Tre dipendenti tengono vive ditta e speranza
Nei capannoni dell’azienda Bianchini ci sono camion, ruspe e mezzi che attendono di poter ripartire. Protetti dai teloni che limitano i danni delle polveri, dei piccioni che si sono fatti largo dai...
2 MINUTI DI LETTURA
Nei capannoni dell’azienda Bianchini ci sono camion, ruspe e mezzi che attendono di poter ripartire. Protetti dai teloni che limitano i danni delle polveri, dei piccioni che si sono fatti largo dai finestroni socchiusi, e della paralisi operativa. Fa impressione il quadro delle chiavi dei mezzi a disposizione: un tempo più di cento, oggi molti meno.
La stessa sospensione del tempo si respira nei grandi uffici dell’azienda: stanze lussuose, e arredi polverosi, dove ancora oggi si nascondono piani, progetti e attività di una azienda che la ’ndrangheta aveva scelto proprio per la sua penetrazione negli appalti pubblici. Un tema, quello degli appalti e della Bianchini, forse mai sviscerato fino in fondo. In quelle stanze si discuteva anche dell’impiego degli operai di Bolognino, delle false fatture, di come uscire dal pasticcio amianto. Su quei tavoli la Forestale trovò i documenti che svelavano ai diretti interessati imminenti controlli, nei pc i carabinieri hanno trovato i famosi video che hanno dato vita all’inchiesta su Giovanardi e Prefettura, Aemilia ter. L’amministrazione giudiziaria di quegli immobili ha usato solo il pianterreno: Di Legami in questi mesi ha impegnato una impiegata per partecipare alle gare di appalto. Fuori, tra le montagne di inerti, comprese quelle contaminate e messe in sicurezza con i teloni di copertura garantiti 25 anni, si aggirano le ruspe di altri due operai ancora in forze, chiamati a ripristinare pulizie e dignità di un luogo che oggi, per la storia che si porta dietro, per le sue stesse dimensioni, e per il caldi di questa estate, richiama il deserto di legalità che questa vicenda ha svelato. (ase)
La stessa sospensione del tempo si respira nei grandi uffici dell’azienda: stanze lussuose, e arredi polverosi, dove ancora oggi si nascondono piani, progetti e attività di una azienda che la ’ndrangheta aveva scelto proprio per la sua penetrazione negli appalti pubblici. Un tema, quello degli appalti e della Bianchini, forse mai sviscerato fino in fondo. In quelle stanze si discuteva anche dell’impiego degli operai di Bolognino, delle false fatture, di come uscire dal pasticcio amianto. Su quei tavoli la Forestale trovò i documenti che svelavano ai diretti interessati imminenti controlli, nei pc i carabinieri hanno trovato i famosi video che hanno dato vita all’inchiesta su Giovanardi e Prefettura, Aemilia ter. L’amministrazione giudiziaria di quegli immobili ha usato solo il pianterreno: Di Legami in questi mesi ha impegnato una impiegata per partecipare alle gare di appalto. Fuori, tra le montagne di inerti, comprese quelle contaminate e messe in sicurezza con i teloni di copertura garantiti 25 anni, si aggirano le ruspe di altri due operai ancora in forze, chiamati a ripristinare pulizie e dignità di un luogo che oggi, per la storia che si porta dietro, per le sue stesse dimensioni, e per il caldi di questa estate, richiama il deserto di legalità che questa vicenda ha svelato. (ase)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
