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Evade dalla casa di lavoro e fa quattro rapine: riarrestato
CASTELFRANCO. Era il febbraio 2016 e Gianpietro Ghirardello scappò dalla casa di lavoro dove doveva scontare la sua pena. Lo hanno riarrestato nei giorni scorsi, in Romagna, i carabinieri non prima...
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CASTELFRANCO. Era il febbraio 2016 e Gianpietro Ghirardello scappò dalla casa di lavoro dove doveva scontare la sua pena. Lo hanno riarrestato nei giorni scorsi, in Romagna, i carabinieri non prima però che l’uomo di 66 anni, originario di Badia Polesine, riuscisse a commettere quattro rapine. Che di fatto sono il suo principale interesse quantomeno negli ultimi 35 anni visto che gliene contestano oltre 60.
I carabinieri l’hanno trovato nei pressi di un ufficio postale di Voltana e alla richiesta di fornire i documenti ha risposto affermativamente: il problema che la foto era la sua ma l’identità no. E così ha anche tentato una breve fuga, subito bloccato dalla pattuglia. In tasca aveva ciglia finte, orecchini a calamita e occhiali da sole. Il sospetto è che si tratti degli accessori utili a camuffarsi, lui specialista dei travestimenti durante le rapine. Ad incastrarlo e a permettere all’Arma di riconoscerlo è stata una menomazione fisica: a Ghirardello manca un dito della mano destra.
Su di lui pendevano almeno quattro ordini di cattura in seguito ai colpi da 7.500 euro a Verona (a maggio 2016) e quella da 2.600 euro ad Argenta a giugno 2016; in precedenza si era mosso nel ravennate: l’11 marzo del 2016 si era fatto notare per la rapina alla Cassa di Risparmio di Cesena, per un bottino di 10mila euro e due settimane dopo si era palesato all’Unicredit del capoluogo, ma fuggendo senza bottino.
Ma le gesta di Ghirardello sfociano quasi nel mito: come quando riuscì ad evadere dal carcere per tornare in terra rodigina. Il padre era morto, la Giustizia non gli aveva consentito di rientrare a casa per assisterlo e così lui aveva tentato di alleviare quella mancanza con la fuga dalla galera proprio per andare a piangere il genitore sulla tomba. Oppure quando nel 2009 fu bloccato dagli agenti della polizia municipale di Finale mentre a Massa si aggirava con due pistole giocattolo, coltelli, parrucche ed una accetta. Era appena fuggito dal carcere di Campobasso perché lui, di fughe, evidentemente se ne intende e quella da Castelfranco era stata soltanto l’ultima della serie.
I carabinieri l’hanno trovato nei pressi di un ufficio postale di Voltana e alla richiesta di fornire i documenti ha risposto affermativamente: il problema che la foto era la sua ma l’identità no. E così ha anche tentato una breve fuga, subito bloccato dalla pattuglia. In tasca aveva ciglia finte, orecchini a calamita e occhiali da sole. Il sospetto è che si tratti degli accessori utili a camuffarsi, lui specialista dei travestimenti durante le rapine. Ad incastrarlo e a permettere all’Arma di riconoscerlo è stata una menomazione fisica: a Ghirardello manca un dito della mano destra.
Su di lui pendevano almeno quattro ordini di cattura in seguito ai colpi da 7.500 euro a Verona (a maggio 2016) e quella da 2.600 euro ad Argenta a giugno 2016; in precedenza si era mosso nel ravennate: l’11 marzo del 2016 si era fatto notare per la rapina alla Cassa di Risparmio di Cesena, per un bottino di 10mila euro e due settimane dopo si era palesato all’Unicredit del capoluogo, ma fuggendo senza bottino.
Ma le gesta di Ghirardello sfociano quasi nel mito: come quando riuscì ad evadere dal carcere per tornare in terra rodigina. Il padre era morto, la Giustizia non gli aveva consentito di rientrare a casa per assisterlo e così lui aveva tentato di alleviare quella mancanza con la fuga dalla galera proprio per andare a piangere il genitore sulla tomba. Oppure quando nel 2009 fu bloccato dagli agenti della polizia municipale di Finale mentre a Massa si aggirava con due pistole giocattolo, coltelli, parrucche ed una accetta. Era appena fuggito dal carcere di Campobasso perché lui, di fughe, evidentemente se ne intende e quella da Castelfranco era stata soltanto l’ultima della serie.
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