Gazzetta di Modena

Modena

INCHIESTA AEMILIA

San Felice, gli appalti difficili della nuova Bianchini

di Alberto Setti
San Felice, gli appalti difficili della nuova Bianchini

Mezzo miliardo di beni sequestrati. Intervista all’amministratore giudiziario. E se c’è il pentito tutti scappano dal ristorante

3 MINUTI DI LETTURA





SAN FELICE. Mezzo miliardo di euro. È il valore approssimativo dei beni sequestrati nell’inchiesta Aemilia, ed affidati in questo caso all’avvocato Rosario Di Legami, siciliano, esperto in amministrazioni giudiziarie. Il legale nei giorni scorsi è stato a San Felice, per fare il punto della situazione alla Bianchini Costruzioni di via Lavacchi, una delle imprese centrali dei sequestri Aemilia.

Perché proprio sulla Bianchini la Giustizia sta provando a fare la sua ardua scommessa: rilanciarla sul mercato, e consentire a mezzi e persone che ne erano braccia e cuore di non essere travolte dall’inchiesta che ha riguardato l’ex proprietà. Una salvaguardia nell’interesse di tutti, dal momento che il processo è ancora in corso.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:site:1.15773374:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/image/contentid/policy:1.15773374:1650039636/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Ma ogni sequestro ha le sue asperità. L’esempio potrebbe venire da lontano. Dal ristorante della famiglia Giglio, nel cuore della Calabria. Raccolto in condizioni di irregolarità da Di Legami, il quale dopo averlo tenuto aperto si è ritrovato davanti ad un fenomeno emblematico: da quando Pino Giglio, uno dei fratelli, imputato in Aemilia, si è pentito decidendo di collaborare con la giustizia, le prenotazioni per matrimoni e cerimonie nel ristorante sono... precipitate. Segno di una civiltà collusa, una civiltà di là da venire.

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15782805:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/inchiesta-aemilia-parla-l-amministratore-giudiziario/82460/83029]]

Ma le asperità non sono solo in Calabria: la ditta Bianchini, sotto il controllo della Magistratura, sta infatti partecipando a numerose gare d’appalto. Eppure la spunta di rado. Possibile per la diffidenza che quel nome si porta dietro, possibile invece che la diffidenza la ingeneri proprio la presenza dello Stato, e della amministrazione giudiziaria, dietro l’azienda che partecipa all’appalto.

Di Legami, sul tema, evita signorilmente di sbilanciarsi.

Avvocato, come è la situazione attuale della Bianchini?

«Quella di ogni azienda che rientra nel mercato. Non più azienda sequestrata, ma che partecipa a gare, alcune le vince, altre le perde e che si muove per cercar commesse, al pari delle altre. Con le regole di mercato».

Con una patente di legalità in più, in quanto l’azienda, anche se il nome è impegnativo, Bianchini costruzioni, è sotto il diretto controllo della magistratura...

«Certamente, questo è un valore che spero e credo venga valorizzato, e che già cominciamo a verificare».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15773152:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2017/08/25/news/tre-dipendenti-tengono-vive-ditta-e-speranza-1.15773152]]

Siamo a San Felice, dove il tema erano e sono le contaminazioni amianto...

«La situazione oggi è in sicurezza, grazie al ufficio Gip e della Dia abbiamo smaltito i sacchi contaminati nella zona di San Biagio e messo in sicurezza 200 tonnellate, le più contaminate, qui nella sede di San Felice. Chiaramente non ci si ferma qui: in contatto con la Regione stiamo lavorando per vedere di accedere a fondi europei, allo scopo di inserire il sito Bianchini tra quelli più esposti. Puntiamo ad avere finanziamenti per risolvere definitivamente il problema dei rifiuti pericolosi e dell’amianto, per quanto oggi, mi ripeto, siano in sicurezza».

Aemilia è questo e altro visto che ci sono numerosi altri sequestri. Poi la famosa confisca dei camion a Pino Giglio.

«Esperienza straordinaria. I camion già operativi nelle zone dove c’è bisogno, alcuni a Modena, altri destinati in aree più a rischio. È stato un tangibile esempio di riutilizzo sociale dei beni confiscati, anche con guadagno da parte dello Stato».

A proposito di Giglio, lei è anche amministratore giudiziario del ristorante della famiglia Giglio in Calabria...

«La zona non è semplicissima: siamo nel triangolo Crotone-Cutro-Isola capo Rizzuto. Oggi il ristorante è aperto con regolarizzazione di dipendenti. Non nego le difficoltà, anche relative ad un consenso sociale non maturo da parte del circondario. Bisogna valorizzare ciò che di buono c’è. In zone difficili come quelle, mantenere aperta un’attività produttiva è di per sé un gran risultato. Stiamo puntando molto sulla parte buona della popolazione».

Gli altri sequestri di Aemilia. Ad esempio a Sorbolo lei deve gestire un quartiere intero sotto sequestro.

«Diciamo che il sequestro Aemilia ha segnato anche qui un punto di non ritorno. In attesa degli esiti del processo, stiamo lavorando in quel quartiere con riassegnazioni e riutilizzo con affitti».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google