Modena, due insegnanti contro la scelta delle Mattarella: «Studiare sui tablet ostacola le capacità di apprendimento»
Il parere contrario motivato sostenendo che «l’innovazione sarebbe tornare ad allenare la scrittura»
MODENA. Non ha convinto tutti la rivoluzione digitale della suola Mattarella di Modena. L’introduzione del tablet in sostituzione di alcuni libri cartacei, annunciata dalla Gazzetta nei giorni scorsi, ha suscitato molte reazioni tra gli insegnanti. Non tutti sono convinti dell’utilità dell’innovazione. Alcuni vi vedono dei seri rischi rilanciati peraltro dal libro “Demenza digitale”, del neuroscienziato tedesco Manfred Spitzer. Stefano Longagnani, ingegnere, è docente di matematica e fisica al Corni Liceo e Tecnico. Assieme alla moglie Daniela Righi, pedagogista e insegnante alla scuola primaria e nel carcere di Sant'Anna, entrambi studiosi dei problemi educativi, hanno espresso le proprie perplessità. Dicono che da alcuni anni il termine “digitale” ha conquistato il Ministero dell’Istruzione.
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Non si può restare indietro.
«Per non restare indietro e per l'innovazione didattica, viene spiegato. E tutto sembra parecchio sensato. Anche perché è oggettivo che la penetrazione delle tecnologie digitali nella scuola italiana non è avanzata come è invece accaduto in altri paesi».
E allora?
«Senza voler demonizzare le tecnologie digitali, che fanno ormai parte del nostro mondo e che in molti casi hanno apportato rilevanti benefici in termini di qualità della vita, sarebbe per una volta importante guardare all'esperienza degli altri paesi, e valutare l’uso delle tecnologie digitali nella didattica alla luce degli ormai numerosi studi svolti. Scopriremmo, con una certa sorpresa che il mondo accademico è unanime nel rilevare che alla domanda se esista un rapporto positivo tra tecnologie e apprendimento la risposta è negativa».
Celebre, su queste tesi, il volume apocalittico di Manfred Spitzer.
«Il neuroscienziato autore di “Demenza digitale” scrive che ‘gli studi a disposizione ci inducono a pensare che portatili e lavagne interattive nelle scuole ostacolino il processo di apprendimento e danneggino gli alunni. Sia i risultati, sia il meccanismo d'azione inducono a ritenere che computer e Internet non siano indicati per le scuole’».
Ammetterà che non si possono imbrigliare le innovazioni, specie a scuola.
«La vera innovazione sarebbe ricominciare ad utilizzare le metodologie che la ricerca recente ha dimostrato essere efficaci, e che al contrario negli ultimi decenni sono state progressivamente abbandonate. Metodologie che ora purtroppo non sono più di moda. Si tratta dell'allenamento all'uso della mano: le abilità matematiche sono correlate con le abilità della motricità fine. Si tratta dell'allenamento alla scrittura a mano: è correlata con le capacità di pensiero. Si tratta di inserire l’uso delle tecnologie digitali in modo armonico nello sviluppo cognitivo dei nostri figli in quanto già le utilizzano smodatamente in casa e fuori, tecnologie che non possono imparare ad utilizzare correttamente senza lo sviluppo di abilità e l'acquisizione di conoscenze che le tecnologie digitali, da sole, non possono fornire».
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