«Codice appalti inefficace, pmi edili in crisi»
L’allarme è lanciato da Lapam Confartigianato: «Principi validi ma di fatto piccole aziende escluse»
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Lapam Confartigianato Edilizia lancia un nuovo allarme sulla situazione delle micro, piccole e medie imprese di settore del territorio e sottolinea l’inefficacia del nuovo Codice degli Appalti, che non sarebbe di fatto in grado di garantire alle micro e piccole imprese l’accessibilità alle gare.
«Che il nuovo Codice degli Appalti non abbia centrato alcuni degli obiettivi originari come agevolare l’accesso delle piccole imprese locali agli appalti pubblici - dice Lapam Confartigianato Edilizia - è cosa ormai risaputa e constatata da tutti, stazioni appaltanti comprese. I principi in esso contenuti come economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e rotazione, paiono ancora sulla carta, nonostante la promulgazione di linee guida e decreti correttivi. Avevamo creduto che ci sarebbe stata l'effettiva possibilità per le micro, piccole e medie imprese di partecipare alle gare. Avevamo creduto che le linee guida riguardanti le procedure sotto soglia, dove si dava spazio alle stazioni appaltanti di esercitare un minimo di autonomia e discrezionalità, avrebbero funzionato. Le segnalazioni che ci arrivano dalle imprese purtroppo ci dicono il contrario».
«Dobbiamo constatare - aggiunge l’associazione - che imprese capaci tecnicamente, sane economicamente e serie nell'affrontare il mercato, cessano l’attività a causa di sistemi di gara in cui la procedura del sorteggio è il metodo principale per selezionare le imprese da invitare alla gara. In pratica il requisito principale o almeno il primo da dimostrare è la fortuna. Lapam Confartigianato Edilizia ha raccolto alcuni esempi concreti. Una stazione appaltante, per alcune gare con procedura negoziata, di manutenzione e di importo inferiore a 100mila euro, ha ricevuto oltre 2.000 manifestazioni di interesse da tutto il territorio nazionale. Si procede al sorteggio e il 70% delle imprese sorteggiate è risultato provenire da fuori regione, tra quelle restanti solo il 10% è composto da imprese con sede nella provincia di esecuzione dei lavori. Altro caso: gara al di sotto di 1 milione di euro. Sono arrivare un centinaio di manifestazioni di interesse e le imprese sorteggiate sono state 29. Di queste soltanto 3 sono della provincia ove si debbono eseguire i lavori, e altre 2 aventi sede in regione. Il resto da fuori. Risultato: vince una ditta con sede a centinaia di km di distanza dal luogo dei lavori. Rilanciamo la nostra proposta – dice Lapam Edilizia – già promossa a livello nazionale, di riservare una quota di lavori alle micro e piccole imprese o stabilire una soglia (almeno 150/300mila euro) al di sotto della quale viene data l’esclusiva di partecipazione alle micro e piccole imprese che dal territorio non sono in grado di spostarsi, sia per motivi economici che organizzativi. Sappiamo che altri paesi europei stanno ragionando in questo senso».
«Che il nuovo Codice degli Appalti non abbia centrato alcuni degli obiettivi originari come agevolare l’accesso delle piccole imprese locali agli appalti pubblici - dice Lapam Confartigianato Edilizia - è cosa ormai risaputa e constatata da tutti, stazioni appaltanti comprese. I principi in esso contenuti come economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità e rotazione, paiono ancora sulla carta, nonostante la promulgazione di linee guida e decreti correttivi. Avevamo creduto che ci sarebbe stata l'effettiva possibilità per le micro, piccole e medie imprese di partecipare alle gare. Avevamo creduto che le linee guida riguardanti le procedure sotto soglia, dove si dava spazio alle stazioni appaltanti di esercitare un minimo di autonomia e discrezionalità, avrebbero funzionato. Le segnalazioni che ci arrivano dalle imprese purtroppo ci dicono il contrario».
«Dobbiamo constatare - aggiunge l’associazione - che imprese capaci tecnicamente, sane economicamente e serie nell'affrontare il mercato, cessano l’attività a causa di sistemi di gara in cui la procedura del sorteggio è il metodo principale per selezionare le imprese da invitare alla gara. In pratica il requisito principale o almeno il primo da dimostrare è la fortuna. Lapam Confartigianato Edilizia ha raccolto alcuni esempi concreti. Una stazione appaltante, per alcune gare con procedura negoziata, di manutenzione e di importo inferiore a 100mila euro, ha ricevuto oltre 2.000 manifestazioni di interesse da tutto il territorio nazionale. Si procede al sorteggio e il 70% delle imprese sorteggiate è risultato provenire da fuori regione, tra quelle restanti solo il 10% è composto da imprese con sede nella provincia di esecuzione dei lavori. Altro caso: gara al di sotto di 1 milione di euro. Sono arrivare un centinaio di manifestazioni di interesse e le imprese sorteggiate sono state 29. Di queste soltanto 3 sono della provincia ove si debbono eseguire i lavori, e altre 2 aventi sede in regione. Il resto da fuori. Risultato: vince una ditta con sede a centinaia di km di distanza dal luogo dei lavori. Rilanciamo la nostra proposta – dice Lapam Edilizia – già promossa a livello nazionale, di riservare una quota di lavori alle micro e piccole imprese o stabilire una soglia (almeno 150/300mila euro) al di sotto della quale viene data l’esclusiva di partecipazione alle micro e piccole imprese che dal territorio non sono in grado di spostarsi, sia per motivi economici che organizzativi. Sappiamo che altri paesi europei stanno ragionando in questo senso».
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