Thelma, farmacista troppo povera per essere italiana
di Valeria Cammarota
Campogalliano. Il Cud familiare è basso per fare richiesta «Sono qui da 18 anni, vorrei non fossero i soldi a decidere»
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CAMPOGALLIANO. Nigeriana di origine, Thelma Oguezue è arrivata in Italia nel 1999, quando aveva 8 anni, per raggiungere - con la madre, il fratello e la sorella - il padre che si era trasferito a Campogalliano nel 1993. Dopo poco, in Italia, è nata un’altra bambina e tutti e sei hanno continuato a vivere nella cittadina, i genitori lavorando e i figli compiendo i propri studi.
Thelma ha fatto le elementari, le medie, le superiori e ha conseguito la laurea magistrale in Chimica e tecnologie farmaceutiche e oggi lavora in una delle due farmacie del paese. È solare, colta, parla un italiano perfetto, ha un impiego, amici, ma.. non è cittadina italiana. E questo rappresenta un forte limite alla sua libertà.
«Mio padre perse il lavoro nel 2011 - racconta - aveva fatto giusto in tempo a fare richiesta per la cittadinanza per la quale occorrevano gli ultimi con tre Cud consecutivi. Aveva iniziato la procedura solo lui perché pensavamo che dopo per noi sarebbe stato tutto più semplice, avendo noi fratelli un genitore italiano e mia madre un marito cittadino. Abbiamo invece scoperto che dovevamo ricominciare tutto daccapo. Le mie sorelle hanno ottenuto la cittadinanza perché ancora minorenni mentre mia madre, che nel frattempo aveva raggiunto mio padre in Scozia dove era andato per trovare lavoro, ha ottenuto il ricongiungimento. Da quel momento, nel 2014, siamo rimasti io e mio fratello».
I due ragazzi avrebbero voluto fare subito richiesta per raggiungere i genitori, ma c’era un problema. «La prima volta che ho provato a chiedere la cittadinanza - continua - stavo ancora studiando, mio fratello lavorava poche ore a settimana e mia madre, quando era ancora in Italia, faceva un part time: impossibile, nonostante i tre Cud, raggiungere i limiti imposti dalla legge. Solo quando mio fratello ha trovato un secondo lavoro siamo finalmente riusciti ad avere i requisiti e, un anno fa, abbiamo fatto richiesta».
Se tutto andrà bene, nel 2018 Thelma sarà cittadina italiana. «Lo spero: non è così automatico - spiega - Mio padre lo è diventato dopo due anni e un giorno (così prevede l’iter, ndr), ma con l’ausilio di un avvocato. Sono pochissimi quelli che ci riescono subito. Senza contare l’esborso economico: il bollettino, la richiesta di documenti da fare nel proprio paese d’origine - un viaggio lungo e una lunga burocrazia - la necessità del giuramento presso la polizia straniera. Cosa potrebbe mai aver fatto un bambino per dover richiedere un simile documento? E il Cud... sono veramente le cose necessarie, per me, per diventare italiana? Si può essere fortunati e trovare un lavoro, ma può accadere il contrario, o averlo e perderlo. Io sono stata fortunata perché vivendo con la mia famiglia ho potuto usufruire del reddito di mia madre e di mio fratello: diversamente avrei fatto fatica ad avere un reddito adeguato».
Avere la cittadinanza cambia, ragiona Thelma. Le consente le siano riconosciuti i propri diritti. Partecipare a un concorso pubblico, ad esempio, andare a trovare i famigliari, viaggiare il mondo in cerca di opportunità. «Vorrei avere il diritto di decidere dove vivere - afferma - non precludermi niente. O scegliere di rimanere. Ma perché lo desidero, non perché mi viene imposto. Essere italiano comporta dei diritti: nessuno dovrebbe metterli in discussione. Io, comunque, sono felice».
Thelma ha fatto le elementari, le medie, le superiori e ha conseguito la laurea magistrale in Chimica e tecnologie farmaceutiche e oggi lavora in una delle due farmacie del paese. È solare, colta, parla un italiano perfetto, ha un impiego, amici, ma.. non è cittadina italiana. E questo rappresenta un forte limite alla sua libertà.
«Mio padre perse il lavoro nel 2011 - racconta - aveva fatto giusto in tempo a fare richiesta per la cittadinanza per la quale occorrevano gli ultimi con tre Cud consecutivi. Aveva iniziato la procedura solo lui perché pensavamo che dopo per noi sarebbe stato tutto più semplice, avendo noi fratelli un genitore italiano e mia madre un marito cittadino. Abbiamo invece scoperto che dovevamo ricominciare tutto daccapo. Le mie sorelle hanno ottenuto la cittadinanza perché ancora minorenni mentre mia madre, che nel frattempo aveva raggiunto mio padre in Scozia dove era andato per trovare lavoro, ha ottenuto il ricongiungimento. Da quel momento, nel 2014, siamo rimasti io e mio fratello».
I due ragazzi avrebbero voluto fare subito richiesta per raggiungere i genitori, ma c’era un problema. «La prima volta che ho provato a chiedere la cittadinanza - continua - stavo ancora studiando, mio fratello lavorava poche ore a settimana e mia madre, quando era ancora in Italia, faceva un part time: impossibile, nonostante i tre Cud, raggiungere i limiti imposti dalla legge. Solo quando mio fratello ha trovato un secondo lavoro siamo finalmente riusciti ad avere i requisiti e, un anno fa, abbiamo fatto richiesta».
Se tutto andrà bene, nel 2018 Thelma sarà cittadina italiana. «Lo spero: non è così automatico - spiega - Mio padre lo è diventato dopo due anni e un giorno (così prevede l’iter, ndr), ma con l’ausilio di un avvocato. Sono pochissimi quelli che ci riescono subito. Senza contare l’esborso economico: il bollettino, la richiesta di documenti da fare nel proprio paese d’origine - un viaggio lungo e una lunga burocrazia - la necessità del giuramento presso la polizia straniera. Cosa potrebbe mai aver fatto un bambino per dover richiedere un simile documento? E il Cud... sono veramente le cose necessarie, per me, per diventare italiana? Si può essere fortunati e trovare un lavoro, ma può accadere il contrario, o averlo e perderlo. Io sono stata fortunata perché vivendo con la mia famiglia ho potuto usufruire del reddito di mia madre e di mio fratello: diversamente avrei fatto fatica ad avere un reddito adeguato».
Avere la cittadinanza cambia, ragiona Thelma. Le consente le siano riconosciuti i propri diritti. Partecipare a un concorso pubblico, ad esempio, andare a trovare i famigliari, viaggiare il mondo in cerca di opportunità. «Vorrei avere il diritto di decidere dove vivere - afferma - non precludermi niente. O scegliere di rimanere. Ma perché lo desidero, non perché mi viene imposto. Essere italiano comporta dei diritti: nessuno dovrebbe metterli in discussione. Io, comunque, sono felice».
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