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Modena. La scelta dei futuri cadetti tra sogni ed emozioni

di Eleonora Degoli
Modena. La scelta dei futuri cadetti tra sogni ed emozioni

Erano quasi in 300 giovedì mattina davanti al portone del Palazzo Ducale per il saluto alle famiglie e l’inizio del tirocinio: il 15 per cento sono donne

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MODENA. Capelli corti, completo elegante, ragazze con chignon e fazzoletto al collo. Circa 300 giovani (285 per la precisione) hanno fatto scivolare i loro trolley in piazza Roma, diretti verso l’Accademia. Sono i cadetti che hanno superato i concorsi e che hanno iniziato, proprio ieri, le quattro settimane di tirocinio obbligatorio: l’ultima tappa che li separa dai corsi per diventare ufficiali. Dopo aver superato esami culturali e fisici, i ragazzi sorridevano, emozionati, dietro le fontane della piazza. Hanno tutti dai 18 ai 22 anni. Al limite della commozione, i famigliari che li hanno accompagnati. Mancavano all'appello i 20 stranieri finora convocati. Con loro l’ansia di fare bene il tirocinio, l’orgoglio di essere arrivati fino a lì. «Essere qua è una grande emozione - ha commentato Giovanni Comuzzi - ma soprattutto un grande onore perché l’Accademia è un istituto glorioso, uno dei più antichi del mondo. Ce la metteremo tutta per rimanere». Già, non tutti rimarranno.

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Dei quasi 300 ragazzi e ragazze che ieri mattina sono stati accreditati e incoraggiati dal Comandante del reggimento Allievi, Stefano Lagorio, solo 140 rimarranno in Accademia in qualità di Armi e Corpi dell’esercito; 55, invece, i posti i Carabinieri. A decretare chi potrà rimanere, è proprio il tirocinio. «Ora mi aspetto un cambiamento radicale del nostro modo di vivere la nostra intera giornata - spiega Alessio Cocco - perché passare dalla vita civile a un’organizzazione militare di vita e di spirito sarà un cambiamento importante. Ci verranno trasmessi molti nuovi valori: mi aspetto un’ottima esperienza, che ci farà crescere». Il diciottenne Giuseppe Catalano guarda al tirocinio come a «un traguardo ed un punto di partenza. Essere qui significa molto per un ragazzo che si trova a vivere in questo periodo di crisi di lavoro e di valori. Però, come dimostra questa folla, c’è chi in questi valori crede ed è pronto a dimostrarlo all’interno di questo palazzo». Molti ragazzi sono arrivati dopo anni di studio in scuole militari: «Sono tre anni che sogniamo di entrare qua dentro ed oggi è il grande giorno. Vediamo come andrà», così ha asserito Riccardo Paparella, e l’amico, Giorgio Pappalardo, ha confermato, aggiungendo: «Non abbiamo idea al 100 per cento di ciò che ci aspetta: essere emozionati ed avere anche un po’ di paura è normale».

Il 15 per cento dei presenti al riconoscimento era composto da ragazze. «È una grande esperienza. In quanto donna devo dimostrare di più, però spero di farcela - ha confessato Chiara Trabattoni, che così ha motivato il percorso: - È una curiosità che mi è nata guardando i diversi tipi di università. Ascoltando le storie di quella delle forze armate mi è venuta questa passione. Nessuno della mia famiglia ha mai intrapreso questa carriera». Spesso la motivazione degli aspiranti cadetti si trova proprio tra le mura di casa. Lo conferma Giuseppe Acquaviva, colonnello della finanza che ha operato anche a Modena: «Mio figlio ha sempre seguito quello che è stato il mio percorso. Fin da bambino ha maturato l’ideale dell’ufficiale, portatore di valori intramontabili: la lealtà, la solidarietà, la rettitudine». «Penso che un modello di riferimento per mio figlio sia stato suo padre, - ha riflettuto Floriana Ottaviani, mamma emozionata - ex ufficiale dei Carabinieri. Mio marito ha evitato di influenzarlo, ma lui a 16 anni ha deciso di intraprendere questa carriera: evidentemente ce l’aveva nel Dna».
 

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