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Scuole ormai collaudabili ma chiuse un altro anno

Scuole ormai collaudabili ma chiuse un altro anno

Finale. Il Comune scrive ai donatori delle medie realizzate con cemento scadente Emergenza classi. Il Carc offre la sede per i laboratori: «Un favore alla comunità»

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FINALE. A ottobre - “o forse anche prima”, scrive il sindaco Palazzi - il perito tecnico nominato dal tribunale civile dovrà dire se le scuole medie realizzate con calcestruzzo di qualità inferiore al progetto iniziale soddisfino i requisiti di sicurezza strutturale. È un altro passaggio chiave quello atteso in autunno per stilare una sorta di cronoprogramma, necessario a programmare l’apertura delle “Frassoni”, mai messe a disposizione della collettività dopo l’inchiesta “Cubetto”, che vede imputate due importanti aziende del mondo edile emiliano. Ma mentre si aspettano i tempi dei professionisti, il sindaco ha pensato di aggiornare tutti i donatori che avevano messo a disposizione soldi e apparecchiature all’avanguardia da donare al Comune per la realizzazione e il funzionamento della scuola. E Palazzi, nell’effettuare un meticoloso rendiconto, parlando del calcestruzzo utilizzato spiega che “entrambe le classi utilizzate sono comunque ammesse dalle norme tecniche per uso in zona sismica” e anticipa ai finanziatori che l’accertamento del perito “potrebbe portare ad una risoluzione anticipata delle criticità caratterizzanti la commessa”.

Ma il Comune chiede tempo e a fronte di convenzioni in fase di scadenza, che di fatto libererebbero i donatori dagli impegni assunti, propone di posticipare alla fine del 2018 gli accordi. Una precauzione che sta comunque a significare come anche in municipio la data più plausibile possibile per aprire le medie sia l’autunno 2018, ossia l’inizio del prossimo anno scolastico.

I quasi 800 studenti che frequentano l’istituto comprensivo “Castelfranchi” del capoluogo si apprestano quindi ad un altro anno in spazi limitati nella struttura post sisma di via Rovere, che senza l’inchiesta “Cubetto” ora ospiterebbe soltanto le elementari. E proprio per le elementari ci sono i problemi principali visto che a settembre ci saranno due prime in più, che hanno costretto la scuola - in emergenza classi - a dirottare i ragazzini anche nei pochi laboratori presenti. A catena, si è cercato un luogo dove allestire spazi per le attività laboratoriali - sfumato l’affitto di stanze all’ex maglificio Joseph Baby, incassato il diniego della Regione a pagare un ulteriore ampliamento della scuola e scelto di non percorrere la strada dei container - ora individuato nella sede del Carc. L’associazione, da decenni impegnata nella promozione culturale, alla fine ha scelto di accettare la richiesta di aiuto che era arrivata dal Comune e dalla scuola. Il Consiglio direttivo ha autorizzato di mettere a disposizione le proprie stanze per far sì che gli studenti, attraversando la strada, possano fruire di un’alternativa provvisoria ma comunque funzionale. «Lo facciamo più che altro per rispetto nei confronti dell’intera comunità finalese e di quella scolastica con la speranza che la situazione si risolva in fretta e che finalmente si possano aprire le scuole medie nuove. Sarebbe un peccato continuare a lasciare chiusa e mandare in malora una struttura così bella».

Ma la provvisorietà scolastica finalese durerà ancora un anno salvo che il perito del tribunale non giudichi adeguato la scuola realizzata con calcestruzzo di livello inferiore e allora - a fronte di un’inchiesta che ha fatto scalpore - le Frassoni potranno aprire senza altri cantieri. (fd)

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