, affermo che bisogna inquadrare l’omicidio nel contesto, in questa situazione».
«Quando è stato interrogato dal Pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono andato in carcere a trovare Said - spiega l’avvocato Rossi - e l’ho visto distrutto, tumefatto in volto, gli hanno dovuto mettere dei punti in testa a causa del colpo ricevuto con la pietra e ovviamente è sconvolto per l’accaduto. Parla poco e male l’italiano, chiederò l’utilizzo di un interprete».
Quanto alla convalida del fermo del Pm, si dovrà aspettare la decisione del Gip che dovrebbe arrivare probabilmente nella giornata di oggi.
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