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Fatture truccate per truffare la palestra di Modena

Fatture truccate per truffare la palestra di Modena

La dipendente di un centro fitness in due mesi avrebbe sottratto 16.500 euro manipolando i conti trasmessi ai proprietari

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MODENA. Era convinta che dalla sua posizione fosse inattaccabile. E che potendo gestire le iscrizioni, trascrivere la contabilità e gestire il flusso del contante, nessuno si sarebbe mai accorto di niente.

Invece un giro di controlli incrociati ha portato alla luce la truffa di cui si è resa protagonista l’impiegata della palestra che ha sede in via Padovani che è stata pizzicata con le mani sulla refurtiva. Una struttura sportiva molto conosciuta a Modena e molto frequentata, con attrezzature sportive di prim’ordine. Il punto di forza della palestra era il fitness, l’esercizio fisico mirato a mantenere l’organismo in buona salute. Insomma, le sale con cyclette e apparecchiature da cardiofitness nelle maggiori specialità sono il fiore all’occhiello di una società che ha sedi in tutta Italia e che si è ritrovata parte lesa in questa vicenda.

Infatti i carabinieri, partendo da uno spunto investigativo e forse anche da una segnalazione mirata, hanno capito subito che qualcosa non andava nella gestione.

Così, partendo da un filo esile nei primi controlli, hanno smontato la ragnatela di numeri fasulli che la donna aveva messo in piedi utilizzando i clienti come bancomat.

In soli due mesi, secondo i primi accertamenti, l’intraprendente dipendente avrebbe sottratto alla ditta 16.500 euro che ora dovrà restituire, sempre che non abbia provveduto a farli sparire con spese voluttuarie o altri sistemi. Il modo di operare? Semplice, tratteneva una parte degli incassi e subito dopo registrava a modo suo nel computer le entrate.

In ogni caso dovrà presentarsi al giudice per rispondere del reato di truffa perchè i titolari non le perdoneranno certo il fatto di aver imbrogliato anche i clienti che, dal canto loro, potrebbero volere indietro le eventuali quote pagate in più per frequentare quella palestra. E il danno d’immagine? Anche questo andrà messo nel conto finale. Inutile dire che non appena scoperta la truffa la dipendente infedele è stata immediatamente allontanata.

Comprensibilmente e riservatamente i controlli continuano per capire se gli ammanchi di cassa rintracciati sinora siano stati gli unici o se ci siano altri “buchi” nei bilanci che venivano trasmessi ai proprietari.

Sarebbe stato possibile scoprire prima quello che stava accadendo nella contabilità? È quello che si chiedono i proprietari della catena di palestre che ha filiali in tutta Italia; il caso modenese ha avuto altri esempi oppure è stata un’iniziativa nata dall’opera della sola dipendente della palestra che ha sede a San Faustino?

L’unica certezza è che le attività della palestra, parte lese come anche i clienti, continuano regolarmente.

Saverio Cioce
 

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