Un “Grande Fratello” per spiare i dipendenti
I carabinieri scovano svariate telecamere irregolari all’Abu Sultan di via Radici Nel bazar anche un lavoratore in nero. Attività sospesa e multa di 5mila euro
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Ancora una volta un esercizio commerciale di Sassuolo si ritrova nei guai per violazioni delle norme sul lavoro. Stavolta è toccato ad un bazar etnico finire nella morsa dei carabinieri, l’Abu Sultan Group srl di via Radici in Piano 399. Si tratta di un magazzino all’ingrosso di prodotti alimentari.
A seguito dei controlli effettuati dai carabinieri della Compagnia di Sassuolo, supportati da quelli del Nil (Nucleo investigativo lavoro) e del Nas (Nucleo antisofisticazioni e Sanità) di Parma è finito nei guai un cittadino marocchino nato nel 1970 e residente in città. È, lui, infatti l’amministratore e responsabile del bazar etnico all’ingrosso, all’interno del quale i militari hanno riscontrato le due gravi irregolarità che ne hanno decretato la sospensione immediata.
Innanzitutto un vero e proprio “Grande Fratello” digitale assolutamente fuorilegge e in più un lavoratore dipendente completamente in nero.
Nel bazar, infatti, i carabinieri hanno scoperto un gran numero di telecamere utilizzato per controllare i movimenti e il lavoro dei dipendenti. Pratica assolutamente vietata e nemmeno tanto velata, dato che l’impianto di videosorveglianza abusivo era ben visibile anche a occhio nudo. Di solito, quando si mettono in atto questi sistemi di controllo, si cerca perlomeno di occultarli alla vista, all’Abu Sultan, invece, i carabinieri non hanno dovuto nemmeno sforzarsi per trovarli: erano a portata di mano.
Ovviamente i militari hanno proseguito con l’indagine a tappeto sia per quanto concerne la merce venduta nel locale che la posizione dei vari dipendenti. Durante i controlli, è risultato che un dipendente, anch’egli cittadino straniero, fosse completamente in nero.
Questi i motivi che hanno fatto scattare immediatamente la sospensione dell’attività, che ha dovuto temporaneamente chiudere i battenti in attesa che venga ripristinata la legalità.
Oltre alla denuncia alla Procura della Repubblica dell’amministratore (M.M. le iniziali), ci sono state anche sanzioni e ammende, per un totale di 5mila e 387 euro.
Una situazione non nuova per quanto concerne i locali pubblici di Sassuolo, dato che dall’inizio dell’anno ci sono stati già diversi casi simili, in particolare nei bar.
I controlli dei carabinieri nel Distretto ceramico sono proseguiti anche in quel di Fiorano, dove i militari della locale stazione hanno pizzicato un 35enne, anch’egli cittadino marocchino, che si trovava in Italia nonostante su di lui pendesse un’espulsione comminata dal Tribunale di Varese. (gib)
A seguito dei controlli effettuati dai carabinieri della Compagnia di Sassuolo, supportati da quelli del Nil (Nucleo investigativo lavoro) e del Nas (Nucleo antisofisticazioni e Sanità) di Parma è finito nei guai un cittadino marocchino nato nel 1970 e residente in città. È, lui, infatti l’amministratore e responsabile del bazar etnico all’ingrosso, all’interno del quale i militari hanno riscontrato le due gravi irregolarità che ne hanno decretato la sospensione immediata.
Innanzitutto un vero e proprio “Grande Fratello” digitale assolutamente fuorilegge e in più un lavoratore dipendente completamente in nero.
Nel bazar, infatti, i carabinieri hanno scoperto un gran numero di telecamere utilizzato per controllare i movimenti e il lavoro dei dipendenti. Pratica assolutamente vietata e nemmeno tanto velata, dato che l’impianto di videosorveglianza abusivo era ben visibile anche a occhio nudo. Di solito, quando si mettono in atto questi sistemi di controllo, si cerca perlomeno di occultarli alla vista, all’Abu Sultan, invece, i carabinieri non hanno dovuto nemmeno sforzarsi per trovarli: erano a portata di mano.
Ovviamente i militari hanno proseguito con l’indagine a tappeto sia per quanto concerne la merce venduta nel locale che la posizione dei vari dipendenti. Durante i controlli, è risultato che un dipendente, anch’egli cittadino straniero, fosse completamente in nero.
Questi i motivi che hanno fatto scattare immediatamente la sospensione dell’attività, che ha dovuto temporaneamente chiudere i battenti in attesa che venga ripristinata la legalità.
Oltre alla denuncia alla Procura della Repubblica dell’amministratore (M.M. le iniziali), ci sono state anche sanzioni e ammende, per un totale di 5mila e 387 euro.
Una situazione non nuova per quanto concerne i locali pubblici di Sassuolo, dato che dall’inizio dell’anno ci sono stati già diversi casi simili, in particolare nei bar.
I controlli dei carabinieri nel Distretto ceramico sono proseguiti anche in quel di Fiorano, dove i militari della locale stazione hanno pizzicato un 35enne, anch’egli cittadino marocchino, che si trovava in Italia nonostante su di lui pendesse un’espulsione comminata dal Tribunale di Varese. (gib)
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