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Medolla: minori falsi orfani, c’è un’inchiesta

di Alberto Setti
Medolla: minori falsi orfani, c’è un’inchiesta

Verifiche anche nella Bassa: sono migliaia, costano un patrimonio. Il sindaco: «Troppi centri, leggi e progetti da rivedere»

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MEDOLLA. Tre case famiglia-comunità, una quarta in arrivo. Un altro paio nella vicina Mirandola, gestite più o meno dalle stesse persone. Poi null’altro nella Bassa, a certificare una concentrazione quantomeno anomala di strutture che accolgono “minori non accompagnati”.

Ovvero quasi sempre minori che sono arrivati in Italia da altri mondi: quelli che da mesi percorrono le rotte del mediterraneo dall’Africa e quelli che arrivano dall’Est e dai Balcani.

E adesso, prima ancora delle polemiche di questi giorni, è arrivata anche la magistratura. Per indagare - a Medolla come altrove - su un fenomeno noto - specie dopo la denuncia di Report - e tipicamente italiano. Ovvero la farsa dei finti “orfani” dall’Albania. Decine di migliaia in Italia, una decina anche a Medolla: appoggiati dai genitori al confine istriano, istruiti per dichiararsi senza famiglia (in modo da aggirare uno sforacchiato accordo bilaterale con l’Albania) ed essere così mantenuti dallo Stato italiano, fino alla maggiore età.

Con costi che viaggiano sui 150 euro al giorno, la tariffa di molte comunità italiane che li accolgono. Vanno moltiplicati per 365 e poi per 40mila, più spese aggiuntive, per dare l’idea della montagna di euro che l’Italia sta spendendo col bluff.

Il bluff è che le famiglie di questi minori, ci sono, eccome.

Peggio, come ha confermato ieri a Medolla la responsabile di una delle due comunità per minori, non solo le famiglie ci sono, ma sono in stretto contatto con i figli e le comunità che accolgono, spesate dallo Stato, questi adolescenti.

«Quando i nostri ragazzi non si comportano bene abbiamo anche chiamato le famiglie, per avvisarli», ha detto candidamente la responsabile della comunità medollese. Investita dalle domande dei presenti, ha poi ammesso che sulla questione sono in corso anche qui le indagini della Procura.

Quella dei falsi “orfani” resta solo una delle questioni esplose sul tema in questi giorni a Medolla, dove alcuni episodi di cronaca hanno sollevato rabbia e proteste nei confronti dei giovani e turbolenti ospiti delle case famiglie. Perché ieri si è scoperto - en passant - che in una occasione tre di questi ragazzini africani erano stati prelevati direttamente in uno dei porti Italiani di sbarco dai titolari di una delle due comunità medollesi.

Circostanza eufemisticamente inusuale, che non ha mancato di irrigidire i rapporti tra le istituzioni locali e le comunità in questione. Tanto che, contrariamente alle aspettative “buoniste”, ieri mattina in municipio, davanti ad una cinquantina di eterogenei medollesi interessati al tema, il sindaco non è andato troppo per il sottile: «C’è qualcosa che non sta girando», ha detto Filippo Molinari, affiancato dall’assessore ai servizi sociali Rachele Paltrinieri.

Molinari ha denunciato - con garbo - una normativa ormai inadeguata. A cominciare dalla circostanza che i privati e le loro coop che aprono queste comunità non devono rispettare alcun criterio territoriale: dei 23 ospiti nelle tre strutture locali, non ce n’è uno nato o “trovato” a Medolla. Semplicemente, le cooperative trovano fuori città case in affitto a prezzi minori e riescono così a proporre tariffe giornaliere più basse, vincendo la concorrenza degli altri nelle assegnazioni decise dal Servizi sociali. Molinari ha parlato di “presenza lacunosa” di quei Servizi sociali (di Bologna, Ferrara, Reggio, Forli...) che mandano i minori a Medolla.

Ha denunciato lui stesso di vederli bighellonare tutto il giorno in paese, domandandosi quale progetto educativo e sociale ci sia dietro. Ha raccontato di molestie di cui erano stati fatti oggetti anche due consiglieri comunali, ha confermato gli episodi già noti, di rilevanza penale. Dal furto nel negozio del vicesindaco, al pugno in faccia ad un minore durante una festa di paese, alla recente aggressione ai due carabinieri.

«L’obiettivo resta la crescita di questi minori, perché abbiamo la possibilità di un inserimento, per cui non possono esserci comunità che si trasformano in un “badantato”. Noi a Medolla facciamo quanto ci è consentito: verifichiamo i requisiti delle autorizzazioni iniziali, poi eseguiamo i controlli amministrativi previsti, due all’anno. Ne facciamo anche a sorpresa, con tutte le autorità competenti. Abbiamo pure sanzionato le comunità in questione e in un caso, nel 2016, avevamo anche sospeso un’autorizzazione. Non credo sia successo molto spesso anche altrove. Ma ora è il momento di un rinnovato impegno serio e istituzionale: ho convocato per il 18 settembre un incontro qui a Medolla, con tutti i responsabili delle strutture e attività coinvolte, dai Servizi sociali invianti alle comunità locali, ai dirigenti dei nostri Servizi sociali. Vogliamo progetti seri e attuati per questi minori, che non sono tutti uguali e tutti così problematici, ma la cui presenza comporta un inevitabile carico sociale sulla comunità. E non accetterò mancate disponibilità a risolvere la situazione».

Anche perché - come rilevato dai responsabili delle strutture medollesi - visti i numeri, dall’alto gli input istituzionali sono diversi: ragionare ed attrezzarsi ad aumentare l’accoglienza.

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