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«Finti orfani? Avviso sempre la Procura»

«Finti orfani? Avviso sempre la Procura»

Medolla. La responsabile della comunità dei minori: «Noi trasparenti, ma quante offese violente...»

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MEDOLLA. «Quando scopriamo che i nostri giovani ospiti albanesi hanno i numeri di telefono dei genitori siamo tenuti a comunicarli agli assistenti sociali e alla Procura della Repubblica che sta conducendo l’inchiesta. Per quanto ci risulta, in alcuni casi nostri ospiti od ex ospiti sono stati convocati dalla polizia, a Bologna».

Giulia Galavotti, referente di due delle comunità per minori che si trovano a Medolla e Mirandola, spiega così quello che sta accadendo, nell’ambito dell’inchiesta sulla “mega truffa” allo Stato italiano, da parte di decine di migliaia di famiglie albanesi che mandano i figli in Italia, fanno loro dichiarare di essere abbandonati - praticamente orfani - e ottengono vitto, alloggio, educazione e inserimento sociale a spese dello Stato.

L’inchiesta, giocoforza, ha riguardato anche ospiti delle comunità della Bassa. Era emersa lo scorso anno, in tutta la sua dimensione, ma procede con grande difficoltà.

«Mi risulta - spiega Giulia - in alcuni casi infatti ai giovani appena divenuti minorenni vengono notificate sanzioni, ma non è facile. Primo perché evidentemente la normativa presenta qualche lacuna. Si fa dichiarare a minori di essere abbandonati. E poi, quand’anche vengano individuati i numeri di telefono delle famiglie, cosa non facile, e magari queste vengono contattate, oggi lo Stato italiano al più può proporre al minore di tornare a casa, magari con un’assistenza, come la scuola pagata nel suo paese d’origine. Tuttavia, se il minore non firma, non presta consenso, mi risulta non possano essere rimpatriati».

Della questione Giulia ha parlato a Medolla, sabato mattina, all’incontro con il sindaco e i cittadini. «Vorrei si considerasse che noi siamo i terminali di questo sistema. Se i minori ci vengono assegnati, non possiamo che accoglierli, nè possiamo espellerli se scopriamo che una famiglia c’è. Peraltro a volte in Italia vengono trovati con tanto di passaporto... Quello che è certo è che da parte nostra non c’è alcuna intenzione di approfittare di questa situazione. All’assemblea ho spiegato che in alcuni casi difficili, una volta scoperti i numeri delle famiglie, l’assistente sociale di riferimento, non esattamente noi, chiama anche le famiglie in Albania, ma per questioni educative, contingenti. L’aspetto giudiziario, l’inchiesta cui noi comunque collaboriamo, non ci compete. È evidente che la legge, specie nell’emergenza numerica di questi giorni, andrebbe riveduta, ma ci sono convenzioni internazionali europee a protezione dei minori, non è così banale come si vorrebbe».

Sulla vicenda dei minori molesti a Medolla, anche di quelli della sua comunità, Giulia ribadisce: «Il nostro compito è l’educazione e l’integrazione. Per questo ci impegniamo ogni giorno e ringrazio ad esempio San Felice - nello specifico Caritas, Centro don Bosco e Comune - che ci dà l’opportunità di sviluppare piccoli progetti in quella direzione. Aggiungo che la nostra retta è invariata da anni, 80 euro, e che questi euro che corrispondono a dei costi. Noi comunque siamo disponibili ad ogni forma di chiarimento e di approfondimento, anche con la signora che si era sentita circondata, o con le forze dell’ordine locali. Purtroppo rileviamo come specie su facebook vengano espresse opinioni banali e grossolane che prescindono dalla conoscenza di norme e fatti e che feriscono inutilmente noi e i ragazzi, con una violenza spesso ben oltre il limite della convivenza civile». (a.setti)

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