Modena. «Julian è rinato grazie ad un angelo»
Il piccolo modenese salvato da un neonato morto in Slovacchia. La mamma: «I medici l’altra nostra salvezza»
MODENA. Storia di una famiglia della provincia modenese - abita vicino a Sassuolo - finalmente felice, grazie a un complicato trapianto di cuore eseguito sul piccolo Julian che oggi compie tre mesi di vita. I genitori infatti, fino all’operazione eseguita lo scorso 11 agosto, non hanno mai potuto abbracciare il loro piccolo perché nato con una cardiopatia congenita. Ma ora il rarissimo trapianto, eseguito all’ospedale Sant’Orsola di Bologna, ha permesso al bambino e ai suoi genitori di sperare finalmente nel futuro per la prima volta. E il tutto grazie al cuore, proveniente dalla Slovacchia, di un altro neonato morto dopo appena dieci giorni di vita.
La malattia congenita del piccolo Julian ha costretto i medici del Sant’Orsola, prima a operarlo pochi giorni dopo il primo vagito, e poi, appunto, a mettere in campo una operazione tecnicamente difficile, eseguita da una trentina tra medici e infermieri che per circa dodici ore si sono alternati in sala operatoria. Dell’equipe facevano parte anche Gaetano Gargiulo, primario di Cardiochirurgia pediatrica e direttore del dipartimento Cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola e i cardiochirurghi Lucio Careddu e Emanuela Angeli.
«Sono degli angeli in ospedale, davvero tutti bravissimi sia i medici che gli infermieri e hanno salvato il nostro piccolo Julian». Parola dei genitori del neonato che anche ieri, come ogni giorno dalla nascita, sono partiti da Modena e hanno raggiunto Bologna per stare al fianco del letto del bimbo. Oggi Julian è fuori dalla rianimazione ed è in una stanza tutta sua assistito dai sanitari bolognesi: sta bene, anche se, come per ogni trapiantato, occorre stare attenti al rischio di rigetto. Ieri, nel tardo pomeriggio, la mamma del piccolo paziente, che oggi compie i suoi primi tre mesi di vita, era, dopo tanta paura e preoccupazione, finalmente felice e ringraziava tutti.
«Quello avvenuto qui - diceva - è stato un vero miracolo, ma noi pensiamo anche ai poveri genitori del piccolo bimbo slovacco il cui cuore batte ora nel petto di nostro figlio. Per noi emotivamente qui è stata molto dura, vedere Julian e poterlo toccare, ma senza prenderlo in braccio. Siamo davvero stati fortunati perché ci avevano detto che era obbligatorio un trapianto altrimenti nostro figlio, operato appena nato, non ce l’avrebbe fatta. È stato messo in lista e dopo neppure un mese il cuore è arrivato e l’unica nota triste è pensare ai genitori e al piccolo da cui arriva il cuoricino. Per ora preferiamo però non sapere chi sono, magari più avanti visto che una parte del loro figlio oggi è con noi. Julian è rinato ed è come se i compleanni da festeggiare fossero due». Grazie alla perfetta funzionalità del Centro nazionale trapianti, struttura sanitaria efficientissima ora coordinata a livello europeo, il piccolo cuore che batteva nel petto di un neonato in Slovacchia ha potuto salvare un bimbo a centinaia di chilometri di distanza. Spiega tutto Gaetano Gargiulo, primario di Cardiochirurgia pediatrica e direttore del dipartimento Cardio-toraco-vascolare del Sant’Orsola: «Il bambino - spiega il medico - aveva una cardiopatia complessa e l’unica chance che aveva era il trapianto di cuore. Trapianti su bimbi così piccoli e dal peso limitato se ne fanno pochi, appena poche decine in Italia. Per fortuna funziona bene il centro trapianti a livello europeo. Il cuore da inserire è arrivato dalla Slovacchia: quando ce l’hanno offerto abbiamo accettato e un collega medico è andato in Slovacchia. Il cuore è arrivato a Bologna all’una di notte e poi abbiamo continuato fino al mattino con la dottoressa Angeli che ha eseguito l’intervento». Cargiulo non nasconde le difficoltà: «Tecnicamente è stato difficile perché la cardiopatia di Julian riguarda anche l’aorta. Sulle sue condizioni post operatorie siamo ottimisti, sta reagendo bene anche se naturalmente c’è l’incognita rigetto. Ma con i farmaci si tiene sotto controllo».
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